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Berlusconi: «La nostra Europa non è quella di Orban»

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Il presidente di Forza Italia al Giornale: «I nostri interventi vanno nella direzione della crescita»
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«Gli Stati Uniti, come l’Europa, come l’Occidente, come l’Alleanza Atlantica hanno una assoluta garanzia per la continuità della politica estera italiana: la nostra presenza nel governo. A differenza della sinistra, che ha scoperto una vocazione atlantica solo negli ultimi mesi, noi siamo sempre stati dalla parte dell’Occidente, anche nei momenti più difficili, in Iraq e in Afghanistan, quando la sinistra organizzava manifestazioni pacifiste a senso unico contro l’Occidente». Così il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, spiega in una intervista al direttore del Giornale, Augusto Minzolini. «Io ho avuto l’onore di raccontarlo davanti al Congresso Usa – prosegue Berlusconi – che è un privilegio riservato a pochissimi leader politici stranieri: ho imparato da ragazzo quanto profondo fosse il legame fra la nostra libertà e gli Stati Uniti, quando mio padre mi portò a visitare un cimitero di guerra americano vicino ad Anzio dove riposano migliaia di ragazzi americani che hanno sacrificato la loro giovinezza per la nostra libertà. Non è solo un legame di gratitudine imperitura, è anche una profonda condivisione di valori che sono quelli della democrazia liberale. Quelli che la sinistra ha contestato mille volte. Ancora oggi il Pd si è alleato con Fratoianni, uno che in Parlamento ha votato contro l’allargamento della Nato. E del resto, gli unici soldi da Mosca di cui ci sono notizie certe sono quelli che prendeva il Pci, negli anni della guerra fredda, quando i missili russi erano puntati su di noi».

Berlusconi poi aggiunge: «La nostra Europa non può che essere quella del Ppe, non certo quella di Orban, che dal Ppe è uscito. Del resto, lo stesso Presidente del Ppe, Manfred Weber, è venuto a trovarmi e ci ha chiesto, anche pubblicamente, di essere garanti del profilo europeista e atlantista del prossimo governo. Cosa per noi del tutto scontata e naturale. Per questo, un elettore moderato, di centro, europeista, se vuole dare un voto razionale e utile deve darlo a noi. Siamo gli unici in grado di caratterizzare in questa direzione il futuro governo del Paese». Letta ha tentato in tutti i modi di polarizzare la campagna elettorale in un confronto tra lui e la Meloni nel tentativo di mettere in ombra gli altri partiti. È riuscita questa operazione? «Direi che Letta aveva soprattutto il problema di dare un senso ad una campagna elettorale che sapeva benissimo di perdere, ed alla fine della quale sarà chiamato a rendere conto della sconfitta da un partito diviso e angosciato dall’idea di lasciare il potere. Un potere che ha esercitato per gli ultimi 11 anni quasi ininterrottamente, pur senza mai aver vinto le elezioni. Letta ha provato a risolvere il problema compattando il suo partito e la sinistra contro un nemico da demonizzare, come hanno sempre fatto. Questa volta ci hanno provato con Giorgia Meloni. Ma gli italiani non sono mai caduti in queste trappole, sanno bene che finalmente potranno scegliere da chi essere governati. E sceglieranno il centrodestra che vincerà perché è guidato da tre leader, ognuno dei quali è indispensabile dal punto di vista numerico e politico».

Rispetto ai sondaggi il leader di FI aggiunge: «L’accoppiata Renzi-Calenda, il finto centro che guarda a sinistra, non è in grado di vincere alcun collegio, nell’ipotesi migliore per loro eleggeranno un piccolo nucleo di deputati relegati in un’opposizione sterile, egemonizzata dal Pd e dai Cinque Stelle. Dare il voto a loro è veramente un voto sprecato, per un elettore centrista che voglia influenzare il futuro del Paese». Il governo ha stanziato 14 miliardi per intervenire sulle bollette. «In effetti era da settimane che insistevamo perché il governo intervenisse – risponde Berlusconi – Quello di venerdì è stato un provvedimento nella direzione giusta, ma non sono affatto sicuro che sia sufficiente. Il rischio di recessione è davvero dietro l’angolo. Anzi, di una recessione accompagnata da inflazione e naturalmente da disoccupazione. In concreto, la tempesta perfetta che ogni economista e ogni governante responsabile dovrebbe temere. Per questo occorre fare davvero tutto il necessario per bloccarla subito, whatever it takes, costi quello che costi, per usare le parole del presidente Draghi di fronte all’emergenza debito. Questa crisi non è meno grave, va affrontata, anche dall’Europa, con la stessa energia e la stessa solidarietà».

«Non voglio vendere illusioni, ci vorrà del tempo. Ma tutti i nostri provvedimenti vanno in una direzione sola, la crescita. È orientata alla crescita la flat tax al 23%, è orientato alla crescita il taglio alla burocrazia con l’abolizione della autorizzazioni preventive, sono orientati alla crescita gli aumenti delle pensioni di anzianità e di invalidità, sono orientati alla crescita i provvedimenti per favorire l’occupazione stabile dei giovani. È orientata alla crescita, oltre che alla tutela dei diritti, anche la riforma della giustizia», ha aggiunto. «E se il Paese ricomincia a crescere, trova poi in sé stesso l’energia per crescere ancora. Un processo virtuoso che significa, con meno tasse, più soldi ai cittadini per i consumi, più soldi alle imprese per gli investimenti, più posti di lavoro, più circolazione della ricchezza, stipendi migliori, più utili per le imprese e così via, con quel circolo virtuoso che abbiamo chiamato l’equazione liberale della crescita. In tanti altri Paesi che hanno adottato le nostre stesse politiche penso all’America di Reagan tutto questo ha funzionato, perché non dovrebbe funzionare da noi?».

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