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Decani, fuoriclasse, e campioni: quella classifica dei “top avvocati” che sembra il club di Caressa e Bergomi

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Chi gioca per l’Europa League e chi si accontenta: la metafora calcistica applicata alla professione forense. Il racconto di Domenico Tomassetti, vincitore della prima edizione del premio Letteratura per la Giustizia
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Caro Direttore,

Sono sempre io, Andrea Armati. Lei conosce la mia storia: a causa di un incidente ho perso la memoria, non tutta, solo gli ultimi 15 anni. E, dopo il coma, mi sono svegliato in un mondo nuovo, diverso. È faticoso sopravvivere senza memoria, ma anche divertente. Come stamattina in cui, su varie chat, ho visto pubblicata una prestigiosa classifica dei top avvocati.

Mi ero abituato, a fatica, a veder premiato ogni mese l’avvocato dell’anno; avevo accolto con favore l’introduzione della categoria superavvocato, perché “chi ha grandi poteri ha grandi responsabilità” per dirla con Stan Lee; ma la classifica non me l’aspettavo. Funziona così: una prestigiosa rivista giuridica pubblica una classifica che divide gli avvocati, settore per settore, in decano, professionista fuoriclasse, fascia 1, fascia 2, etc. Leggo i nomi del settore che mi interessa. I decani, per quanto li conosco, si incazzeranno. Gli stanno dando dei vecchi? Mi viene in mente Arbasino: «In Italia c’è un momento stregato in cui si passa dalla categoria di bella promessa a quella di solito stronzo. Soltanto a pochi fortunati l’età concede poi di accedere alla dignità di venerato maestro».

Poi c’è la categoria che preferisco: professionista fuoriclasse. Lei sa, Direttore, che mi piace il calcio (rectius tifo Roma, che non è proprio la stessa cosa sia nel bene che, soprattutto, nel male). Tra le varie perversioni che conseguono a questa passione c’è quella di vedere, la domenica sera insieme a mio figlio, una trasmissione televisiva su Sky, il Club di Fabio Caressa. Verso la fine del programma, i vari Bergomi, Del Piero, Costacurta e altri ex illustri discettano sulla distinzione tra campione e fuoriclasse, ben coscienti (anzi divertiti e, perciò, divertenti) che stanno solamente cazzeggiando, decidendo in quale dei due elenchi includere i giocatori in attività. Insomma, Direttore, io inserirei, nella classifica, anche la categoria avvocato campione e la distinguerei da quella di avvocato fuoriclasse, se si vuole fare una cosa seria.

Poi, dopo decano e fuoriclasse, vengono le fasce. Nella fascia 1, credo siano inseriti quelli che giocano per lo scudetto: ci sono due ex Consiglieri di Stato, che il diritto possono insegnarlo, due professori universitari, che smentiscono il vecchio detto “chi sa fa, chi non sa insegna”, perché sono anche grandi avvocati. Seguono altri avvocati di consolidata o recente fama. Le altre fasce 2, 3 etc., per continuare a seguire la metafora calcistica, immagino corrispondano (ii) a chi gioca per l’Europa League o (iii) la Conference (che, per chi condivide la mia fede, dallo scorso 25 maggio è diventata la più importante competizione calcistica europea), (iv) a chi ambisce ad un campionato tranquillo e (v) a chi invece si arrabatta nella lotta per la salvezza. Ne conosco molti, spesso bravissimi, e penso alle reazioni stizzite per non essere stati inseriti in fascia 1.

Intanto, mentre rifletto solo per un attimo sulla caducità della gloria umana, vengo distratto dai whatsapp di colleghi che si sentono onorati di essere stati inseriti nella classifica. Ho perso 15 anni di memoria e mi sono svegliato in un mondo nuovo. Strano, ma sicuramente ricco di entusiasmanti possibilità, anche quella, in futuro, di essere inseriti in una fascia (pure la quinta andrebbe benissimo), perché, come diceva Servillo/ Andreotti in un grande film, «sono un uomo di media statura, ma non vedo giganti intorno a me». Immagini quanto potrei esserne felice, solo un po’ meno di quanto sono stato il 25 maggio scorso a Tirana.

Con i più cordiali saluti,

Andrea Armati

di Domenico Tomassetti, vincitore della prima edizione del premio Letteratura per la Giustizia con il romanzo “Una vita come la tua” (Bertoni editore)

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