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La Russia si rifiuta di mandare un bimbo in Italia, la Cedu la condanna

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I giudici hanno criticato la giustizia di Mosca accusata di aver mal interpretato la Convenzione dell'Aia data 1980
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Russia condannata dalla Cedu (Corte europea dei diritti umani) per essersi rifiutata di rinviare in Italia il figlio, sottratto dalla madre bielorussa, al padre, Stefano Campanelli, che risiede a San Teodoro in Sardegna. I giudici, inoltre, hanno condannato Mosca a versare al padre del bimbo la cifra di 12.500 mila euro per danni morali e quasi 2 mila per le spese legali.

La storia nasce nel febbraio del 2018, quando la compagna con cui Campanelli aveva una relazione extraconiugale, lascia l’Italia con il figlio, nato dalla loro unione nel settembre 2014 ed avente la doppia nazionalità italiana e bielorussa, per andare in Russia, dichiarando che non sarebbe più tornata nel nostro Paese.

Già nel 2016 il tribunale di Nuoro aveva deciso che i genitori dovevano avere l’affido congiunto e che il padre doveva pagare gli alimenti. Due anni dopo Stefano Campanelli avvia la sua battaglia davanti al tribunale distrettuale di Dzerzhinskiy a San Pietroburgo per far ottenere il ritorno di suo figlio in Italia. Succede che nel febbraio del 2019, il tribunale russo accoglie la richiesta dell’uomo e dispone il ritorno del minore nel luogo della sua residenza abituale in Italia. Ma la madre e il procuratore fanno appello contro questa decisione e vincono.

Nella sentenza pronunciata dalla Cedu, i giudici hanno criticato le ragioni per cui la giustizia russa ha deciso di non rinviare il bimbo in Italia basandosi su un’erronea interpretazione della Convenzione dell’Aia del 1980 – che contiene le regole che uno Stato deve seguire in caso di sottrazione internazionale di minore che ha la residenza abituale in un altro Stato. Questa interpretazione e la mancata valutazione di alcuni elementi fondamentali, ha detto la Cedu, hanno violato il diritto alla vita familiare di Stefano Campanelli.

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