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I calabresi non votano, ecco perché vince la mafia

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Astensione oltre il 50 per cento e in zone controllato dalla criminalità si arriva all’80 per cento
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Negli ultimi decenni la nostra trincea democratica ed antifascista è stata questa- e giornali come Il Dubbio hanno avuto un grande ruolo- ma, sinceramente, ci sembra una magra consolazione. In Calabria la percentuale dei voti espressi è stata meno della metà.

Nella Locride intorno al 40%, mentre nei comuni in cui maggiore sarebbe la presenza della ndrangheta scende ancora. Per esempio a San Luca l’affluenza è stata del 20% mentre ad Africo è al 31 come a Platì , considerate le schede bianche e nulle la media dei voti espressi nei tre Comuni si attesta intorno al 25 %. Gli “studiosi” e gli “esperti” del fenomeno dicono che la mafia ad ogni elezione sceglie il cavallo vincente per poi condizionarlo. In questo caso, il cavallo ha messo le ali ed è volato via.

Se invece la cupola avesse deciso per il “non voto” dovremmo ammettere che la “resistenza” appartiene al centrodestra e soprattutto a Forza Italia che è stato il partito votato in una percentuale più alta che nel resto d’Italia. Non è così! Anzi chi conosce la realtà calabrese sa che la maggioranza degli elettori che ha votato è stata stimolata dal robusto apparato burocratico- clientelare che in una regione economicamente, politicamente e socialmente depressa come la Calabria gioca un ruolo centrale.

Senza una tale “spinta gentile” la percentuale sarebbe scesa ancora e non di poco. Tali dati ci dicono chiaramente che i partiti in genere non hanno più la capacità di rappresentanza; che la Sinistra calabrese, che pur ha avuto una sua storia ed una sua anima, è diventata l’ombra di sé stessa e ha perso il contatto con il suo stesso mondo. Infine – ed è la cosa più grave – lo Stato vede restringersi la base sociale su cui poggia, perdendo progressivamente la propria legittimità.

Tutto ciò succede al Sud ma riguarda l’Italia intera perché in questo caso il Meridione fa da apripista: più la crisi morde e più la società si disgrega, più le elezioni diventano un surrogato della democrazia. In Calabria è in atto un preoccupante processo estraneazione dei cittadini rispetto allo Stato. Per fare un piccolo esempio, il dato di San Luca dove solo un cittadino su cinque ha espresso il voto, non è riconducibile ad un capriccio dei cittadini o ad un comando mafioso e meno ancora all’assenza dello Stato. Lo Stato è stato molto “presente” a San Luca e in Calabria ma in maniera assolutamente sbagliata dal momento che ha abdicato al suo ruolo di tutela dei diritti costituzionali dei cittadini, per trasformarsi in odioso Stato di polizia.

Tale metamorfosi ha consentito alle cellule maligne della ndrangheta di aggredire i partiti e le Istituzioni che sono stati contaminati sino al midollo dalla mentalità mafiosa che non vuol dire bruciare santini o giurare fedeltà in nome di San Michele Arcangelo ma operare con arbitrio, in spregio alle regole democratiche e con disprezzo verso i Principi costituzionali e le leggi che ne derivano. Ed è quello che succede negli uffici centrali e periferici dello Stato, nelle ASL e in non poche procure della Repubblica.

In questo contesto, gli elettori, soprattutto nel Sud, sono stati chiamati a votare in una notte in cui “tutte le vacche sono nere”, molti per non rischiare di “camminare” nel buio hanno disertato le urne mentre la stragrande maggioranza dei votanti hanno dato un voto disperato e rassegnato. In ciò sta la crisiche potrebbe rivelarsi mortale- della Sinistra, e questo spiega l’affermarsi del centrodestra e soprattutto ci dice molto sul perché oltre la metà dei cittadini calabresi non ha espresso il voto. Il pericolo d’un “rigurgito fascista” più che nell’improbabile sventolar di gagliardetti sta nella possibile accelerazione di misure già approvate negli ultimi anni da governi di varie coloriture politiche e non saranno i manipoli a sciogliere i consigli comunali perché già bastano ed avanzano le commissioni di accesso.

Non ci sarà alcun bisogno dei “tribunali speciali” perché già molte procure si comportano come tali e tutto ciò si coniuga col disimpegno dei cittadini e con l’arbitrio con cui hanno agito ed agiscono molte Istituzioni dello Stato. La “vigilanza democratica” non può essere un tripudio di bandiere rosse da sventolare in qualche manifestazione, e non può limitarsi alla celebrazione del “25 Aprile” ma sarà efficace solo quando un popolo si farà sentire perché una sola persona è stata arbitrariamente privata della libertà, un solo detenuto verrà torturato e quando, nell’indifferenza generale, 65 detenuti si tolgono la vita, quando migliaia carabinieri vengono distolti dai loro compiti per mettere su “retate” fantasiose.

Finché i partiti continueranno a sequestrare la “politica” ed a parlare d’altro, finché la guerra e i respingimenti indureranno i cuori e fintanto che l’unica attività dei rappresentanti delle Istituzioni elettive sarà quella di stimolare robuste clientele per fini elettorali. Negli ultimi decenni la nostra trincea democratica ed antifascista è stata questa- e giornali come Il Dubbio hanno avuto un grande ruolo- ma, sinceramente, ci sembra una magra consolazione.

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