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Così la Russia ha gettato via la propria libertà

Il tempo della perestrojka, ai tempi della mia permanenza in Russia, mi ha formata come persona, come donna e come cittadina. Il ricordo di Gorbaciov firmato da Kseniya Kirillova, analista della Jamestown Foundation, Usa, immigrata dalla Russia
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Il tempo della perestrojka, durante mia permanenza in Russia, mi ha formata come persona, come donna e cittadina. Fin da bambina, non ho mai avuto paura di dire quello che penso. Sentivo che la libertà fosse un valore fondamentale e credevo che il mio paese avesse un futuro. È stato questo senso di libertà, unito a speranza e apertura al mondo, che ho assorbito e respirato sin da piccola senza nemmeno rendermene conto. Mi ha aiutato a diventare quella che sono.

È stato questo il grande merito di Mikhail Sergeevich Gorbaciov. Che lo volesse o no, ha dato una possibilità alla Russia, e non è colpa sua se non ha sfruttato questa opportunità. Ho letto che ha commesso molti errori e ha persino sostenuto l’annessione della Crimea. Certamente non lo perdono per questo. Mi sono opposta all’annessione quando vivevo ancora in Russia e la mia posizione è sempre la stessa. Sì, Gorbaciov è stata una persona ambigua con i suoi difetti, ma sono sicura che se perestrojka avesse avuto degni seguaci e successori, non ci sarebbe stata l’annessione della Crimea e la guerra in Ucraina. Gli anni ‘ 90 sono stati un periodo difficile, eppure molti miei coetanei, cresciuti nel gangsterismo e nella povertà, credevano nella Russia e volevano migliorarla.

Questo slancio verso libertà ed il rinnovamento persistevano anche all’inizio del mandato di Putin. Nel 2001 sono entrata nell’università, che è stata creata sotto Gorbaciov, nel ’ 90. È stata la prima università non statale in Russia con un dipartimento dedicato ai Diritti umani. Se non fosse stato per la vendetta imperiale di Putin, la mia generazione avrebbe potuto creare una Russia prospera e democratica, proprio nell’idea di Gorbaciov. Purtoppo questa era è finita molto prima della morte di Mikhail Sergeevich. Ma gli sono grata perché la mia giovinezza non l’ho trascorsa in un paese totalitario.

di Kseniya Kirillova, analista della Jamestown Foundation, Usa, immigrata dalla Russia

 

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