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Tra clamori e censura, viaggio a colori nel mondo Drag

Questo volume ha il pregio di mostrare il lato gioioso di una rivoluzione che si può fare a partire dal proprio armadio
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I lettori di questa recensione sono invitati a leggerla vestiti da star e spogliati di ogni eroismo dato dalle indignazioni facili. Non proprio così, ma quasi, nel 1870 un quotidiano inglese, il Reynold’s Newspaper, pubblicava l’invito a un evento clamoroso cui gli avventori sarebbero stati ammessi solo se si fossero presentati vestiti da donna. Nasceva così il drag.

Ma l’arte di rovistare nei guardaroba, indossare quello che di più eccentrico vi si trova e vestire panni diversi dai propri è antica quanto l’umanità. E “L’arte del drag”, appena uscito per un neonato editore che pubblica per lo più bizzarri libri illustrati, Quinto Quarto, ne ripercorre la cronologia in un’esplosione di brevi testi e disegni furiosamente colorati.

Si parte proprio dal principio. Dai mimi del teatro greco, che grazie a una gestualità enfatizzata e a movenze caricaturali sono riconosciuti come i primi ispiratori di quello che poi diventerà il drag contemporaneo. E si procede poi con le vicende tormentate dei ruoli femminili nel teatro shakespeariano, affidati a uomini incipriati e vestiti di balze pur di non scontentare la censura puritana, che riteneva sconveniente per le brave donne inglesi un mestiere tanto ambiguo come quello dell’attore. Passando per le movenze eleganti del teatro kabuki, per l’incredibile padronanza degli occhi che ballano della danza kathakali e per le sete e i rossetti vermiglio delle Dan dell’Opera di Pechino, si precipita disegno dopo disegno nel vaudeville e nella pantomima. Spettacoli scanzonati della fine del XVIII secolo, che coniugavano esibizioni comiche a canzonacce satiriche, e che permisero a diverse generazioni di artisti drag di sbeffeggiare i costumi compassati della morale vittoriana, prendendosi gioco delle questioni di genere.

Ecco che qui si mette in moto la principale ragione di interesse di un libro tanto strampalato quanto il fenomeno che ripercorre. Col procedere dei secoli che la lettura porta con sé, al lettore verrà in mente di chiedersi: solo duecento anni fa? Solo il secolo scorso? Solo negli anni ’ 20? Solo nei ’ 70? Ogni tappa toccata dalle stravaganze nelle performance, ogni esagerazione dei diversi personaggi impegnati a canzonare i canoni di bellezza, ogni invenzione estetica e ogni shock morale erano puntualmente seguiti da repressione e censura, certo. E il volumetto, che non ha pretese di esaustività, dà però conto puntualmente della sfilza secolare di reati connessi al travestimento e degli abusi, degli arresti e delle aggressioni ai danni delle comunità queer. Ma quel che strabilia è l’incredibile capacità che quella comunità ha avuto di lottare per l’affermazione di una libertà ironica, spensierata, felicemente anticonformista.

E in tempi che paiono aver dimenticato del tutto e da più parti quanto più forte sia una protesta che provochi senza prendersi mai del tutto sul serio e che non si sacrifichi agli altari dell’ortodossia, neanche la più giusta, questo libretto ha il pregio raro di mostrare il lato gioioso della rivoluzione. Rivoluzione che si può fare a partire dal proprio armadio sbertucciando ogni regola tranne quella di sbertucciarsi anche da sé.

“L’ARTE DEL DRAG”

JAKE HALL TRADUZIONE DI MAURO MARASCHI QUINTO QUARTO EDIZIONI GIUGNO 2022

 

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