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Giustizia, centrodestra diviso tra garantismo e “manette facili”

centrodestra Salvini Meloni Berlusconi
Difficile, in prospettiva, una coabitazione serena tra Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, che hanno sensibilità diverse sul tema
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“Riforma della giustizia e dell’ordinamento giudiziario: separazione delle carriere e riforma del Csm – Riforma del processo civile e penale: giusto processo e ragionevole durata, efficientamento delle procedure, stop ai processi mediatici e diritto alla buona fama – Riforma del diritto penale: razionalizzazione delle pene e garanzia della loro effettività, riforma del diritto penale dell’economia, interventi di efficientamento su precetti e sanzioni penali”: sono questi i tre punti previsti dal programma di centrodestra per riformare la giustizia “secondo Costituzione” nella prossima legislatura. «Il centrodestra – ha spiegato il deputato di Forza Italia e sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto – ha messo in campo un programma autenticamente liberale, volto a fare del cittadino il punto di riferimento dell’intero sistema Paese.

Un obiettivo che ispira anche le nostre proposte sulla giustizia, che si nutrono della cultura garantista di Forza Italia e muovono da un richiamo vero, di sostanza, alla centralità della Costituzione». «L’ulteriore semplificazione e velocizzazione del processo penale e di quello civile – ha aggiunto -, la digitalizzazione e un intervento più incisivo sull’ordinamento giudiziario, unitamente ad una particolare attenzione alla prevenzione degli infortuni sul lavoro, sono i cardini di quell’attività riformista che il centrodestra compirà una volta al governo. Questo, nella consapevolezza che dalla qualità della giustizia dipende il livello di civiltà del Paese e il suo sviluppo economico».

A leggere il programma e a sentire Sisto parrebbe un buon piano quello pensato dal centrodestra per la giustizia. Ma ci sono un paio di “però” da sollevare. Il primo: si parla di separazione delle carriere, obiettivo invocato ad alta voce dall’Unione delle Camere penali e posto come loro primo punto per una riforma della giustizia non più rinviabile. Tuttavia ci si può fidare, soprattutto di Silvio Berlusconi? Come non ricordare quel 18 maggio 2000, quando ci fu la cerimonia di consegna da parte dell’Unione Camere penali di Roma della “Toga Rossa” proprio al leader di Forza Italia per «la sciagurata ma efficace campagna astensionistica per sabotare i referendum sulla giustizia» promossi, tra gli altri, dal Partito Radicale, tra i quali c’era proprio quello sulla separazione delle carriere? Berlusconi non si fece neanche trovare e mandò avanti l’allora suo portavoce Paolo Bonaiuti a ritirare il “premio”. Promise che avrebbe fatto la riforma in Parlamento ma sappiamo come è andata a finire. Il secondo: vien da pensare che l’espressione “garanzia” della “effettività” della pena sia stata elaborata e scritta da Lega e Fratelli d’Italia, garantisti sul processo e giustizialisti sull’esecuzione penale, come da loro ammissione, o meglio confessione.

Ricordiamo che Giorgia Meloni è prima firmataria di una proposta di legge costituzionale per modificare l’articolo 27 della Costituzione (al terzo comma aggiungere: «La legge garantisce che l’esecuzione delle pene tenga conto della pericolosità sociale del condannato e avvenga senza pregiudizio per la sicurezza dei cittadini»). Dunque il programma del centrodestra “secondo Costituzione” a quale carta fa riferimento? All’attuale o a quella eventualmente riscritta nei loro desiderata? Tornando all’esecuzione penale, non esistendo pene scontate virtualmente, la scelta è tra dentro o fuori il carcere. Quel proposito sta a significare che non verrà dato spazio alle misure alternative al carcere e/o si contrasterà quella parte di riforma del processo penale che prevede di irrogarle direttamente dal giudice di cognizione per condanne sotto i 4 anni? Vuol dire far cadere ogni speranza – letterale – di una legge conforme alla decisione della Corte costituzionale sull’ergastolo ostativo? Se davvero Forza Italia ha abbandonato il suo garantismo classista in materia di carcere, lo scenario appena ipotizzato probabilmente non condurrà ad una coabitazione serena tra le varie forze che compongono il centrodestra.

Per quanto concerne gli altri punti dell’accordo quadro: sulla ragionevole durata del processo, fonti della coalizione ci dicono che al momento non è possibile dare una risposta all’Unione delle Camere penali in merito al ripristino della prescrizione sostanziale, come superamento dell’improcedibilità. Ribadiscono che quello è un programma di massima, i cui punti specifici andranno declinati e dettagliati una volta capita la composizione del Parlamento. Pertanto nessun approfondimento ci è stato dato neanche per quanto concerne la riforma del Csm, se non che bisognerà lasciarsi alle spalle la mediazione politica che ha forgiato le riforme dell’attuale ministro Marta Cartabia e puntare a riforme più incisive, sempre ovviamente nei margini della delega della riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario che scade a giugno 2023.

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