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E ora queste Camere non potranno neppure eleggere i laici del Csm

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Il rinvio del voto parlamentare per i 10 laici produce anche un’altra conseguenza politica: vedrà quasi certamente decimato il futuro peso del Movimento 5 Stelle a Palazzo dei Marescialli
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C’è un paradosso, una risvolto surreale della crisi, che riguarda l’ordinamento giudiziario, la magistratura, e che aiuta a comprendere l’irrazionalità in cui il sistema istituzionale è precipitato. Dopo tanti affanni, dopo la rincorsa tortuosa alla riforma del Csm imposta dalla necessità di eleggere i nuovi togati con le nuove regole del ddl Cartabia, si avrà sì, a settembre, il voto per i 20 consiglieri magistrati, ma il Parlamento non potrà eleggere i 10 laici.

Conseguenza ai limiti dell’incredibile: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà costretto a prorogare il Consiglio superiore attuale. Ipotesi che fino a qualche mese a suscitava sdegno, anche rispetto a una sua versione addolcita, e cioè che l’elezione dei togati potesse slittare da giugno a settembre. Come è poi avvenuto.

Se pure le Politiche potranno celebrarsi a ottobre, si rischia dunque di arrivare a poche settimane da Natale con il plenum tuttora in carica. Non basterà – con un governo privo di fiducia, in carica solo per gli affari correnti, e con un Parlamento inerte – che la magistratura, il 18 e 19 settembre prossimi, vada alle urne per scegliere i propri rappresentanti al Csm. Nei giorni scorsi le correnti hanno completato la griglia dei loro candidati, ieri si è aggiunta la notizia del no di Nicola Gratteri a presentarsi con il sostegno di Autonomia & indipendenza, il gruppo nato su iniziativa di Piercamillo Davigo.

Certo, il rinvio del voto parlamentare per i 10 laici produce anche un’altra conseguenza politica: vedrà quasi certamente decimato il futuro peso del Movimento 5 Stelle a Palazzo dei Marescialli. Se Draghi non fosse inciampato nell’incredibile sequenza di questi ultimi giorni, la scelta dei consiglieri eletti dalle Camere sarebbe spettata al Parlamento tuttora in carica, in cui il preso dei grillini è sovradimensionato rispetto all’attuale consenso nel Paese. Ma questo sarebbe stato un paradosso decisamente più sopportabile, rispetto a un sistema istituzionale ridotto alla paralisi nel pieno della peggior congiuntura dal dopoguerra.

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