Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Alessandro si è infilato un sacchetto in testa e si è lasciato morire nella sua cella

Carcere di Parma
Ancora suicidi in carcere. La rabbia dell'avvocata di Alessandro Gaffoglio, il 25enne che si è tolto la vita tra il 14 e il 15 agosto: «L’ho saputo solo tramite i giornali»
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Non si fermano i suicidi in carcere. L’ultimo in ordine di tempo si è verificato a Torino tra il 14 e il 15 agosto e ha riguardato un detenuto di 25 anni, Alessandro Gaffoglio. Si trovava dal 2 agosto nel “Lorusso e Cutugno” e si è tolto la vita ricoprendosi la testa con un sacchetto di plastica. Qualche giorno prima il giovane aveva già tentato il suicidio utilizzando le lenzuola del suo letto.

Gaffoglio si trovava in carcere per due rapine commesse nello stesso giorno ed era indagato per altre tre. Nella giornata di ieri si è tenuta alla presenza dell’avvocata Maria Rosaria Scicchitano, in sostituzione della collega Laura Spadaro che difendeva il venticinquenne, l’udienza per il conferimento della Ctu e il successivo svolgimento dell’autopsia, prevista per oggi.«In merito alla vicenda del mio assistito – commenta l’avvocata Laura Spadaro – non ho tante notizie nel senso che diverse cose io le ho scoperte tramite alcuni articoli di stampa. Purtroppo, non era stato neppure comunicato al padre di Alessandro il precedente tentativo di suicidio. Una cosa orribile, scoperta solo quando gli è stato detto che il figlio era morto. Una notizia data dal cappellano del carcere. Tra l’altro il padre di Alessandro aveva chiesto di fare i colloqui già da alcuni giorni. La richiesta è stata inoltrata l’8 agosto ed è stata accolta con la fissazione del colloquio per il 16 agosto». Una data che avrebbe potuto fare la differenza.

L’avvocata Spadaro non nasconde le sue perplessità in merito a come sono state gestite le cose. Un misto tra rabbia e commozione. «Se una persona – afferma – manifesta l’intenzione di suicidarsi, come minimo vengono fatte delle comunicazioni alla famiglia. In questo caso i genitori. Invece neanche una telefonata. Ma neanche io sono stata mai informata su questo episodio. Questa cosa ci dilania più di tutte. I genitori di Alessandro avevano espresso la loro preoccupazione già nei giorni scorsi. Un altro aspetto che ha gettato la famiglia nella disperazione riguarda la presenza del sacchetto usato per mettere da parte la biancheria usata». Il difensore di Gaffoglio, inoltre, sottolinea un altro aspetto: «A distanza di un giorno è stato scoperto che il giovane è morto. Possibile che non si poteva monitorare adeguatamente il giovane durante la detenzione, considerato che aveva già tentato il suicidio? Siamo in una fase iniziale delle indagini ed è giusto farsi delle domande per trovare quanto prima delle risposte. Non si vogliono a tutti i costi attribuire delle colpe a qualcuno però bisogna capire se ci sono oppure no e come sono andate effettivamente le cose».

Spadaro fa un’ultima riflessione soffermandosi sulle condizioni dei detenuti in generale. «Nel carcere – conclude l’avvocata del Foro di Torino – ci dovrebbe essere un po’ più di umanità. Se ti rendi conto che sussiste una situazione di malessere del detenuto, e mi riallaccio direttamente al caso di Alessandro Gaffoglio, non comprendo perché non debbano essere informate le persone più vicine. In alcuni casi quando si registrano situazioni particolarmente problematiche sarebbe opportuno intervenire con celerità per evitare tragedie come quella che stiamo commentando». Il riferimento dell’avvocata è anche al colloquio tra il padre ed il giovane suicidatosi. Se fosse stata accolta prima l’istanza, il genitore avrebbe potuto rassicurare il figlio, confortarlo e spazzare ogni idea suicidaria? Una domanda alla quale, purtroppo, non ci sarà mai una risposta.

Ultime News

Sponsorizzato

Articoli Correlati