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La magistrata molestata da Creazzo ricusa la sezione disciplinare del Csm

Chat Palamara caso Forciniti
Secondo il pm i giudici avrebbero anticipato il giudizio nella sentenza contro l'ex procuratore capo di Firenze. Si decide a ottobre
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I consiglieri della sezione disciplinare del Csm, che lo scorso anno avevano sanzionato l’ormai ex procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo, alla perdita di due mesi di anzianità, dopo che la collega palermitana Alessia Sinatra aveva riferito che lui l’aveva molestata sessualmente nel 2015 in un hotel romano, dove si trovavano entrambi per partecipare a un’iniziativa dell’Anm, sono stati tutti ricusati dal magistrato Sinatra, in quanto nel provvedimento disciplinare avevano anticipato un giudizio rispetto al procedimento disciplinare che riguarda la dottoressa, ex collega di Creazzo. Ricusazione che riguarda in primis il vicepresidente del Csm, David Ermini, ritenendo che la sezione così com’è posto non abbia la libertà e l’autonomia per decidere le sue sorti professionali. Sull’istanza si pronuncerà la Sezione disciplinare in un’altra composizione il 20 ottobre prossimo.

Disciplinare per la magistrata Alessia Sinatra, come nasce la vicenda

La vicenda disciplinare di Alessia Sinatra nasce con il sequestro del cellulare dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara e l’esame delle chat che vi erano contenute, chat che sono alla base del procedimento a carico di Sinatra, ma di cui le contesta l’utilizzabilità, anche ritenendo che la trascrizione che ne è stata fatta nell’incolpazione non sia corretta.

Per alcuni di quei messaggini («giurami che il porco cade subito», «il mio gruppo non lo deve votare») inviati a Palamara, quando Creazzo concorreva per la nomina a procuratore di Roma e il Csm doveva decidere sulla nomina, lei è accusata di aver tenuto un comportamento «gravemente scorretto» proprio nei confronti dell’ex procuratore, perché avrebbe tentato di condizionare negativamente i consiglieri per una sorta di «rivincita morale» su di lui.

Come si difende Alessia Sinatra

Una tesi che la pm ha sempre respinto con forza, spiegando che il suo era uno sfogo privato con un amico e che il suo dolore per l’accaduto e il trauma vissuto non avrebbero certo potuto trovare soddisfazione nella sconfitta di Creazzo. Per il pm Alessia Sinatra, la sentenza contro Creazzo «entra nel merito delle accuse mosse alla sottoscritta», spiegando che si dice in «modo inequivoco e letterale» che le sue frasi hanno un «chiaro contenuto diffamatorio», non rappresentano «un’opinione» ma si «inseriscono nell’ambito di una comunicazione attinente all’assegnazione di un ufficio direttivo» e dunque non riguardano un fatto propriamente «privato».

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