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Governo Meloni, la voglia di tecnici con un occhio al pallottoliere e uno alle competenze

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Il futuro premier alla ricerca di ministri esterni. Sia per non di sottrarre forze parlamentari, soprattutto al Senato dove la maggioranza è esigua, che per rassicurare l’Ue
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Tra gli alti ufficiali di Fratelli d’Italia qualcuno conferma, qualcuno smentisce, qualcuno smorza: ma che il nodo dei ministri tecnici ci sia e sia diventato un motivo del contendere tra il partito più forte e gli alleati è un fatto. L’insistenza della futura premier sui tecnici però pone quesiti che vanno oltre il gossip sulle zuffe con i soci. Perché Fratelli d’Italia sia quanto meno molto tentata dallo scommettere su una squadra a forte componente tecnica infatti non è chiaro e non era neppure prevedibile date le precedenti posizioni di quel partito.

Bisogna partire da un assunto: mai come in questo momento le priorità del partito maggiore e quelle degli alleati divergono. Per Forza Italia e Lega, oggi, l’urgenza è piazzare più ministri e sottosegretari, accaparrarsi posizioni con forte rendita sia sul piano del potere di condizionare il governo che su quello della propaganda. Giorgia Meloni non può ragionare così. Nell’esperienza che sta per cominciare si gioca letteralmente tutto. Dunque la priorità per lei è mettere in campo un governo che funzioni.

Il problema che sbandierano i Fratelli, quello di una vittoria più esigua in Parlamento di quanto non appaia, è reale. Al Senato, tenendo conto delle assenze fisiologiche e di quelle a tempo pieno di alcuni senatori, lo scarto nelle commissioni è minimo: non garantisce affatto una navigazione tranquilla. La decisione di non spopolare i banchi del Senato promuovendo ministri o sottosegretari troppi senatore è giustificata e sensata.

Probabilmente però c’è anche qualcosa di più. Proprio perché sa che dal successo o dall’insuccesso del prossimo governo dipende il suo intero futuro politico e proprio perché si rende conto che le minacce più pericolose non arriveranno dall’interno, dalle beghe di maggioranza, ma dall’esterno, cioè dalla realtà, da una crisi che farebbe tremare le vene ai polsi anche a politici con esperienze di governo ben maggiori delle sue, Giorgia Meloni pensa che in questa fase una massiccia presenza di tecnici nelle postazioni chiave sia necessaria per fronteggiare la tempesta senza naufragare.

La leader di Fratelli d’Italia è realista e pragmatica. Sa che il livello della classe politica in Italia, a destra come a sinistra, è quello che è e dunque del tutto inadeguato a gestire fasi così difficili. Sa anche che nessuno rassicura l’Europa più di ministri competenti scelti con oculatezza, di area in dicasteri come quello della Sanità per il quale è in corsa Guido Rasi ma scelti col metro della credibilità internazionale e sulla capacità di mettere a frutto relazioni nel mondo che conta in ministeri come l’Economia. È possibile che la leader tricolore abbia anche intenzione di piegare in direzione opposta dal vecchio M5S la spinta antipolitica che nella società italiana è ancora fortissima: cavalcando non la retorica desueta dell’ “uno vale uno” ma quella opposta e invece in gran voga delle competenze.

È un fatto che una propensione del genere rafforza la sensazione di una oggettiva continuità fra Draghi e la sua quasi unica oppositrice. La futura premier assicura che «non c’è nessun inciucio» e infatti non di questo si tratta. Draghi ha tutto l’interesse a guidare e indirizzare nella direzione da lui tracciata il prossimo governo. Giorgia Meloni ha interesse uguale nel disporre della copertura di una figura di indiscusso prestigio come il premier uscente. Dicono che il premier ancora in carica abbia in effetti parlato con i colleghi europei per rassicurarli ed non è escluso che si spenda anche per convincere Fabio Panetta ad accettare il ministero dell’Economia, anche se la missione è quasi impossibile.

Non bisogna però pensare che Giorgia Meloni sia diventata a tutti gli effetti draghiana o che voglia fare del suo governo un esecutivo tecnico o semitecnico travestito. Al contrario, nella tradizione della destra radicale italiana da un secolo in qua, punta sull’efficienza tecnica del suo esecutivo anche per sostenere e imporre i valori in cui crede e che di tecnico non hanno nulla. Nel prossimo governo potranno anche esserci quattro o cinque ministri tecnici in postazioni importanti ma il governo di Giorgia Meloni, di Fratelli d’Italia e della destra resterà assolutamente politico.

 

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