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Pantelleria, migranti “reclusi” nel centro peggio dei detenuti

Cellulari sequestrati, si può parlare da un unico telefono, solo per qualche secondo e bisogna ricordare il numero del contatto a memoria. Dal report delle associazione Asgi e Spazi Circolari emerge un regime completamente chiuso
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Possono parlare da un unico telefono messo a disposizione e solo per qualche secondo. Telefonata che possono effettuare se ricordano il numero del contatto a memoria, visto che vengono loro sequestrati i cellulari. In atto ci sono pratiche di detenzione illegittima, ostacoli all’accesso al diritto di difesa e all’accesso alla richiesta di asilo, compresa la violazione della libertà di corrispondenza telefonica. Parliamo di un regime completamente chiuso, di gran lunga peggiore di un carcere, dove di fatto c’è una sospensione del diritto. Si tratta del centro di prima accoglienza presso l’isola di Pantelleria, e tutto ciò è emerso dal report curato dall’associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi) e dell’Associazione Spazi Circolari.

Pantelleria costituisce una via di accesso verso l’Unione europea

Il sopralluogo si è svolto dal 26 al 28 maggio 2022 e ha coinvolto una delegazione di 12 soci e socie dell’Asgi, nell’ambito del progetto InLimine, e dell’associazione Spazi Circolari, con l’obiettivo di comprendere le procedure applicate alle persone in ingresso sul territorio, verificare le modalità di accesso alla richiesta di protezione internazionale, l’implementazione di prassi di trattenimento informale e di prassi illegittime di allontanamento e le prospettive future. Durante il sopralluogo giuridico, sono stati organizzati quindi degli incontri con diversi attori coinvolti, a vario titolo, nella gestione delle politiche migratorie a Pantelleria.

Il report spiega l’importanza dell’isola, perché costituisce una via di accesso verso l’Unione europea dove i flussi migratori vengono gestiti – denuncia l’Asgi – attraverso modalità spesso informali e lesive dei diritti delle persone migranti. Tale report si propone di rappresentare lo stato della gestione dei flussi e di portare alla luce le principali criticità riscontrate attraverso il sopralluogo giuridico svolto dalle associazioni a maggio 2022 e le prospettive attuali e future, in continuità e come aggiornamento dell’attività di monitoraggio svolta lo scorso anno e attraverso gli accessi civici. Il report sottolinea che nell’anno 2021 sono arrivate 2555 persone a Pantelleria, con 221 sbarchi. Un numero di persone in aumento rispetto all’anno precedente, durante il quale 1858 persone erano arrivate sull’isola. Nel periodo da luglio 2021 a febbraio 2022 sono arrivate 2229 persone, principalmente di nazionalità tunisina (2213 di cui 83 donne). Di queste 152 sono minori, 2 non accompagnati – (di cui 1 di sesso femminile), 57 minori accompagnati – (di cui 25 di sesso femminile), e 53 i nuclei familiari.

Per le associazioni nel centro di Pantelleria si va verso un approccio simile agli hotspot

L’isola, abitata da poco più di 6600 abitanti, è più vicina alla Tunisia che alle coste italiane: 110 chilometri la separano dalla Sicilia, mentre solo 65 dalla Tunisia. È da qui che inizia un percorso che inserisce le persone migranti nella filiera che collega Tunisia, Pantelleria e Trapani. Sull’isola dalla fine del mese di maggio è presente un centro di prima accoglienza che sembra configurarsi come luogo di transito dove, tuttavia, sono state implementate alcune delle funzioni dell’approccio hotspot inteso come modello di gestione e, soprattutto, selezione dei flussi misti in ingresso. Dal 2 agosto 2022 è stata attivata una nuova struttura di soccorso e prima accoglienza, collocata in un’area adiacente al centro situato all’interno dell’ex Caserma Barone, che fino alla suddetta data è stata l’unica struttura a ospitare le persone in arrivo. Il nuovo centro è definito “punto-crisi” dal ministero dell’Interno a conferma – denuncia l’Asgi e l’associazione Spazi Circolari nel report – della volontà di portare a compimento il processo di formalizzazione del lesivo approccio hotspot sull’isola. Ma questa struttura pantesca è un centro chiuso o aperto? Nel report, in premessa, si ricorda che il diritto alla libertà personale è proprio di ogni individuo e può subire limitazioni solo nei casi e nei modi previsti dalla legge, attraverso un provvedimento redatto e notificato dall’autorità preposta e convalidato dall’autorità giudiziaria entro un termine molto rigido. Ogni altra forma di limitazione della libertà personale, quindi, è da considerarsi arbitraria e in contrasto con quanto stabilito dall’articolo 13 della Costituzione e dall’articolo 5 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo. Lo scorso anno, sempre dalle associazioni, era stato monitorato come i cittadini e le cittadine straniere permanessero all’interno del centro di prima accoglienza di Pantelleria in condizioni di illegittimo trattenimento, per tempi variabili, in assenza di base legale e di verifica da parte dell’autorità giudiziaria in attesa del trasferimento a Trapani presso il centro di Contrada Milo (il Cpr di Trapani). Nel 2022, la Prefettura rappresenta che, con riferimento al centro di permanenza temporanea dell’ex Caserma Barone, i cittadini stranieri vigilati dovrebbero sostare per un tempo brevissimo, per un massimo di 24/48 ore, in attesa di essere trasportati a Trapani. Tuttavia, precisa, che soprattutto nei mesi estivi del 2021, anche a causa di numerose positività covid, i cittadini stranieri, tra i quali anche minori, sono rimasti nella struttura per più tempo. Ma, in realtà, tutte le testimonianze informali e di alcune associazioni raccolte quest’anno, hanno confermato che il centro è nei fatti tuttora chiuso. Sembrerebbe, infatti, che alle persone migranti venga riferita l’interdizione dell’uscita dal centro, sebbene talvolta, presumibilmente anche per esigenze logistiche, il cancello esterno di ingresso del centro sia fisicamente aperto durante il giorno. Sembrerebbe, inoltre, che vi sia un presidio di vigilanza all’interno del centro.

Possono telefonare per pochi secondi solo se ricordano a memoria il numero

Sul punto, il report precisa che nessuna delle persone intervistate ha riferito di aver visto a Pantelleria sistematicamente persone migranti muoversi sull’isola, il che è un’ulteriore conferma della chiusura di fatto del centro. Laddove, secondo le testimonianze raccolte, si sia verificato che le persone siano riuscite a uscire dal centro, le stesse sono state rintracciate dai carabinieri, presumibilmente a seguito di segnalazione, e la misura è stata informalmente ripristinata riconducendoli all’interno dello stesso.

E la possibilità di telefonare? Ricordiamo che il centro, formalmente, non è un carcere. Eppure, anche per quanto riguarda l’accesso alle telefonate, la situazione è perfino peggiore rispetto ai detenuti. Nel rapporto si ricorda che tuttora persiste la prassi del sequestro del cellulare. I migranti, nel centro di Pantelleria, sono obbligati a utilizzare un unico telefono messo a disposizione, esclusivamente al fine di rassicurare in merito alle proprie condizioni e peraltro sempre in presenza di un interprete. Una possibilità accessibile secondo tempistiche e modalità decise in base alla disponibilità degli attori che gestiscono le procedure di arrivo nonché dalle esigenze logistiche; per esempio, in caso di altre circostanze o eventi, tale possibilità viene rimandata potendo accedervi solo poche persone. Le persone in fila attendono tale concessione. Tuttavia la telefonata può durare solo pochi secondi e solo se la persona ricorda a memoria il contatto telefonico non potendo accedere alla propria rubrica e in condizioni di non riservatezza, essendo tale possibilità, secondo quanto riferito alle associazioni, esercitabile solo alla presenza di un interprete. Di fatto, i migranti – senza alcuna colpa – vivono in una situazione totalizzante.

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