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Palamara ora spera: così la Consulta può cancellare la notte dell’Hotel Champagne

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La decisione della Corte costituzionale sul trojan che ha ascoltato Ferri potrebbe ribaltare le decisioni del Csm sui cinque togati sospesi
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I cinque ex togati del Consiglio superiore della magistratura sospesi dal servizio a seguito dell’incontro presso l’hotel Champagne con Cosimo Ferri, Luca Lotti e Luca Palamara tornano a sperare.

Con una ordinanza “interlocutoria”, le Sezioni Unite civili della Cassazione hanno rinviato questa settimana la decisione sul ricorso contro il provvedimento disciplinare emesso nei loro confronti a dicembre del 2021. Prima di ogni decisione, scrive il collegio presieduto da Guido Raimondi, ex numero uno della Cedu, bisognerà attendere che la Consulta si pronunci sul conflitto di attribuzione sollevato dalla stessa sezione disciplinare del Csm contro la delibera con cui la Camera, lo scorso gennaio, aveva negato l’autorizzazione ad utilizzare le intercettazioni effettuate con il trojan inserito nel cellulare di Palamara nel procedimento riguardante Ferri, magistrato e parlamentare uscente di Italia viva. Quest’ultimo, in particolare, era stato ritenuto responsabile dalla Procura generale della Cassazione, allora diretta da Giovanni Salvi, di aver tenuto un comportamento “gravemente scorretto” nei confronti dei colleghi che concorrevano per il posto di procuratore di Roma e dei consiglieri di Palazzo dei Marescialli al fine di “condizionare le funzioni attribuite dalla Costituzione all’organo di governo autonomo della magistratura”. Come fonti di prova per le incolpazioni il pg della Cassazione aveva prodotto gli ascolti effettuati con il trojan e ritenuti “casuali” da Palazzo dei Marescialli.

Tutto iniziò a marzo del 2019 quando la Procura di Perugia decise di intercettare Palamara in quanto accusato di corruzione per fatti commessi diversi anni prima, dal 2014 al 2016. Una circostanza questa che successivamente sollevò molte perplessità, anche perché gli inquirenti avevano intercettato ad anni di distanza solo il telefono dell’ex presidente dell’Anm e non quelli dei suoi presunti corruttori. Durante questi ascolti il nome di Ferri, più volte pedinato, era comparso oltre 350 volte e nei brogliacci tutte le sue conversazioni con Palamara erano classificate come “importati” ed erano state trascritte. Ma non solo: gli ascolti erano utilizzati per giustificare, in un’indagine nata per corruzione, la proroga delle intercettazioni, in quanto, come scrissero in una di queste richieste, i rapporti fra loro “non sono limitati alla mera appartenenza ad associazioni di magistrati bensì ad altri contesti connotati da elementi di opacità”.

La “pistola fumante” sulla non casualità degli ascolti, per l’avvocato romano Luigi Panella che ha assistito Ferri nel procedimento, sarebbe stata una conversazione fra Palamara e l’allora togato del Csm Luigi Spina la sera del 7 maggio 2019 nella quale i due magistrati avevano preso appuntamento per vedersi il giorno successivo con “Cosimo”. Quella conversazione venne ascoltata dai marescialli del Gico alle ore 18.42 dell’8 maggio, quindi 5 ore e 25 minuti prima dell’incontro all’hotel Champagne in cui si discusse della nomina del nuovo procuratore di Roma. La conversazione fu classificata sul brogliaccio “molto importante” dai finanzieri i quali, in violazione delle guarentigie del parlamentare di cui all’articolo 68 della Costituzione, avevano così tenuto acceso il trojan inserito nel cellulare di Palamara quando quest’ultimo qualche ora più tardi si incontrava con Ferri.

La pm titolare del fascicolo, Gemma Miliani, pare fosse a conoscenza del fatto che Ferri fosse entrato prepotentemente nell’indagine. L’8 maggio del 2019, prima dell’incontro presso l’hotel Champagne, aveva redatto una nota in sottolineava che “erano emersi molteplici contatti tra l’indagato e Ferri”, evidenziando di essere stata testimone di nozze al matrimonio fra Federica Mariucci, anch’ella magistrato, e lo stesso Ferri nel 2005. Il procuratore di Perugia Luigi De Ficchy, l’indomani, aveva risposto che “non emerge alcun elemento che renda necessaria o opportuna l’astensione” della magistrata. Il successivo 10 maggio la pm aveva quindi inviato una nota al Gico ordinandogli di spegnere il trojan in presenza di parlamentari. Ma ormai l’incontro allo Champagne era stato registrato ed ascoltato. Come saranno ascoltati e registrati altri incontri fra Ferri e Palamara il 16, 21 e 28 maggio 2019.

Se la Consulta dovesse confermare la non casualità di tali registrazioni, e alla luce degli elementi fino ad oggi acquisiti pare improbabile una decisione diversa sul punto, a differenza di quanto sempre affermato dalla disciplinare del Csm, la sospensione per Spina, Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli, Antonio Lepre e Gianluigi Morlini, verrebbe immediatamente annullata. A quel punto Palamara sarebbe pienamente legittimato, a sua volta, a chiedere la revisione del provvedimento di radiazione ed il suo reintegro in magistratura. Alla Procura di Roma.

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