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Il giudice Salvini: «Sto con le toghe indipendenti ma non tutte lo sono davvero»

Guido Salvini giudice Csm
«Il candidato indipendente è un magistrato normale in grado di confrontarsi con il collega della porta accanto. Noi non abbiamo bisogno di magistrati famosi»
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«Non bisogna farsi ingannare: molti di questi candidati “indipendenti” in realtà fino al giorno prima facevano parte, anche con ruoli importanti, dei gruppi associativi. Non avendo però ottenuto quello che chiedevano, o essendo entrati in contrasto con la dirigenza del gruppo, sono andati via sbattendo la porta e adesso si professano estranei alle dinamiche correntizie. Mi ricordano quei bambini che quando giocano e prendono un gol, decidono di lasciare il campo portandosi via il pallone». Guido Salvini, storico magistrato milanese, oggi all’ufficio gip, nei giorni scorsi ha inviato un appello a votare i candidati indipendenti alle prossime elezioni del Csm.

Giudice Salvini, a questo punto bisogna allora distinguere i veri indipendenti da quelli “mascherati”?

Esatto. I candidati indipendenti, fuori dalle correnti, sono quelli scelti tramite il sorteggio da parte del comitato di magistrati ” Altra Proposta” e in più i sorteggiati per legge per rispettare le quote di genere.

Per quale motivo un collega dovrebbe votare un candidato indipendente e non un’espressione di un gruppo associativo?

Innanzitutto perché il candidato indipendente è solo, si fa conoscere solo con i suoi mezzi: non c’è la par condicio nella campagna elettorale, ed è difficile anche riuscire ad avere gli indirizzi e- mail di tutti i colleghi dei vari distretti. E già per questo merita il nostro appoggio. Il candidato appartenente ad una corrente, invece, può contare su reti locali già strutturate che gli fanno propaganda.

E poi?

Il candidato indipendente è un magistrato normale in grado di confrontarsi con il collega della porta accanto. Noi non abbiamo bisogno di magistrati famosi che si presentano agitando le indagini, spesso dai risvolti mediatici, che hanno condotto o i processi che hanno celebrato. Un magistrato normale non ha un comitato elettorale preconfezionato e che non è in rapporto di debito con i suoi elettori e grandi elettori, cioè chi gli ha assicurato i voti, ha più probabilità di essere, come un giudice qualsiasi, imparziale e più impermeabile ai condizionamenti e alle “segnalazioni”.

Per quanto riguarda i programmi?

Mi interessano poco, anzi ne diffido. Il lavoro del magistrato è essenzialmente individuale. I programmi e le visioni culturali “messianiche” e “parapolitiche” che leggiamo spesso nascondono, come in politica, un’etica molto modesta. Non devo votare per un partito politico e il Csm è un organo di alta amministrazione, non di rappresentanza politica.

Cosa si aspetta che faccia un magistrato indipendente una volta eletto al Csm?

Mi immagino possa avere il ruolo dell’ombudsman, e quindi controllare se i consiglieri “schierati” si comportano davvero secondo i principi di imparzialità e di rispetto degli interessi generali enunciati in tutti i programmi elettorali. Un candidato autonomo ha un vantaggio per tutti noi: non conosce se non la minima parte dei suoi elettori che non costituiscono un gruppo che preesiste alla sua candidatura. Chi lo vota non è un gruppo riconoscibile e quindi egli non ha nessuno da favorire in partenza e non ha cambiali da onorare con nessuno.

Che giudizio dà, invece, su chi è si è candidato?

Ugualmente diffido di chi si propone come candidato al Csm. Spesso è solo il frutto di una volontà di potere che è il peggior punto di partenza per un magistrato sia nel suo lavoro ordinario sia come consigliere del Csm. C’è chi aspetta per tutta la vita il momento per poter “salire” al Csm.

Lei è contro le correnti?

Non sono certo per la loro abolizione. Ci mancherebbe altro. Possono continuare ad elaborare le loro riflessioni e le loro proposte di fondo, confrontarsi con la politica e anche occuparsi dei profili sindacali. Ma nell’Anm, non al Csm. Quello che chiedo è migliorare l’imparzialità e la correttezza delle decisioni del Csm anche singole ma che nel loro complesso fanno “giustizia” per i destinatari finali, i cittadini. Non abbiamo bisogno di carrieristi al Csm, né di tribuni.

La riforma del sistema elettorale del Csm arriva dopo il Palamaragate. Le piace?

Qualche miglioramento c’è stato. Sono contento che sia stato eliminato il collegio unico nazionale e che ci sia stato un aumento del numero dei candidati. In alcune elezioni passate il numero dei candidati in lizza era appena superiore a quello dei posti disponibili e quindi il voto era in pratica poco più della ratifica di decisioni già prese. Questa volta con molti candidati sorteggiati i pacchetti di voti non sono più controllabili e il risultato è aperto

Lei chi voterà, ce lo vuole dire?

Per il Collegio giudici di merito sostengo certamente Andrea Mirenda, un magistrato che da anni denuncia coerentemente che quello che è avvenuto non è responsabilità di qualche pecora nera ma l’implosione in un sistema. E anche per gli altri collegi voterò candidati sicuramente indipendenti.

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