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Facciamo il bimestre bianco per i pm: niente indagini politiche sotto elezioni

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Negli Usa il dipartimento di giustizia “sconsiglia” di avviare “azioni che possano avere un impatto su un’elezione”. Ma qui in Italia la proposta potrebbe sembrare eversiva...
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E se “chiedessimo” alla magistratura di evitare azioni penali nei sessanta giorni che precedono le elezioni? Lo sappiamo: l’idea, soprattutto qui in Italia, potrebbe addirittura apparire eversiva. E siamo certi che il Fatto, ma anche qualche zelante giornalista delle testate più compassate, inizierebbe immediatamente a gridare al golpe, a evocare scenari putiniani.

Eppure basterebbe gettare l’occhio dall’altra parte dell’oceano per rendersi conto che di eversivo non c’è proprio nulla. Anzi, la “trovata” non solo servirebbe a tutelare il potere politico dalle intemerate di certi pm, ma paradossalmente metterebbe al riparo la stessa magistratura dalle sua “volontà di potenza”, dalla continua tentazione di allargare la sua sfera di influenza, che poi è il brodo di coltura nel quale si è generato il sistema Palamara, quello sì eversivo per davvero. E non è un caso che qualcuno abbia già iniziato a fare il conto alla rovescia in attesa di capire quale leader o leaderino finirà dentro la prossima “indagine a orologeria”. È capitato a Renzi quando valeva il 40%, poi a Salvini quando valeva il 34%. E prima di loro a Berlusconi innumerevoli volte, e a decine di sindaci diventati simboli del malaffare salvo poi, a urne chiuse, finire assolti senza neanche una lettera di scuse. Insomma, ogni elezione, qui da noi, è contrassegnata dall’indagine di turno.

Ma per togliere di mezzo qualsiasi sospetto, illazione o tentazione, basterebbe “importare” pari pari il punto 9.85.500 del dipartimento di giustizia americano che, per così dire, “sconsiglia” a procuratori e organi di polizia di avviare “azioni che possano avere un impatto su un’elezione”. Questo perché quell’azione penale potrebbe “dare un vantaggio o uno svantaggio a qualsiasi candidato o partito politico”. In America se lo chiedono addirittura nei confronti di Donald Trump, che pure è finito sotto le lenti dell’Fbi per reati gravissimi. E ha espresso dubbi anche il procuratore democratico Merrick Garland, messo lì da Joe Biden, nemico giurato dell’ex presidente americano.

Insomma, è chiaro che stiamo parlando di un grado di civiltà giuridica “superiore”, perché in America le elezioni e il potere dei cittadini sono sacri, come sono sacri la democrazia e lo Stato di diritto.

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