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Un nuovo giallo nel caso Omerovic: che fine hanno fatto i vestiti di Hasib?

L’ospedale ha restituito alla famiglia indumenti diversi da quelli indossati dall’uomo il giorno in cui è precipitato dalla finestra dopo una perquisizione
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Alla già tanto nebulosa vicenda sul caso di Hasib Omerovic, il 37enne di origini rom precipitato in circostanze ancora da chiarire il 25 luglio scorso dalla sua abitazione nel quartiere di Primavalle a Roma nel corso di una perquisizione delle forze dell’ordine, si aggiungono altri punti oscuri.

Sono stati resi noti oggi durante una conferenza stampa convocata alla Camera dei Deputati dall’onorevole di +Europa Riccardo Magi, appena rieletto a Montecitorio. Presenti con lui, come per la prima conferenza che si è tenuta lo scorso 12 settembre, Fatima Sejdovic, la madre della vittima, Carlo Stasolla, portavoce di Associazione 21 luglio, e gli avvocati della famiglia, Susanna Zorzi e Arturo Salerni.

Prima domanda: che fine hanno fatto i vestiti di Hasib? L’ospedale Gemelli, due giorni dopo il volo di 9 metri di Hasib dalla finestra di casa sua, ha restituito alla famiglia in una busta bianca indumenti e scarpe diversi da quelli indossati dall’uomo il giorno della “caduta”, ha spiegato l’avvocato Arturo Salerni. Hasib indossava un pantalone nero arrotolato alle ginocchia, mentre alla madre è stato riconsegnato un pantalone corto marrone. I vestiti restituiti non sono comunque di Hasib: c’è stato uno scambio involontario da parte del personale dell’ospedale? Anche se fosse, è comunque strano – hanno sottolineato durante la conferenza – che pure l’altra persona avesse solo pantaloni e scarpe. Seconda domanda: chi ha scattato la foto di Hasib a terra dopo essere precipitato? E che giro ha fatto per arrivare alla famiglia? L’avvocato ha spiegato che è giunta ai parenti dell’uomo da una vicina di casa che però ha detto di non averla scattata. Bisognerà ricostruire la catena di condivisione.

Tutti questi elementi sono stati fatti presenti agli investigatori, insieme ad un altro elemento: «Abbiamo consegnato un video – ha detto il legale – girato il 26 luglio dalla famiglia che il giorno dopo è andata al commissariato di Primavalle e si vedono due poliziotti che dicono di essere intervenuti il giorno prima in casa di Hasib». Quanto detto ai genitori del ragazzo corrisponderà alle testimonianze rese agli inquirenti successivamente? Sempre il legale ha ricordato che «il fascicolo non è più contro ignoti. Ci sono degli indagati per tentato omicidio, non so quanti. Il padre, la madre e la sorella di Hasib sono stati sentiti nei giorni scorsi. Hanno parlato per diverse ore e approfondito diversi aspetti. Da parte nostra c’è apprezzamento per come sta lavorando la Procura».

Gli avvocati hanno costruito e mostrato ai giornalisti una mappa della casa e dei danni registrati in casa: i segni dei calci sulla porta della stanza di Hasib, il termosifone divelto, il manico di scopa rotto, le lenzuola sporche di sangue. L’immobile poi è stato sequestrato dalla procura. Sul versante politico, Magi ha rilanciato la polemica con il ministro dell’Interno: «Il fatto che dopo 25 giorni Lamorgese non abbia risposto alla interrogazione che ho presentato è una grave mancanza di rispetto istituzionale nei confronti del Parlamento e dei cittadini. Ne presenterò un’altra al nuovo ministro dell’Interno. L’oggetto dell’atto di sindacato ispettivo – ha proseguito il parlamentare – riguarda aspetti amministrativi della vicenda: sono state fatte indagini interne? Sono scattati procedimenti disciplinari? Sappiamo che al commissariato di Primavalle c’è stato un avvicendamento: perché l’opinione pubblica deve saperlo da fonti ufficiose e non dagli organi preposti? Faccio un ulteriore appello alla Lamorgese affinché risponda all’interrogazione. Non si tratterebbe affatto di una interferenza col delicato lavoro che sta svolgendo la magistratura».

Infine il portavoce dell’Associazione 21 Luglio, Carlo Stasolla, ha denunciato la “freddezza” del Comune di Roma nei confronti della vicenda: «L’amministrazione capitolina non ha manifestato nessuna vicinanza alla famiglia né privatamente né pubblicamente. Persino per avere un nuovo alloggio per la famiglia di Hasib abbiamo dovuto fare un presidio a piazza del Campidoglio per fare pressing». «Abbiamo paura ma vogliamo verità e giustizia per Hasib», ha concluso la madre di Hasib, Fatima.

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