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Cartabia: «Riforma della giustizia, impegni mantenuti»

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La ministra ha dialogato con il Commissario europeo per la giustizia, Didier Reynders in una tavola rotonda al Forum Ambrosetti di Cernobbio
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«La pressione, la spinta gentile che l’Unione europea ha condotto sugli Stati membri attraverso i vari strumenti in campo, tra cui il Pnrr, hanno rappresentato un fattore decisivo per arrivare a completare entro la fine dell’esperienza di governo tutti gli impegni di riforma della giustizia che avevamo assunto». Lo ha sottolineato la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, intervenendo ad una tavola rotonda al Forum Ambrosetti di Cernobbio  con il commissario europeo alla Giustizia, Didier Reynders.

«All’interno della maggioranza – ha ricordato la guardasigilli  – c’erano difficoltà e diversità di vedute sul tema: c’è soddisfazione per il metodo seguito, che ci ha portato ad accompagnare una trasformazione così importante attraverso intese condivise dopo decenni di contrapposizioni, ed anche di dissidi, nel nostro Paese. C’è stato un bilanciamento degli interessi e delle visioni di riforma proposte, una ricomposizione della concordia su un terreno sul quale questo obiettivo non era affatto scontato».

«L’infrastruttura giustizia è essenziale per ogni democrazia». Lo ha ribadito la guardasigilli. «Come mai – ha premesso Cartabia – l’Unione europea dimostra un’attenzione crescente al corretto funzionamento della giustizia, su cui non ha competenza diretta e la cui responsabilità è dei singoli Stati membri? Perché chiede standard comuni che siano rispettai da tutti? La risposta è che esiste un nesso molto più stretto di quanto si pensi, una vera e propria correlazione, tra il benessere economico e sociale dei cittadini e il funzionamento del sistema giudiziario. Non esiste “Buon Governo” – ha proseguito la ministra, facendo proiettare alcune immagini del ciclo di affreschi di Ambrogio Lorenzetti a Siena – senza Giustizia». La ministra Cartabia ha espresso infine «riconoscenza ai tantissimi che servono la giustizia, e ai tanti che l’hanno servita lottando contro la prevaricazione mafiosa fino als acrificio della loro vita come il generale Dalla Chiesa, ucciso40 anni fa con la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo.

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