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La storia infinita di Elisabetta II, sovrana dei due secoli

Coi suoi 70 anni di regno, Elisabetta II, al secolo Elizabeth Alexandra Mary Windsor, entra nella storia come la regnante che più a lungo ha occupato il trono della quinta più antica monarchia al mondo
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Quella di Elisabetta seconda d’Inghilterra è stata una storia fantastica. Che si è conclusa questa sera nella residenza scozzese di Balmoral, circondata dai membri della famiglia reale, mentre una grande folla si riuniva davanti Buckingham palace per darle l’ultimo saluto. Aveva 96 anni ed era un monumento vivente, al pari della Grande Muraglia e del Colosseo sembrava destinata all’eternità. Appena due mesi fa veniva omaggiata dal suo popolo con il Giubileo di platino per celebrare il suo lunghissimo regno.

E dire che era ragazzina riservata e sfuggente ai limiti del patologico, che avrebbe dovuto recitare un ruolo minore nella corte reale, e che invece è diventata la donna più famosa del mondo. Contro i suoi desideri. Non voleva affatto occupare quel trono antico e intriso di simboli, ma a certe altezze i simboli contano più degli individui, i protocolli più della volontà dei singoli. E lei è stata l’emblema inossidabile di una monarchia desueta, per alcuni poco più che decorativa, un cimelio del passato, ma in fondo adorata dai suoi strani sudditi, un’icona planetaria che ha visto scorrere sotto gli occhi il Novecento e il primo ventennio del ventunesimo secolo di cui è stata una testimone formidabile. Ma lo ha fatto dal suo trespolo, secondo i rituali codificati e impenetrabili della corona, senza mai pronunciare una parola di troppo o intervenire nell’arena politica.

Guida morale di un Paese che non ha una Costituzione scritta ma di cui Elisabetta ha incarnato la continuità secolare e quel particolare rapporto che ha il Regno Unito ha avuto con la Storia. Pur non governando il Paese ha esercitato un suadente soft power per interi decenni, conquistandolo con le sue maniere garbate, con il sorriso nelle tante uscite pubbliche e, perché no, con la frivolezza sgargiante dei suoi tailleur. Ha nominato 15 primi ministri che si sono succeduti in oltre settant’anni di regno, il più lungo della storia britannica, dall’eroe della Seconda guerra mondiale Winston Churchill, alla fatale Liz Truss approdata a Downing street pochi giorni prima che la sua salute peggiorasse. Ha incontrato e conosciuto i “giganti” del Novecento una vertiginosa lista, De Gaulle, Eisenhower, Kennedy, Deng Xiao Ping, Mandela, Mitterrand, Gorbaciov, Papa Giovanni XXIII e Papa Wojitila. Il suo regno ha accompagnato la decolonizzazione, la perdita di lustro e influenza dell’Inghilterra sul resto del mondo, ma non poteva essere altrimenti e lei ha capiti prima di molti altri che quella storia era terminata per sempre.

In realtà nessuno sa molto di chi sia stata veramente Elizabeth Alexandra Mary, classe 1926. Quali sono stati i suoi gusti, quali sono stati i suoi interessi, se ha amato il cinema, la musica, la letteratura, tanto meno quali fossero le sue idee politiche. In tanti anni nessun cronista di Buckingham Palace ha infatti mai scambiato con lei più di poche parole, principalmente anodine formalità, piccoli dialoghi sul bello e il cattivo tempo infarciti di cortesie vintage, niente che ci abbia mai permesso di entrare nella sua mente di scoprire le sue idee. Era una conservatrice? Era una progressista? Impossibile dare una risposta e forse è questo il segreto principale della sua longevità e della sua popolarità. Le voci sulle sue simpatie e antipatie però si sono rincorse negli anni, tra mito e realtà, supposizioni, leggende metropolitane magari condite con qualche elemento di verità. Giusto per dare in pasto ai lettori un pettegolezzo inverificabile, per solleticare la curiosità e alimentare l’epopea elisabettiana. E quanto hanno ricamato sul freddissimo rapporto che aveva con la premier Margaret Thatcher, la lady di ferro, che con quello stile sciatto da casalinga della classe media e quei modi bruschi non poteva certo entrare nelle grazie della regina Elisabetta. Oppure la venerazione giovanile per mister Churchill, sentimento che però ha condiviso con gran parte della nazione visto che si sta parlando di. È probabile che amasse poco Diana Spencer, la principessa di Galles consorte del figlio Charles, come dovrebbe dimostrare la freddezza estrema con cui ne ha parlato dopo la tragica morte sotto il tunnel dell’Alma a Parigi.

Talvolta i tabloid hanno pubblicato indiscrezioni e “confessioni” di ex valletti di corte o altri inservienti “traditori” che per qualche sterlina avrebbero svelato chissà quali misteri al popolino. Si dice che fosse favorevole alle nozze tra omosessuali e anche ai diritti per le persone Lgbtq ma che abbia accolto con sollievo la vittoria della Brexit, un po’ di destra, un po’ di sinistra, ma è davvero impossibile dirlo con sicurezza. Di certo ha saputo interpretare i profondi cambiamenti avvenuti nella società britannica dal dopoguerra ai nostri giorni, traghettando quello che un tempo era stato l’impero coloniale più grande e potente nel mondo alla più modesta dimensione di potenza di medio rango. Attraversando le stagioni del boom economico, la contestazione dei 60-70, il punk, l’orda liberista degli anni ottanta, la fine del socialismo reale, l’11 settembre, il terrorismo fino alla guerra di Vladimir Putin.

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