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Il sindaco di Alassio: «Ho subito 34 processi, mi hanno assolto 34 volte. Si chiama persecuzione»

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La vicenda giudiziaria kafkiana del sindaco di Alassio (Savona) indagato anche per la carta usata dalla sua assistente
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di Irene Testa

Oggi parliamo di Alassio, paese in cui il sindaco, Marco Melgrati, ha vissuto una vicenda giudiziaria importante.

Più che una ne ho vissute tante, sono entrato in amministrazione nel ‘ 93, ho ricoperto due mandati come assessore all’urbanistica, ai lavori pubblici e edilizia privata. Sono un architetto. Poi è uscita una legge che mi impediva di svolgere la professione sul territorio. Ho quindi preso la delega al turismo. Successivamente sono stato eletto sindaco per due mandati consecutivi, e la seconda volta con il 70 percento dei consensi degli elettori. Ho poi fatto il consigliere regionale e adesso sono di nuovo sindaco.

Come è possibile che un cittadino venga perseguitato dalla giustizia, nel merito della sua vicenda?

La procura di Savona all’epoca era fortemente politicizzata, e noi siamo una giunta civica senza colori politici. Il problema vero è che in questi anni io ho subito 34 processi, di cui almeno 24 per la mia attività amministrativa e 10 per la mia attività professionale. Al contrario, nessun altro mio collega ha avuto avviso di garanzia e rinvio a giudizio per le stesse problematiche. Comunque sono stato sempre assolto. La cosa che mi ha creato più difficoltà è stato il coinvolgimento nelle spese cosiddette “pazze” della regione Liguria dove sono stato indagato e processato. Sono stato condannato in primo grado per 2800 euro, di cui 1500 legati alla carta che usava la mia assistente, dopo aver chiesto l’autorizzazione al dirigente della regione.

Io ho subito 7 anni di logoramento psicologico che per me è stato un dramma, perché non ho mai rubato neanche una merendina alla Standa. Faccio beneficenze a molti dei miei cittadini. Tanto per dirne una, pago da dieci anni la casa popolare a una signora disabile, sono 100 euro al mese. Diciamo che i 2000 euro che prendo da sindaco li devolvo tutti i mesi in beneficenza perché c’è sempre quel cittadino che non ha i soldi per pagare il gas, la luce, l’acqua, piuttosto che una scadenza diversa.

E quindi il fatto di essere indagato e condannato per 2800 euro per me è stato veramente uno shock. Ho sempre avuto fiducia nella giustizia, perché su 34 processi sono stato assolto 34 volte, e la giuria della corte d’appello ha avuto davvero un coraggio incredibile ad assolvermi per non aver commesso il fatto.

Riguardo gli altri 1300 euro erano stati spesi in rappresentanza, così come previsto dalla legge regionale. Quindi credo che questa vicenda sia veramente scandalosa. Io ricordo che, prima di andare all’udienza per il verdetto della corte d’appello, sono salito sulla macchina, ho fatto 100 metri e mi sono fermato a vomitare, perché lo stress che ho accumulato in questi anni è stato veramente terribile.

Per non parlare della legge Severino, una legge incostituzionale, perché un cittadino è innocente fino al terzo grado di giudizio e questa legge di fatto impone una limitazione che è una condanna. Impedire ad un sindaco di svolgere la sua attività per un anno e mezzo, senza sapere se in terzo o in secondo grado di giudizio potrà essere assolto, è una cosa vergognosa. Il dramma è che la procura, nonostante la sentenza di corte d’appello, puntualmente smonta completamente gli assunti e le teorie dei giudici di primo grado e ricorso in Cassazione. Per tutte queste vicende la Cassazione assolve anche chi è stato condannato in secondo grado, per fortuna. Infine è il turno del giudice a Berlino.

Come può accadere che un giudice decida di perseguire una persona 34 volte?

Forse sono un sindaco scomodo, perché dico le cose che devono essere dette e le dico in maniera forte. Ricordo che abbiamo fatto un bando per ristrutturare il Grand Hotel di Alassio che è in centro, era chiuso da 40 anni e rappresentava una struttura fatiscente.

La società che aveva vinto il bando ha fatto delle varianti nel parcheggio sotterraneo alla piazza, e io sono stato indagato per concorso morale in abuso d’ufficio. Appena mi è arrivato questo avviso di garanzia, ho fatto un comunicato stampa con il titolo “la procura di Savona ha più fantasia di Walt Disney”, non mi faccio certo prendere in giro.

Ho sofferto psicologicamente 7 anni questo dramma, nonostante avessi seguito una legge regionale molto chiara che consentiva sia le spese di rappresentanza, sia i rimborsi delle spese alle assistenti in varie forme. C’è chi le prendeva come rimborsi chilometrici, chi le prendeva come biglietto del treno. La mia segretaria era andata a chiedere al Dirigente se poteva usare la mia Viacard, mentre io usavo il telepass, per venire nel mio ufficio di Alassio a preparare le interrogazioni, gli ordini del giorno e le proposte di legge che io avevo abbozzato la sera prima.

Immagino anche la sua famiglia sia stata toccata emotivamente e psicologicamente dalla vicenda.

Sì, i miei figli, mia madre, mio padre. A me hanno insegnato i quattro valori nella vita: la fede in Dio, l’onestà, il lavoro e l’amore per la patria. Finché non si arriverà a una divisione delle carriere non ci sarà molto da fare. Perché è impossibile che un PM da un giorno all’altro possa diventare giudice e perseguire la persona che aveva in qualche modo indagato quando era PM. È un problema grave che il presidente Berlusconi aveva cercato di risolvere. Sappiamo tutti com’è finita.

Mi viene spontaneo chiederle se a questo punto non c’è che da sperare nei Referendum sulla giustizia indetti dal Partito Radicale e dalla Lega, sostenuti anche da Forza Italia.

Io ho firmato questo Referendum. La verità è che in Italia ci sono due caste intoccabili: i Pubblici Ministeri che cercano la notorietà e fanno i PM d’assalto, per poi trovarsi con un pugno di mosche. L’altra è la sovrintendenza, che ha un potere spaventoso anche su cose che non sono proprio di loro competenza e che dovrebbero essere di competenza dei comuni. Il problema vero è che nel momento in cui qualcuno propone un referendum, o una legge sulla giustizia, viene perseguitato immediatamente proprio da quella giustizia che dovrebbe essere migliorata.

I prefetti sono succubi della giustizia. Se il procuratore generale di una provincia o di una regione decide che un comune è da sciogliere, il prefetto aderisce, senza approfondire, alla delibera del giudice.

Io sto aspettando il giudizio finale della corte di Cassazione, nel momento in cui avrò l’assoluzione piena anche della corte di Cassazione sarà mia premura denunciare la procura di Genova. Anche perché per un anno e mezzo sono stato sospeso dall’incarico di sindaco. Sarà mia premura fare causa per danni morali e materiali.

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