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«Carlo stai sereno»: a un passo l’accordo tra Renzi e Calenda

Calenda accordo Renzi
I due leader predicano ancora prudenza ma gli sherpa dei due partiti stanno già lavorando a liste, collegi e simboli
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L’accordo tra Carlo Calenda e Matteo Renzi per la nascita del terzo polo è ormai alle battute finali. I pontieri di Azione e Italia viva stanno lavorando da giorni per un programma comune che abbia come bussola l’ormai famigerata “agenda Draghi” e ieri sera hanno parlato anche di liste e simboli. D’accordo anche Federico Pizzarotti, leader di Lista civica nazionale, già alleata di Iv, che ha tutta invitato a «fare presto per non perdere l’entusiasmo». L’obiettivo è la doppia cifra, anche se i primi sondaggi che testano la forza dei due partiti assieme li vede attorno al 5 per cento dei voti. Cifra sufficiente a far eleggere deputati e senatori con il proporzionale ma non abbastanza convincente per «sfasciare il centrodestra» (altro obiettivo dichiarato) e «far restare Draghi a palazzo Chigi». Sulla trattativa incombono i dubbi sulla necessità o meno per il partito di Calenda di raccogliere le firme per presentare una lista autonoma. Secondo lo stesso Calenda non c’è bisogno delle firme, perché «l’esenzione è stata rimandata dal Parlamento europeo» e di conseguenza «non c’è alcun dubbio«sull’esenzione. In caso contrario, sarà praticamente impossibile raccogliere le firme necessarie e quindi Azione dovrà appoggiarsi a Iv. Questioni tecniche a parte, ormai sia Renzi che Calenda parlano in maniera aperta di terzo polo. «Nel terzo polo ci sarà una leadership, lo decideremo», ha detto ieri Calenda, alludendo al fatto che potrebbe essere lui o Renzi ma anche una figura terza, forse una donna. Tutti gli indizi, in quel caso portano alla ministra per il Sud, Mara Carfagna. «Io credo che si possa lavorare se è chiaro chi fa il leader – ha aggiunto l’ex ministro dello Sviluppo economico – Ma è prematuro dirlo e ribadisco che non ho ancora chiuso l’accordo con Renzi». ma i due ci stanno lavorando e la chiusura potrebbe arrivare nelle prossime ore. «Parliamo soprattutto di cosa vogliamo fare e definiremo anche i collegi – sottolinea il leader di Azione – Dopo quello che è accaduto con Letta, ora sono cauto ma il terzo polo non è necessario, è fondamentale: non possiamo fare la politica dei due forni, perché c’è un forno sovranista che è pericoloso ma l’obiettivo è di fare una maggioranza larga che consenta a Draghi di rimanere, puntiamo al pareggio e vogliamo essere il perno di un ribilanciamento verso il centro». E lancia poi il nome della campaga elettorale che, come per la corsa alle Comunali di Roma, si chiamerà “L’Italia sul serio”. Anche sul fronte renziano si gioca a carte coperte, predicando prudenza ma con la consapevolezza che l’accordo è a portata di mano. «Le strade aperte per Italia viva sono ancora due – spiegano fonti renziane – La prima è quella di una corsa in solitaria con il nome Renzi sulla scheda e l’accordo con alcuni simboli tra cui la Lista civica nazionale di Federico Pizzarotti e la lista Moderati di Mimmo Portas; la seconda è quella di un accordo con Azione per una lista unitaria». Le stesse fonti lamentano una certa freddezza da parte di Azione dopo le aperture dell’ex presidente del Consiglio, ma l’impressione è che sia solo pretattica. E mentre è attesa per oggi la convocazione degli organi di Italia viva per decidere sul simbolo, i renziani fanno sapere che è stata raggiunta la quota di 10mila volontari per la campagna elettorale, che partirà in Salento nei luoghi della Tap”, concludono le fonti di Iv. «Non sono uno di quelli che fa la politica su Twitter e in televisione – ha detto ieri Renzi – ma il terzo polo è un’occasione straordinaria per cambiare il Paese e per far tornare Draghi a palazzo Chigi». Per poi spiegare che «se Calenda lo vuol fare» Italia via c’è «in modo molto aperto e generoso». Quel che si fa notare, da una parte e dall’altra, è che dopo la telenovela tra Azione e il Pd di tempo non ce n’è molto. Le stilettate ai dem, per mano renziana, non mancano . «Il Partito democratico ha sbagliato tutto – ha scandito il senatore di Rignano sull’Arno – Enrico Letta poteva fare o l’agenda Draghi, e allora doveva andare da noi, ad Azione, fino al Pd, ma ha scelto di dire di no perché ce l’ha con me per vicende personali; oppure poteva fare una cosa diversa, che io non avrei condiviso, l’alleanza di tutti contro la destra e a quel punto doveva parlare con i Cinque Stelle». Secondo Renzi il segretario dem finirà «come l’asino di Buridano, che non sapendo dove girarsi muore di fame».Nel frattempo Italia viva accoglie nel proprio gruppo alla Camera Federica Dieni, ex pentastellata e vicepresidente del Copasir. «L’arrivo di Federica – spiega la capogruppo a Montecitorio di Iv, Maria Eelena Boschi – dimostra che la costruzione di un progetto serio al centro è possibile e il tentativo di polarizzare le elezioni sta fallendo: oggi più che mai il nostro progetto riformista si conferma attrattivo».

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