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Solo la caduta di Putin può mettere fine all’escalation di guerra

Zelensky Putin
Dal golpe dei militari alla rivolta di piazza: ecco gli scenari possibili e più verosimili che possono portare al cambio di regime
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Riusciremo ad evitare una guerra tra Nato e Russia? E questo sarebbe facilitato da un eventuale cambio di regime a Mosca?

Certo è che se anche Papa Francesco durante l’Angelus parla esplicitamente di una minaccia di guerra nucleare, invitando per questo Putin e Zelensky a fermare l’escalation in corso, questa circostanza dovrebbe farci preoccupare, come avverrebbe d’altronde guardando i tg di altri paesi (molto meno ottimistici dei nostri), cosa che la stragrande parte degli italiani (in un certo senso, per fortuna) non fa.

Come si potrà fare quindi nei prossimi tempi? Va subito detto che l’Italia può far poco, se non nulla, visto che, volente o nolente, è integrata in due organizzazioni internazionali (e sovranazionali), ovvero la Nato e l’Ue, da cui dipendiamo totalmente, sia per la sicurezza, sia per il benessere economico (che, è il caso di ricordarlo, non ci sarebbe, se i titoli di Stato italiani fossero quotati senza la rete di protezione che finora la Bce ha assicurato).

Al netto di questa ammissione, è anche vero che nell’ultimo discorso di Putin, tenutosi il 30 settembre, in occasione dell’annessione delle 4 regioni ucraine, l’Italia è stata esplicitamente citata, insieme a Francia e Spagna, come paesi con una grande storia, e un approccio potenzialmente meno obbediente agli Usa, che insieme alla Gran Bretagna, rappresenta invece il nemico numero uno per l’inquilino del Cremlino.

Se questa circostanza ci può lievissimamente far ritenere di non essere in cima alla lista degli obiettivi di Mosca, va anche detto che quasi tutti gli italiani aspirano ad una pace globale, e che quindi sperano che intervenga qualche fatto che possa modificare la situazione in corso.

E quale fatto darebbe più spazio alle speranza se non una caduta di Putin?Premesso che chi scrive ha una buona conoscenza della Russia, per esserci stato tante volte, ed averci pure lavorato, anche grazie alla conoscenza (limitata) della lingua locale, e al fatto che ha diversi parenti e amici da quelle parti, è giusto dire subito che si hanno pochi motivi per ritenere, allo stato attuale delle cose, possibile questa fonte di speranza (ossia la fine del regime putiniano).

Non va infatti dimenticato che in Russia vi sono un milione di poliziotti, che, salvo qualche importante (ma percentualmente limitata) eccezione, sono persone prive di ogni sensibilità sul piano dei diritti civili, assolutamente inclini alla corruzione (e sfido qualunque russo a negarlo), portati spesso alla violenza (anche nelle recenti immagini di arresti si è visto un poliziotto dare un calcio alla testa di un giovane buttato per terra, ma questo è solo un esempio, e non cito immagini che circolano tra i russi su violenze di gran lunga peggiori), e che trovano normale fare come gli pare, e che quindi hanno tutto l’interesse a mantenere lo status quo, tanto più che i loro salari sono ampiamente superiori alla media degli stipendi dei loro concittadini (che poi integrano con i soldi presi ai cittadini, come sta succedendo in questi giorni ai russi che attraversano le frontiere terresti per scappare, e che vengono privati di parecchi soldi, altrimenti non passano).

Se a questo si aggiunge che tutti i vertici dello Stato russo, compresi la maggioranza degli oligarchi, sono legati a Putin da un doppio filo, essendo mutamente dipendenti, e corresponsabili delle azioni del presidente della Federazione russa, tanto che se ci fosse un processo internazionale, sarebbero molti di essi incriminati al pari di Putin, e che in Russia manca completamente ogni leader di opposizione (essendo stati fisicamente eliminati, oppure imprigionati, come Navalny), diventa difficile immaginare, senza fatti traumatici, un cambiamento di regime, come effettivamente accadde con Gorbaciov (presidente dell’Urss), che fu arrestato nell’estate del 1991 nella sua dacia in Crimea, per essere esautorato dai vertici militari dell’Urss, circostanza che diede poi l’avvio alla disgregazione dell’Unione Sovietica.

La domanda a questo punto viene spontanea: quale tipo di fatto traumatico dovrebbe avvenire? Non è facile dirlo con precisione, ma i seguenti eventi potrebbero effettivamente mettere a rischio il controllo che Putin ha sulla Russia: 1) una sconfitta militare in Ucraina, con perdita di parte dei territori controllati dalle forze armate russe; 2) il ricorso alle armi nucleari, che sarebbe la conseguenza della situazione indicata al punto precedente; è evidente che un tale evento determinerebbe con tutta probabilità una risposta militare americana sulle infrastrutture militari russe (anche perché questo è stato già detto dai vertici statunitensi, e comunicato ai russi, e non è un caso che gli Usa hanno chiesto ai cittadini americani di lasciare la Russia); in questo caso tra un eventuale processo e una probabile distruzione del proprio paese ad opera degli americani (sicuramente superiori anche sul piano dell’arsenale atomico), alcuni dirigenti russi (forse lo stesso primo ministro russo, Mishustin, che finora si è tenuto dietro le quinte, e quindi è meno compromesso) potrebbe attivare un processo di destituzione di Putin; 3) una ribellione militare, che potrebbe prendere origine da truppe “mobilizzate” (ossia cittadini contrari alla guerra), guidate da qualche generale russo, che è pronto a giocarsi la vita, pur di entrare nei libri di storia (e magari ottenere un cospicuo finanziamento da parte degli Usa); 4) una coalizione di alcuni oligarchi, che hanno le risorse e i mezzi per togliere di mezzo Putin, che, per quanto giri con giacchetti antiproiettili, e guardie del corpo, non sembra totalmente invulnerabile, neppure quando si trova nei suoi bunker (di cui condivide la passione con Hitler), in quanto ha comunque delle persone intorno a sé.

Quanto siano probabili queste ipotesi è difficile dirlo, ma a giudizio di chi scrive arrivano al massimo all’ 1%, salvo quella indicata al punto 2, che presenta maggiori probabilità. Se l’escalation porterà ad un allargamento del conflitto lo sapremo entro 3- 4 mesi, al più tardi.

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