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Le ragazze di “Sbarre di Zucchero” scrivono al presidente Mattarella

carcere Le Vallette
Con una pec il gruppo “Sbarre di Zucchero” si rivolge al Presidente della Repubblica accompagnando la lettera delle detenute de Le Vallette
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«Chiediamo insieme alle ragazze del femminile del carcere Le Vallette di Torino, un suo intervento nell’attenzionare la classe politica alle disastrosa situazione in cui versano le carceri italiane», così tramite pec si rivolge al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il gruppo “Sbarre di Zucchero”, che accompagna una lettera a firma delle detenute della sezione femminile “Le Vallette” di Torino.

Parliamo di un gruppo composto dalle ex detenute compagne di carcerazione di Hodo Donatella, suicida nella Casa Circondariale di Verona il 2 agosto scorso. «In seguito al suo inspiegabile gesto abbiamo deciso di aprire un gruppo fb dove raccontare la detenzione femminile, spesso dimenticata e poco considerata per gli esigui numeri», scrivono. Sottolineano che il carcere è stato costruito da uomini per uomini, per contenerne la violenza, che poco ha a che fare con loro donne. «Abbiamo un affettività diversa, bisogni diversi, non smettiamo di essere madri, abbiamo bisogno di stare vicino alle famiglie, di poter fare colloqui con i figli, di poterli sentire maggiormente al telefono», osservano sempre rivolgendosi a Mattarella. Le ex detenute di “Sbarre di Zucchero”, denunciano che i numerosi suicidi di questo anno ( ora giunti a 58 persone) sono la tangibilità di un non funzionamento dell’esecuzione penale. Ovvero dell’inadeguatezza delle strutture, della poca presenza di educatori, psicologi, criminologi. Del bisogno di una maggior formazione del personale di Polizia penitenziaria che spesso si trova a dover fronteggiare situazioni a cui non è preparato. «Chiediamo insieme alle ragazze del femminile del carcere Le Vallette di Torino, un suo intervento nell’attenzionare la classe politica alle disastrosa situazione in cui versano le carceri italiane», scrivono al Presidente della Repubblica, aggiungendo che «la detenzione deve essere rieducativa, riabilitativa, giusta e corretta, non umiliante e degradante, altrimenti diventa una scuola di delinquenza e si esce peggio di come si è entrati». Tengono a ricordare che solo nella sezione femminile della Casa Circondariale di Verona Montorio, nell’ ultimo anno vi sono stati due suicidi e due tentativi di suicidio.

E poi c’è la lettera delle donne del carcere di Torino. «Ci rivolgiamo a lei – scrivono – in quanto garante della costituzione chiedendole di riportare l’attenzione della classe politica sul rispetto della dignità e delle possibilità che la carta costituente sancisce per tutti i cittadini: reclusi compresi». Sempre nella lettera rivolta al presidente, denunciano il fallimento del sistema penale, perché «pieno di storture e diseguaglianze. In questo riflette le stesse problematiche della società “libera”, non c’è niente di più pericoloso per quanto riguarda i temi sociali e del rispetto dei diritti e della libertà».

Le donne del carcere di Torino, osservano come il governo attuale non ha fatto nulla di concreto per il carcere. «Ora è in carica per “gli affari correnti”: nonostante le troppi morti, il sovraffollamento, il caldo torrido, la scarsa igiene, la carenza d’acqua, l’inesistenza di cure sanitarie e di personale adeguato in ogni sezione, non ci considera persone e non attua nessun decreto: non siamo parte degli affari correnti?», denunciano con forza nella lettera invocando l’intervento del Presidente della Repubblica.

 

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