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«Alessia Pifferi in carcere piange e pensa a Diana, è sconfortata»

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La difesa ha chiesto al giudice di poter fare entrare un consulente in carcere che possa «in un qualche modo congelare, fotografare, il suo stato mentale»
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Alessia Pifferi accusata di aver lasciato morire di stenti sua figlia Diana di soli 18 mesi, «ha momenti di grandi sconforto, di pianto». Lo ha detto il suo avvocato Solange Marchignoli al termine dell’udienza di oggi davanti al gip Fabrizio Filice. In carcere «è ovattata, isolata – prosegue il legale -, non vede nessuno e non sente nessuno. Poi legge i giornali e vede qualche parola chiave che la mette in difficoltà».

L’avvocato sottolinea che la donna «chiede di Diana» e, «aldilà della prima caccia alle streghe, Alessia Pifferi ha una storia drammatica. Vogliamo fare luce – ha aggiunto – su un qualcosa che evidentemente è accaduto». La difesa infatti ha chiesto al giudice di poter fare entrare un consulente in carcere che possa «in un qualche modo congelare, fotografare, il suo stato mentale. Noi non vogliamo inquinare il ricordo», ha spiegato. «A noi non interessa se sia o non sia capace di intendere e volere, come ha pensato la procura, a noi interessa cosa è successo nella sua testa».

«Parla sempre di sua figlia, chiede sempre della bambina, si rende conto che non l’abbraccerà mai più. Passa da fasi di sconforto e di pianto ad altri in cui non ha nessuna cognizione di quanto accaduto», aggiungono i suoi legali. «È terrorizzata – spiega l’avvocato Marchignoli -, ha paura, vive ovattata in carcere e queste telecamere le fanno paura. A me fa tenerezza, è spaventata da questa attenzione mediatica. Dopo l’iniziale caccia alle streghe bisogna capire che ha una storia drammatica, vogliamo fare luce su quanto accaduto senza inventare storie».

La difesa ha chiesto al giudice si poter fare entrare in carcere degli esperti per quella «una consulenza neuroscientifica. Preferiamo agire con i guanti di velluto e quindi, per non inquinare il suo ricordo, lasciare ai consulenti questo compito, ossia capire cosa comprende. Vogliamo vedere – precisa l’avvocato D’Auria – come questa persona si relaziona rispetto alla realtà che non è per forza la capacità di intendere e di volere».

Una richiesta a cui la procura si è opposta – titolari del fascicolo sono i pm Francesco De Tommasi e Rosaria Stagnaro -, mentre il gip Fabrizio Filice si è riservato di decidere nei prossimi giorni. Intanto, nulla di fatto sul fronte dell’incidente probatorio: serve nominare anche un genetista per procedere all’analisi del contenuto sul biberon, su una bottiglia d’acqua e la boccetta di En (benzodiazepine) trovati accanto alla culla. L’incarico sarà conferito in un’udienza fissata per il prossimo 14 ottobre.

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