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Verità e democrazia, l’intervento di Giuliano Amato

Ergastolo ostativo Amato
Il presidente della Consulta pone l'esempio della pandemia: «il post-moderno tecnologico ha sostituito il vero con il verosimile e attorno ai fatti si sviluppano opinioni»
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«Si deve dire sempre la verità, in democrazia?». È la domanda che pone Giuliano Amato, presidente della Corte Costituzionale, nel suo intervento al Meeting di Rimini. «La prima risposta che si dà è sì, certo; una democrazia come tale è fondata sul consenso, il consenso sulla fiducia, per la fiducia la verità è imprescindibile. Questo è vero, ma fino a un certo punto», osserva facendo un esempio concreto.

«Se ho la responsabilità di governare e so che fra quattro giorni ci sarà penuria di alcuni beni nei supermercati, allora è bene che non lo dica subito per non provocare un fenomeno di accaparramento da parte dei primi che ci andranno e faranno razzia di tutto». Quindi, «attenzione: c’è una regola un po’ viscida per la quale, entro certi limiti, la verità si può anche non dire». Ma, prosegue il filo del discorso di Giuliano Amato, «la democrazia deve combattere la menzogna? Qui la risposta è necessariamente sì perché una democrazia non può vivere sulla menzogna. Lo dicono tutti, ma ci dobbiamo capire: ci possono essere verità assolute in democrazia, che è un regime di libertà? Il punto primo è la verità dei fatti, oggi davvero a rischio nelle democrazie, perché il post-moderno tecnologico ha sostituito il vero con il verosimile e attorno ai fatti si sviluppano opinioni che ne prendono solo alcuni brandelli privando di sicurezza la ricostruzione del fatto stesso, contro la regola dei fatti separati dalle opinioni. I fatti sono fatti, poi ciascuno può avere la sua opinione: ma questo pare non sia più vero e che il fatto stesso possa far parte dell’opinione e viceversa, perdendo la certezza della realtà».

Inoltre, «la verità dei fatti, nelle democrazie, è aggredita e contrastata dalle non-verità del verosimile, dal rifiuto per convenienza e a volte per ostinata difesa di gabbie ideologiche di cui si è spesso custodi e prigionieri insieme, che porta a negare la verità dei fatti. Lo abbiamo sperimentato anche durante la pandemia per il Covid, con le divisioni interne, le polarizzazioni, le radicalizzazioni, che rendono così difficili le decisioni in una democrazia. Ma attenzione: oltre alla categoria del vero-falso c’è anche la categoria del giusto-ingiusto e spesso si toccano fra di loro, insidiando le nostre certezze».

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