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Perdiamoci di lista: partiti in balia di influencer e perfetti sconosciuti

Il caso di Stefania Modestino D’Angelo, la prof candidata con Azione che si è rivelata "putiniana"
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Il caso di Stefania Modestino D’Angelo, capolista di Azione per un posto al Senato nel collegio Campania 2 è emblematico di quanto i partiti non siano neanche più in grado di badare a se stessi. La candidata del partito più europeista e atlantista del reame da mesi imperversa sui social inneggiando a Vladimir Putin («la Storia gli darà ragione»), insultando il presidente ucraino Volodymir Zelensky («un nemico del suo popolo») senza risparmiare il francese Macron («un fattorino») e la tedesca Von der Leyen («una sguattera»). E difendendo a spada tratta il professor Alessandro Orsini, anche a costo di brutalizzare la sintassi italiana («C’è ancora chi ragiona. Meno male che gli studenti abbiano capito»).

Calenda, naturalmente non ne sapeva nulla e si scusa con i suoi sostenitori: «Nostro errore non aver verificato. Stiamo gestendo la cosa». E meno male che il leader di Azione aveva fatto della selezione della classe dirigente un punto centrale del suo programma politico, spiegando che avrebbe addirittura reintrodotto il cursus honorum per scegliere i candidati. Il risultato è questo: una “putiniana” in cima alla lista in un collegio molto grande che comprende quattro province (Caserta, Salerno, Avellino e Benevento).

La “svista” dei dirigenti di Azione è figlia della crisi profonda della politica e dei partiti, ridotti ormai a puri comitati elettorali, privi di democrazia interna e di organismi di controllo, disprezzati dagli elettori e usati come autobus dai perfetti sconosciuti che di tanto in tanto occhieggiano nel calderone delle liste. Una crisi amplificata dal taglio del numero dei parlamentari, riforma approvata a furor di popolo che ha reso i partiti ancora più famelici, accentrando ulteriormente il potere nelle mani delle segreterie. E abbassando la qualità della classe dirigente.

Sentite come risponde Modestino D’angelo al giornalista del Corriere che le spiega che Calenda è infuriato con lei: «Sono dispiaciuta, vorrei che mi ascoltasse e avere l’opportunità di farmi conoscere». Ma da chi? Dagli elettori o da Calenda?

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