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Paccione: «Vedrete, Zelensky non si fermerà: l’obiettivo è la Crimea»

Giuseppe Paccione Zelensky Ucraina
Il professore di Diritto internazionale Giuseppe Paccione commenta la controffensiva di Kiev e spiega che «l’esercito ucraino ha effettuato un assalto frontale e diretto»
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Giuseppe Paccione, professore di Diritto internazionale, commentando la controffensiva di Kiev spiega che «l’esercito ucraino ha effettuato un assalto frontale e diretto, mentre le truppe speciali ucraine hanno colpito i fianchi dell’esercito della Federazione russa sino a paralizzare le decisioni dei comandanti russi che non hanno avuto il tempo di difendersi». Sui futuri rapporti tra il presidente russo Vladimir Putin e quello russo Xi Jinping, che si vedranno in settimana in Uzbekistan, è netto: «è probabile che Pechino inizierà a guardare la Russia come un Paese molto debole sia economicamente, a causa delle sanzioni ancora in corso, sia militarmente e, pertanto, non più in grado di essere sullo stesso piano della Cina».

La controffensiva di Kiev sembra dare i frutti sperati, ma Mosca replica con bombardamenti aerei e interruzione dell’energia elettrica: in che modo potrebbe svilupparsi il conflitto nei prossimi giorni?

Non vi è dubbio che le controffensive delle truppe ucraine abbiano sorpreso tutti, in primis Putin che, ora, cerca di riparare una parte del suo disfacimento nelle aree considerate ormai perse e riconquistate da Kiev, di sicuro lanciando un’offensiva molto intensa o a tutto campo. Mi si permetta di aggiungere che la controffensiva di Kiev ha un tocco dell’arte della guerra del generale cinese Sun Tzui, nel senso che l’Ucraina ha lanciato attacchi diretti e indiretti contro l’esercito russo, mantenendo i comandanti delle file russe storditi dall’indecisione. Mi spiego meglio. L’esercito normale ucraino ha effettuato un assalto frontale e diretto, mentre le truppe speciali ucraine hanno colpito i fianchi dell’esercito della Federazione russa sino a paralizzare le decisioni dei comandanti russi che non hanno avuto il tempo di difendersi, preferendo abbandonare le zone conquistate antecedentemente.

Le zone più calde da ormai otto anni a oggi sono la Crimea, a Sud, e il Donbass, a Est: pensa che Kiev potrebbe riuscire a riprendere tutto il territorio che le apparteneva prima del 2014?

Credo di sì. Grazie al supporto dei Paesi occidentali, tra cui l’Italia, l’Ue e la Nato, di fornimento di armi, e ai primi risultati di ripresa di lembi territoriali dell’oblast settentrionale di Kharkiv, circa 2500 chilometri quadrati, il governo di Zelensky è ben intenzionato a riprendersi sia il territorio crimeano che la regione del Donbass.

Nel contesto bellico si inserisce la crisi energetica, con la Russia che minaccia la chiusura dei rubinetti e i paesi europei che corrono ai ripari. Si arriverà a un tetto al prezzo del gas e in che modopotrebbe influenzare gli sviluppi del conflitto?

La scelta di Mosca, che crede di poter frenare il supporto dei Paesi europei che sostengono l’Ucraina manu militari attraverso le contromisure come la chiusura dei rubinetti di gas e petrolio, è sbagliata. Gli Stati membri dell’Ue troveranno un accordo al prezzo del gas, a prescindere i distinguo fra alcuni membri, che, di certo, non avrà alcuna conseguenza nell’evoluzione del conflitto. D’altronde la presidente Ursula von der Leyen, qualche settimana fa, ha chiarito che l’Ue non cederà ai ricatti russi, ma andrà avanti con il supporto al popolo ucraino e che l’Unione sarà in grado di trovare una soluzione alla crisi energetica.

Le novità di cui sopra arrivano a pochi giorni dall’incontro tra Putin e Xi Jinping in Uzbekistan: come potrebbero cambiare i rapporti tra Russia e Cina in caso di capovolgimento del conflitto a favore di Kiev?

La Cina sin dall’inizio del conflitto russo- ucraino ha mantenuto sempre la sua compostezza a non interferire, anche se Mosca ha tentato di coinvolgerla. Anzi, qualche mese dopo dell’avvio della crisi ucraina, il ministro degli Esteri cinese condannava la condotta aggressiva russa in violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite che vieta il ricorso alla forza contro l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza politica neri riguardi di qualsiasi Stato. È probabile che Pechino inizierà a guardare la Russia come un Paese molto debole sia economicamente, a causa delle sanzioni ancora in corso, sia militarmente e, pertanto, non più in grado di essere sullo stesso piano della Cina.

Nella campagna elettorale nostrana si parla delle sanzioni occidentali contro Mosca e di ciò che esse comportano per chi le subisce e per chi le applica. Cosa implicherebbe per il nostro paese lo sfilarsi dai provvedimenti presi per cercare di frenare il piano espanisonistico di Mosca?

È molto arduo che l’Italia esca dagli impegni accordati con i partner europei e non solo di continuare a sanzionare la Russia, responsabile dell’aggressione all’Ucraina. Se dovesse il nostro Paese sfilarsi perderebbe di credibilità internazionale, rischiando di perdere il suo ruolo sullo scacchiere internazionale nella soluzione pacifica all’attuale crisi, e andrebbe contro quello che è il suo compito, vale a dire favorire la pace e la sicurezza internazionale, il rispetto dei diritti umani, le organizzazioni internazionali e via discorrendo, come viene proprio sancito dalla nostra Costituzione.

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