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«Io, candidata sorteggiata al Csm, dico: la parità è un’illusione»

Parla Monica Marchionni, magistrato di Sorveglianza a Siracusa candidata con l’estrazione ex lege che mira a garantire la parità di genere
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Monica Marchionni è magistrata di Sorveglianza a Siracusa. Bolognese, in magistratura dal 1994, in occasione delle elezioni del Csm, previste per il 18 e 19 settembre prossimi, si presenta nel Collegio 4 come candidata sorteggiata ex lege nella lista dei giudici.

A spiegare il percorso che l’ha portata alla candidatura al Consiglio superiore della magistratura è proprio la giudice Marchionni, che sottolinea prima di tutto di non appartenere a nessuna corrente. «Il movimento indipendente “Altra proposta” – dice al Dubbio – ha nei mesi scorsi scelto i propri candidati attraverso un sorteggio. All’inizio del mese di agosto, con l’intervento della riforma Cartabia, è stato notato che le liste dei quattro collegi non contenevano un numero pari di magistrati uomini e donne, senza assicurare la parità di genere, e si è proceduto ad un ulteriore estrazione di nominativi innanzi al comitato elettorale presso la Corte di Cassazione. L’estrazione ex lege mira esclusivamente a garantire la parità di genere».

Su questo sistema di scelta dei candidati – tema di grande attualità per le novità apportate – Marchionni si sofferma in particolar modo e si pone al tempo stesso una domanda: «Il soggetto estratto a sorte in Cassazione, che entra in una competizione elettorale già avviata da mesi, che risulta essere davvero indipendente perché estraneo alle correnti e alle loro logiche, che strumenti ha per svolgere una campagna elettorale tra i suoi colleghi? Ci troviamo di fronte ad una fictio, ad uno specchietto per le allodole. A mio avviso, questo sistema non assicura né la parità di genere né la vera indipendenza. Il sorteggio potrebbe davvero essere un valido strumento per il futuro a condizione che siano tutti gli aspiranti al Csm sorteggiati, superando il sistema delle correnti. Pongo all’attenzione il mio caso. Io sono stata sempre lontana dalla vita associativa. Per me la sfida è ardua in questa competizione elettorale, ma non mi sottraggo e cercherò di portare all’attenzione dei miei colleghi una serie di temi e problemi che affrontiamo ogni giorno nel nostro lavoro».

La mancata adesione a correnti penalizza. «Ma nonostante questo – prosegue Marchionni –, la voglia di andare fino in fondo è tanta, per far sentire la mia voce e far comprendere che sono al servizio della magistratura. Non mi arrendo certo in questa fase della competizione a meno di un mese dal voto. La mia presenza vuole aprire un varco con la speranza di un risveglio che possa portare a voltare pagina nella storia della magistratura. Sono profondamente convinta che l’amministrazione della giustizia e l’amministrazione di chi se ne occupa, ossia dei giudici, sono cose ben diverse che richiedono competenze altrettanto diverse. La prima, l’amministrazione della giustizia, richiede la conoscenza della legge, la seconda, l’amministrazione dei giudici, richiede la conoscenza delle persone che contano. Dopo l’esperienza maturata nella magistratura e, soprattutto, dopo i noti fatti del “Palamaragate”, con la possibilità accordata dalla riforma, seppur minima, del sistema elettorale per il Csm, voglio credere che le cose possano cambiare in meglio. Anche per amministrare i giudici deve poter non servire altro che la conoscenza della legge. Come me, tanti ormai si augurano che siano finiti i tempi delle correnti. Il cammino sembra ancora arduo e votare per una perfetta sconosciuta, come me, che ha l’unico merito di avere sempre lavorato, disinteressandosi delle questioni di palazzo, può sembrare inutile. Ma non è così. Ci deve pur essere un inizio».

Dopo la laurea a Bologna nel 1991, il concorso in magistratura nel maggio 1992. E qui la mente va ad un anno finito sui libri di storia. «Il concorso – ricorda Marchionni – del 20, 21 e 22 maggio 1992 ci ha permesso di dare simbolicamente l’ultimo saluto alla dottoressa Francesca Morvillo. Il mio primo incarico nel 1995 è stato a Siracusa, dove sono rimasta svolgendo tutte le funzioni, eccetto quelle requirenti. Non ho mai pensato di lasciare la Sicilia, terra che amo profondamente con tutte le sue contraddizioni, nonostante i carichi di lavoro siano stati, soprattutto nei primi anni, ben oltre la soglia del concetto di esigibilità, comunque inteso. Sono stata giudice del Tribunale penale. Ho potuto constatare che qui si viola qualunque norma del codice penale. Poi Giudice di Corte di assise nel maxi processo alla mafia di Vittoria con più di cento imputati, celebrato in meno di un anno, con sentenza depositata nel termine di novanta giorni. Come Gip, ho emesso l’ordinanza di custodia cautelare nel procedimento “Mar Rosso” per lo sversamento in mare di mercurio proveniente dalla zona industriale di Melilli Priolo e dove iniziò ad emergere la figura dell’avvocato Piero Amara, risultato poi grande amico del dottor Palamara».

Marchionni conosce bene, per la delicata funzione che svolge, il pianeta carcere. «In Sicilia – commenta – le cose non vanno bene, come del resto in tutta Italia. Nel 2006 con l’indulto si riuscirono a svuotare le carceri. Poi però le cose sono di nuovo cambiate, in peggio. Con il Covid abbiamo cercato di ampliare la possibilità di accedere alle misure alternative, ma ormai anche quei tempi sono passati. Registro di nuovo una situazione preoccupante. Siamo inondati di istanze di 35-ter».

Un’ultima riflessione la giudice Marchionni la rivolge al suo programma elettorale. «Condivido appieno – conclude – sia il sistema del sorteggio temperato che quello della rotazione negli uffici direttivi. L’ordinamento giudiziario, a mio modo di vedere, dovrebbe essere materia di interesse e di studio durante l’intera vita professionale del magistrato, così da garantire a tutti noi una concreta preparazione sul punto e una reale possibilità di accesso consapevole agli uffici direttivi. La necessità di determinare i cosiddetti carichi esigibili è ormai stringente, data l’inadempienza che si protrae da anni, ora più che mai per porre argine alla nozione vaga di “risultato atteso”, affidata alla discrezionalità, non meglio regolamentata, del capo dell’ufficio». Obiettivi ambiziosi che non spaventano la giudice del Tribunale di Sorveglianza di Siracusa nella sua corsa al Csm.

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