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Nubifragio nelle Marche, «una tragedia firmata climate change»

Il climatologo Berro: «In queste settimane il mare intorno all’Italia è di almeno due-tre gradi sopra il normale. È ragionevole affermare che il Mediterraneo così caldo sta fornendo carburante, in termini di vapore ed energia, a fenomeni così intensi»
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Morte e distruzione nelle Marche per i nubifragi delle ultime ore. Il riscaldamento del pianeta e i cambiamenti climatici sono alla base di precipitazioni sempre più violente. «Si tratta – dice al Dubbio Daniele Cat Berro della Società meteorologica italiana – di fenomeni sbalorditivi».

Il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici hanno contribuito a scatenare gli eventi che hanno messo in ginocchio alcune località delle Marche?

Probabilmente, sì. In queste settimane il mare intorno all’Italia è estremamente caldo, con due- tre gradi sopra il normale. È ragionevole affermare, considerato che su questo la comunità scientifica è abbastanza concorde, che il Mediterraneo così caldo sta fornendo carburante, in termini di vapore ed energia, a fenomeni così intensi. Non è, tra l’altro, il primo episodio con questa portata. Ricordiamo la tempesta del 18 agosto scorso tra Corsica, Liguria e Toscana e l’alluvione nel comasco qualche settimana fa.

I fenomeni di cui stiamo parlando hanno una frequenza sempre maggiore. Da cosa dipende?

Gli episodi, messi tutti in fila, stanno assumendo un impatto maggiore sul territorio, alternandosi a forme di siccità, come quella di quest’anno, molto gravi in tutta Italia. Abbiamo due facce dello stesso problema: siccità e alluvioni che nella storia si sono sempre alternate. Il cambiamento climatico sembra che stia rendendo la loro alternanza più severa e incalzante. Se ci soffermiamo sui disastri provocati in alcune aree delle Marche, possiamo dire che ci siamo trovati di fronte ad un fenomeno sbalorditivo per la zona. Sono caduti circa 419 millimetri di acqua in nove ore, molti di più di quelli che cadono in altre zone d’Italia, come l’entroterra ligure, il centro Levante, le Apuane e la Garfagnana, esposte a questo tipo di fenomeni. L’entroterra marchigiano ha di solito una piovosità molto più tranquilla e moderata, dove sono molto rari i nubifragi violenti. Il nubifragio autorigenerante, che ha stazionato per diverse, ha colpito zone non abituate a smaltire quantità di acqua come quella caduta due giorni fa. Tutto ciò ha portato al disastro che stiamo commentando.

Le previsioni non sono state in grado di indicare fenomeni con questa violenza?

Dal punto di vista previsionale ci si attendeva dei fenomeni intensi sul versante toscano ed umbro. Temporali autorigeneranti, come quello delle Marche, sono molto difficili da prevedere per la loro natura e anche per la loro localizzazione corretta. Spesso, sfuggono alle maglie della previsione meteorologica. In questo caso i temporali si sono localizzati a circa cento chilometri più a est rispetto alle zone in cui sarebbe stato più probabile che si verificassero. Sono state colpite zone meno abituate con i danni che conosciamo.

I nubifragi autorigeneranti sono quelli più pericolosi?

Si tratta di fenomeni che sono sempre avvenuti e che continueranno a verificarsi. I nubifragi autorigeneranti sono delle celle temporalesche, che anziché formarsi, arrivare alla fase matura e scaricarsi nel giro di un’oretta, oppure spostarsi e poi svanire, insistono sulla stessa zona per diverse ore. Questo è dovuto, per semplificare, ad un insieme di fattori, come la circolazione locale dell’atmosfera e all’interazione con l’orografia. In genere tutte le alluvioni localizzate che nella tarda estate e in autunno colpiscono la Liguria e la Toscana sono dovute a nubifragi autorigeneranti, stazionari per diverse ore anche su fasce di territorio molto piccole, larghe cinque- dieci chilometri. Una situazione del genere aggiunge delle difficoltà per i meteorologi ad emettere delle allerte, che spesso valgono per delle zone più ampie. Sono fenomeni molto localizzati che complicano il lavoro del meteorologo.

I nostri mari stanno facendo i conti con un aumento anomalo delle temperature in questi giorni intorno ai 27- 28 gradi. È un altro indicatore preoccupante?

Si tratta di un fenomeno direttamente collegabile al riscaldamento globale, che rende sempre più calda l’atmosfera e i mari. Teniamo presente che circa il 90% del calore in eccesso, determinato dall’aumento di gas effetto serra è stato assorbito dagli oceani. La conseguenza è che sono proprio gli oceani a fungere da ago della bilancia e a cederci enormi quantità di energia che vanno ad alimentare le tempeste. Peraltro, il nubifragio delle Marche è avvenuto in seno ad un flusso, ad un fiume atmosferico di aria subtropicale, molta caldo, umida e instabile, in grado di sviluppare fenomeni violenti. Un’altra conseguenza è che con l’aumento dei gas effetto serra tutte le stagioni diventano più calde.

Il prossimo inverno consentirà ai ghiacciai di rigenerarsi?

Non possiamo prevederlo. Abbiamo avuto negli anni passati casi di inverni molto ricchi di precipitazioni, come il 2014 e il 2018. Questo però non è bastato a rigenerare i ghiacciai, perché le estati molto calde vanificano in varia misura la neve caduta in inverno. Negli ultimi tempi anche se nevica tanto in inverno, pensiamo alle precipitazioni sempre abbondanti sugli Appennini, in estate la neve scompare tutta. Non illudiamoci se il prossimo inverno sarà rigido e con la neve. I ghiacciai comunque stanno andando incontro ad un dimagrimento e ad una scomparsa. Una tendenza difficile da invertire. Anche se il clima dovesse rimanere stabile nei prossimi decenni, perderemmo, comunque, il 40% del volume di ghiaccio attuale delle Alpi.

 

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