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E il centrodestra scopre che sulla giustizia parte da zero: il garantismo di Forza Italia peserà

Siamo proprio sicuri che Meloni potrà ridurre Nordio a un prezioso cameo, “unfit” ad assumere il controllo di via Arenula?
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Nella storia del centrodestra non esiste un paradigma che venga in soccorso, nella notte della vittoria prevista e straniante. Certamente non c’è un modello a portata di mano sulla giustizia. I primi dati proiettano con una certa chiarezza la coalizione verso il governo del Paese, a 14 anni dall’ultimo successo nelle urne, nel 2008, e a 11 anni dalla caduta dell’esecutivo Berlusconi nella tempesta dello spread, anno 2011.

E se tantissimo è cambiato rispetto agli equilibri interni di quell’epoca, forse ancora di più è destinata a trasformarsi l’identità che l’alleanza potrà assumere nel campo della giustizia. Allora tutto ruotava attorno a Silvio Berlusconi, alla grande epopea della persecuzione giudiziaria, del conflitto con l’Anm e con il centrosinistra, e gli ultimi due player sembravano alleati di fatto. Ma quello schema oggi suona preistorico. Ne va creato un altro. Va definito un assetto del centrodestra sui diritti a partire dal dato nuovo: la vittoria debordante di Giorgia Meloni. Si parte dal “siamo garantisti rispetto al processo, ma rigorosi nella certezza della pena”, lo slogan di Fratelli d’Italia. Ma reggerà un modello simile?

I primi commenti, i memo simpatizzanti nei confronti del centrodestra e di FdI, suggeriscono che la divisione dei seggi accentuerà il peso decisivo di Forza Italia. Non è cosa da poco. E si può prevedere che fra le questioni calde, su cui potrà svilupparsi la dialettica nella coalizione del futuro governo, il partito del Cavaliere farà pesare molto la propria storia, la propria identità garantista, rispetto alla matrice così diversa di Fratelli d’Italia, oltre che della Lega. È immaginabile una scelta “dominante” di Meloni sulla giustizia? Sembra rischioso. E anzi forse fin da ora si può dire che sulla capacità di rispettare la minoranza interna, e cioè innanzitutto Forza Italia, la probabile nuova premier si giocherà gran parte della stabilità del proprio governo. E dunque, la giustizia sarà sì un paradigma, ma nel senso che il nuovo equilibrio del centrodestra sulla questione potrà forse essere emblematico rispetto al metodo complessivo. Saper bilanciare forza dei numeri e ragionevolezza, saper dunque coniugare aspettative securitarie dell’immaginario di destra e cultura liberale tipica dei moderati, sarà la vera difficoltà di Meloni. Inventare un modello che non esiste: nella giustizia la sfida è più chiara che altrove. E il tema cosi sottovalutato in campagna elettorale rischia di diventare, se il Cav sarà abbastanza astuto, cartina di tornasole e snodo cruciale per il futuro governo.

E poi un problema, a volerlo definire tale, riguarderà l’uso delle risorse politiche interne. Una su tutte: Carlo Nordio. Il centrodestra può contare su un vero intellettuale del garantismo, uno che ha militato nella magistratura senza mai assecondare l’Anm, un conoscitore profondo dell’intera macchina giudiziaria. Ecco, viste le incertezze di cui sopra, adesso che i risultati del voto “parlano chiaro” e però si profila pure quella strada tutta da disegnare anche sulla giustizia, siamo proprio sicuri che Meloni potrà ridurre Nordio a un prezioso cameo, “unfit” ad assumere il controllo di via Arenula?

Un conto sono le previsioni, il dibattito pre-elettorale. Altro è il peso di un sfida che si presenta assai più nuova di quanto si potesse intuire alla viglia. Perché è vero, un centrodestra esiste dal 1994, da quasi trent’anni. Ma è una truffa delle etichette: un centrodestra come quello appena uscito dalle urne è un inedito assoluto, non si è mai visto. E mettere a posto tutti i tasselli, giustizia compresa, richiederà inventiva, lavoro e una notevole dose di umiltà.

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