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«Basta slogan, i politici diano a noi magistrati i mezzi per lavorare»

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Il giudice Marcello Basilico e il pm Mario Palazzi: «Ecco la proposta di "Area" per il nuovo Csm»
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Giulia Bongiorno, prima linea leghista sulla giustizia, ha detto: il Csm è da demolire. “Riformare la giustizia non significa riformare i magistrati e abbattere l’autogoverno”, replica il pm Mario Palazzi, candidato di “Area” ( Collegio 1- requirenti) alle voto per il Csm del 18 e 19 settembre. «Sono sconcertato dai toni di chi si propone per essere parte attiva di una prossima maggioranza. Il costituente ha disegnato il Csm con componenti togate e con quelle espresse dalla politica che devono trovare una sintesi nell’interesse della collettività. Governo e Parlamento ascolteranno questa voce? Noi saremo disponibili a dare il nostro contributo, con la leale collaborazione che abbiamo sempre offerto, ma restiamo fermi sui principi costituzionali che garantiscono gli interessi di tutti, non di una categoria».

Il centrodestra rilancia il sorteggio: «Un nuovo sistema elettorale non è la panacea di tutti i mali», aggiunge il giudice Marcello Basilico, candidato di “Area” al Collegio 2- giudicanti. «Auspicavamo un modello senza impronte maggioritarie né collegi ampi che favoriscono gli esponenti dei gruppi organizzati. Poi sarà responsabilità degli eletti superare le logiche di appartenenza e quelle resistenze, incontrate ancora nell’attuale Csm, ad operare secondo regole predeterminate e in totale trasparenza. D’altro canto, quale organo di rilievo costituzionale cui sono affidate scelte di politica giudiziaria e non la mera esecuzione di norme organizzative, il Csm dovrà rivendicare con autorevolezza gli spazi di discrezionalità che gli competono».

Ma la magistratura ha paura che vinca il centrodestra? «Non abbiamo mai paura» dice Palazzi, «siamo abituati a ragionare su cose concrete. Ci preoccupano i programmi elettorali sul tema giustizia: si torna a calcare la mano quasi solo su quelli di un referendum clamorosamente fallito. I cittadini sono turbati dalla complessiva mediocre risposta, in termini di efficienza, alla comune domanda di giustizia: cosa intende concretamente fare il futuro legislatore? Purtroppo vedo anche l’Avvocatura assente su questo, ossessionata da separazione delle carriere, responsabilità diretta del magistrato, che nessun Paese civile conosce, da questioni di nessun impatto sistemico e dubbia costituzionalità, come l’inappellabilità delle assoluzioni. Nulla dice sul pericolo che una magistratura attaccata e resa timorosa possa significare un arretramento nella tutela dei diritti dei più deboli».

Se eletti, cosa chiederete al legislatore? “Noi dialogheremo con la politica e con il ministro con franca lealtà”, aggiunge Basilico, “il problema sarà verificare se questo dialogo troverà una corrispondenza effettiva. Purtroppo l’esperienza recente è quella di un confronto inascoltato. Per prima cosa chiederemo una svolta nel modo di affrontare la questione dell’efficacia dell’attività giudiziaria, che non passi per le modifiche dei codici di procedura. Si deve intervenire su organizzazione e dotazioni della giustizia, reclutando personale in modo mirato. Un esempio: va dato atto alla ministra di aver finalmente adottato l’Ufficio per il processo accogliendo le istanze di larga parte della magistratura; rischia però di rivelarsi inadeguato se ridimensionato nei numeri e destinato spesso a riempire le cancellerie anziché assegnato ai magistrati”. A proposito di codici: sono vicini alla definitiva emanazione i decreti attuativi del penale.

Per Palazzi «riflettere su una revisione anche culturale del sistema delle sanzioni nel diritto penale è cosa buona e giusta perché la visione carcerocentrica di tutte le pene è antica. Sono rimasto scandalizzato quando ho letto che si recupera solo il 2% delle sanzioni pecuniarie comminate con sentenze definitive. Ma questa, come tante altre, è una inefficienza non imputabile alla magistratura. La giustizia è come una strada troppo trafficata: se le autovetture sono vecchie e malconce, la strada stretta e dissestata e spesso manca la benzina, possibile che sia sempre colpa del pilota se i tempi di percorrenza non sono quelli auspicati e risultano più lunghi rispetto ai Paesi dove vi sono autostrade a più corsie e auto di ultima generazione? Un rito accusatorio è sostenibile se i dibattimenti rappresentano una percentuale ridotta. Quale avvocato assennato sosterrebbe l’utilità di un rito alternativo se in appello molti procedimenti cadranno sotto la mannaia dell’improcedibilità? Va fatto un ragionamento anche tra Magistratura e Avvocatura, spero meno ideologizzata, essendo chiari su un punto: le inefficienze del sistema non sono sempre ascrivibili ai magistrati».

Sul piano del civile, prosegue Basilico, «non basta ritoccare il codice di procedura. La storia insegna che la più grande riforma che ha funzionato è stata quella del processo del lavoro del ‘ 73, accompagnata da un grande investimento sul piano organizzativo e delle risorse. Ora ci sono riforme che pretendono di stravolgere il sistema senza preoccuparsi delle ricadute ordinamentali: i giudici monocratici dovranno occuparsi dell’affidamento di minorenni in piccoli uffici giudiziari in totale solitudine senza avere il supporto del giudice onorario specializzato. Inoltre il codice di insolvenza rischia di triplicare il carico del settore senza che vi siano misure di rafforzamento degli organici e di garanzia della specializzazione dei giudici addetti».

Si chiede un Csm più trasparente: «Senza dubbio», per Palazzi, «il tema è centrale e si può affrontare a legislazione vigente senza troppi sforzi. Nella società contemporanea, dove tutto è tracciabile, non sono più tollerabili pratiche sulla vita professionale del magistrato che non sia possibile seguire nel loro andamento consultando il sito, che non si completino con una comunicazione istituzionale e non affidata a chi, dentro e fuori il Csm, si affanna a darla per mantenere una primazia utile in future occasioni elettorali. Il dibattito pubblico, poi, è ossessionato dai procedimenti disciplinari: il Csm ha dimostrato di saper dare, come farà pure in futuro, una risposta rigorosa che non mi pare altre categorie abbiano saputo sempre assicurare. Vorrei ricordare che lo scandalo più grave che abbiamo affrontato è ruotato proprio attorno alla “espropriazione” delle scelte istituzionali del Csm da parte di gruppi di potere i quali, insieme a politici senza alcun titolo, credevano che, scegliendo i capi di un ufficio, avrebbero potuto conformare la giurisdizione ai propri desiderata».

Basilico spiega per cosa si distingue il programma di Area: «La chiarezza della sua riferibilità a un gruppo coeso di persone, ognuna con una storia personale molto leggibile. La coesione è frutto di un percorso di elaborazione d’idee condivise. La nostra storia dimostra cosa si sia fatto nell’Anm o nei Consigli giudiziari, come ci si sia atteggiati nel dialogo con le istituzioni o nell’opera di superamento dai vincoli correntizi. Credo che ciò, insieme all’impegno prestato al servizio della giurisdizione, sia garanzia di esperienza e anche di autonomia, che rivendichiamo con orgoglio».

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