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«Carceri, situazione infernale. La politica batta un colpo»

Il dossier del Partito Radicale dopo le visite in 40 istituti di pena. «Il legislatore è lontano dall’articolo 27 della Costituzione»
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«Una situazione infernale». Irene Testa, tesoriere del Partito Radicale, riassume così il dossier consegnato alla ministra Marta Cartabia e al capo del Dap Carlo Renoldi, dossier che racchiude i dati della visita effettuata in 40 istituti penitenziari nel periodo di Ferragosto. Un documento che mette in evidenza carenze ataviche, problematiche ignorate dalla politica, nonostante il dato allarmante dei suicidi in carcere: ben 58 da inizio anno.

Sovraffollamento, personale di polizia penitenziaria sottodimensionato, carenza di educatori e psicologi, servizi malfunzionanti, presenza di malati psichiatrici: sono solo alcune delle problematiche alle quali la politica sembra non voler trovare una soluzione. «Il Partito Radicale da sempre si occupa di carceri, per evidenziare non solo le condizioni degli istituti, ma anche la presenza degli innocenti in cella spiega Testa al Dubbio -. Su 56mila detenuti, circa 16mila persone sono in custodia cautelare. Abbiamo inviato il dossier a ministro e capo del Dap e abbiamo chiesto un incontro a Cartabia, visti i numeri dei suicidi e dal momento che in questa campagna elettorale carceri e giustizia sono temi pressoché assenti. Vogliamo accendere un faro su questi luoghi bui, dove difficilmente la politica si affaccia».

Il dato dei detenuti con problemi psichiatrici è forse quello più preoccupante: le Rems sono infatti poche e in molti aspettano in carcere in lista d’attesa. «Si verificano condizioni davvero allucinanti – aggiunge Testa -: a volte più che di uomini parliamo di bestie, perché per tenere queste persone al sicuro, quando la patologia psichiatrica è molto grave, si fa ricorso alla cella liscia, senza lenzuola, coperte e a volte anche senza materasso. Recentemente, a Regina Coeli, abbiamo visto persone mangiare con la ciotola per terra, in quanto essendo soggetti pericolosi anche per se stessi non hanno disponibilità di nulla. Ma come si può avere la pretesa di curare persone malate all’interno di un carcere? Inoltre, gli agenti sono pochi e non si può avere la pretesa che facciano anche da psichiatri, psicologi ed educatori, cosa che spesso fanno. Se ha un senso l’articolo 27 della Costituzione il nostro legislatore non lo applica ed è lontano anni luce da quel precetto».

Analizzando il report, sono diversi i casi problematici segnalati dai Radicali. Come a Siracusa, dove nella Casa circondariale Cavadonna il tasso di sovraffollamento del carcere è di circa il 115%. Gli agenti di polizia penitenziaria sono sotto organico e mancano psicologi ed educatori. «Ciò non consente lo svolgimento di molte attività come la possibilità di far chiamate ai familiari o avere accesso a visite mediche specialistiche – si legge nel report -. I ristretti quindi non possono contare su visite e assistenza sanitaria di base. Mancano medici ( 5 presenti all’interno dell’istituto) e infermieri. Gli psicologi eseguono un numero di ore di servizio assolutamente insufficiente e non ci sono psichiatri. Circa 160 detenuti hanno patologie accertate da certificazione medica di tipo psichiatrico ma risulta un numero più alto se si contano i casi di patologie non certificate».

A Trieste la carenza di organico in termini di ispettori, educatori socio-pedagogici e guardie «ha importanti ripercussioni sull’organizzazione e gestione umana, sanitaria ed amministrativa». In alcuni casi le misure alternative alla detenzione carceraria non vengono concesse, «nonostante il parere favorevole del funzionario giuridico pedagogico». E il servizio pubblico per la salute mentale «sembra non aver garantito una ottimale gestione della questione psichiatrica in carcere». A Lecce ci sono solo due psichiatri per 1100 detenuti, di cui quasi la metà tossicodipendenti, mentre a Palermo, nella Casa circondariale Antonio Lorusso Pagliarelli, le maggiori criticità riguardano la sanità, al punto che per le detenute donne non sono nemmeno disponibili visite ginecologiche. «Al Pagliarelli – si legge inoltre – il caldo soffocante non può essere contenuto neppure dalla possibilità di avere celle dotate di ventilatore, perché il voltaggio non reggerebbe».

A Cassino «risulta quasi impossibile garantire il diritto alla salute dei detenuti a causa di ritardi o dinieghi nel trasferimento dei ristretti con patologie specifiche». Per un detenuto colpito recentemente da un infarto, la visita di controllo è stata fissata addirittura ad aprile del 2024. Le docce sono inadeguate e non dignitose e, inoltre, gli agenti di polizia penitenziaria molto spesso si trovano a dover coprire più turni contemporaneamente. A Poggioreale il reparto “Napoli” presenta celle con pareti ammuffite, nelle quali sono ammassati anche fino a 10 detenuti, un wc a vista e un’unica doccia in pessime condizioni. Gravi sono il sovraffollamento dei detenuti (2.200 detenuti su una capienza di 1571) e il sottodimensionamento degli agenti: il rapporto tra poliziotti e reclusi è di circa 1 a 100. Critiche anche le condizioni del carcere di Sollicciano, a Firenze, struttura fatiscente e «non dignitosa». Le docce sono inutilizzabili, così come bagni e celle. «L’autolesionismo è dominante nel carcere e si produce alcool con tutto quello che capita», si legge nel report, che denuncia un alto numero di suicidi e una carenza di educatori. Questo segnala un profondo malessere, evidente anche dal numero di suicidi in carcere. Un altro esempio è quello del Cerulli di Trapani, dove si segnalano docce esterne alle celle, condizioni igieniche inadeguate, grate a maglie strette nelle finestre e la mancanza di psichiatri.

«Credo che alla politica in realtà non interessino le carceri – conclude Testa -: sono un luogo da tenere nascosto, più che da visitare o di cui denunciare le condizioni. Sicuramente perché i detenuti non portano consensi. Ma ci sono situazioni in cui anche le cose minime vengono negate. Parliamo di diritti: non chiediamo pietas, ma che la politica riconosca i diritti delle persone che finiscono in carcere. Se il senso è restituire alla società una persona che non nuoccia più, bisogna lavorare perché questo avvenga» .

 

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