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Conte pensa allo strappo: «Basta ricatti: siamo leali, non fedeli al governo»

Conte Grillo governo Draghi
Alla fine anche Grillo apre all’ipotesi dell’appoggio esterno: «Il M5S non è quello del guaglione di Pomigliano d’Arco»
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L’inizio della fine? «La riforma Cartabia». Mentre Beppe Grillo manda ancora più in confusione il Movimento 5 Stelle nel corso della sua visita romana, Giuseppe Conte prova ad analizzare la situazione e a individuare il momento in cui il partito ha iniziato ad andare in crisi. «Sono stati giorni terribili», spiega l’avvocato, ricordando le tensioni di un anno fa, «è lì che è iniziato un certo attacco, da parte del mainstream, sul fatto che mettevamo in discussione l’equilibrio di un governo di emergenza». Non solo: «È lì che è iniziato il ricatto», aggiunge, ammettendo il disagio con cui i grillini si trovano a sostenere l’esecutivo di Mario Draghi. «Noi siamo al governo con spirito costruttivo, non di fedeltà. Non siamo fedeli», precisa con maggiore nettezza. «Il nostro obiettivo è mantenere l’impegno con i cittadini che ora sono in estrema difficoltà. Noi ci siamo a queste condizioni. Chiediamo dignità. Diamo un contributo ma vogliamo essere ascoltati».

Del resto, che Conte sia ancora tentato da uno strappo col governo è fatto noto. Ma ha bisogno della benedizione dell’“Elevato”, fino a lunedì convinto che la permanenza del Movimento in maggioranza non potesse essere messa in discussione. Un’indicazione categorica che però ieri è apparsa già meno granitica. Tanto da concedere che l’appoggio esterno tanto invocato da molti parlamentari potrebbe «essere una strada», secondo Grillo. Certo, «se Draghi pensa che il Movimento è quello del guaglione di Pomigliano d’Arco allora noi non ci stiamo al governo», dice il fondatore aprendo qualche spiraglio. E a proposito di Luigi Di Maio “lo scissionista”, il Garante aggiunge: «Anche Giuda ha tradito Gesù ma poi Gesù è risorto ed è diventato Gesù, mentre Giuda ha fatto la figura che ha fatto. Ecco, qui siamo alle prese con Giuda, venduti per 30 bitcoin». Lo show di Grillo serve a ricompattare le truppe allo sbando e il vecchio comico fa attenzione a ogni dettaglio: «Luigi è stato furbo, ha fatto un’uscita studiata a tavolino, ma non bisogna portare rancore nei confronti di chi ha scelto di andare via».

Ma se il ministro degli Esteri ha studiato con attenzione i tempi per abbandonare la nave, in casa M5S sembra regnare ancora la confusione. Perché invece di mettere ordine al caos, come spesso succede, Grillo confonde di più le acque. Dice e smentisce, apre e chiude. Su tutto. Deroga al limite dei due mandati compresa, uno dei temi più delicati per il mondo pentastellato uscito a pezzi dalla scissione. Un minuto prima il fondatore ribadisce la sua intenzione di mantenere «un principio inderogabile», un minuto dopo si ammorbidisce: «ci metteremo lì a ragionare» con Conte, dice. «Al limite si potrebbe pensare a consiglieri per i quali si deroga per candidarli a presidente di regione, o a organi diversi», aggiunge, spazzando via l’antico principio “casaleggiano” secondo cui una deroga equivaleva alla cancellazione di una regola. Per stemperare la tensione Grillo si concede qualche siparietto con i big arrivati al capolinea, come Alfonso Bonafede. «Quelli al secondo mandato resteranno, daranno il loro contributo ma in maniera diversa. Tu, Alfonso, hai dato tanto al Movimento e hai ricevuto poco», ironizza il garante, che poi incassa la replica, dello stesso tenore, dell’ex Guardasigilli: «Su questo ti correggo ho dato tanto e ricevuto tantissimo, ma a un certo punto il flusso si è interrotto».

Ma risate e battute a parte, il Movimento ribolle. Deputati e senatori chiedono risposte sul destino politico del partito e sul loro futuro personale. Sul piatto troppe incognite che potrebbero produrre altre fuoriuscite nelle prossime ore. E il primo nodo da sciogliere, sul versante deroghe, è quello di Giancarlo Cancelleri, lo storico esponente siciliano del M5S che vorrebbe candidarsi alle primarie regionali del centrosinistra per la selezione del candidato governatore. C’è tempo fino al 30 giugno per presentarsi alla corsa, ma solo poche ore per decidere sull’eventuale “salvacondotto”. Per metterlo ai voti, lo Statuto 5S prevede infatti un preavviso di 24 ore. Mentre scriviamo non sappiamo cosa hanno deciso di fare Conte e Grillo nel corso del loro faccia a faccia serale. Di sicuro dalla Sicilia, metaforicamente, passa buona parte del futuro del Movimento.

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