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Procura generale, il Csm sceglie Salvato. Continua l’era Salvi

Il plenum incorona il braccio destro del pg uscente con 17 voti. La stoccata di Cascini contro la riforma: «Aria da resa dei conti»
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È Luigi Salvato il nuovo procuratore generale della Corte di Cassazione. Una nomina in continuità con l’era di Giovanni Salvi, che il 9 luglio andrà in pensione, passando il testimone al suo braccio destro, l’attuale procuratore aggiunto al Palazzaccio. La scelta del plenum è arrivata dopo poco più di un’ora di discussione davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che come da prassi si è astenuto dal voto. E alla fine Palazzo dei Marescialli ha incoronato Salvato con 17 voti, contro gli otto raccolti dal procuratore generale di Napoli Luigi Riello, sostenuto dai togati di Magistratura Indipendente, da Nino Di Matteo, dai laici di Forza Italia e da Emanuele Basile della Lega.

Nessuna polemica, nessuna rievocazione delle famigerate chat di Palamara – che probabilmente usciranno di scena definitivamente con questa nomina -, solo qualche frecciatina da parte del consigliere Giuseppe Cascini, che prima di dichiarare il proprio voto per Salvato ha ringraziato Salvi, «che nel corso del suo mandato ha dovuto affrontare uno dei passaggi più difficili, se non il più difficile, della magistratura – ha sottolineato -. Non sono sempre stato d’accordo con le sue decisioni, ma è doveroso riconoscere il contributo da lui offerto per recuperare la credibilità e l’autorevolezza della nostra istituzione». Ed è stato in questo momento che Cascini ha dichiarato la propria «personale vicinanza per gli indecorosi attacchi sul piano personale, provenienti da chi, all’interno e all’esterno della magistratura, ha pensato di cogliere al balzo lo scandalo del 2019 per regolare i conti». Il riferimento è senz’altro al suo ruolo di titolare dell’azione disciplinare, che in occasione del caso Palamara ha portato a non poche polemiche, anche in relazione alle linee guida sulla valutazione delle chat, che hanno escluso l’autopromozione dagli illeciti.

Polemiche culminate anche in un esposto per “rifiuto d’atti di ufficio” presentato nei suoi confronti da Rosario Russo, ex sostituto pg presso la Suprema Corte, che contesta all’attuale pg il mancato avvio di azioni disciplinari nei confronti del giudice del Tribunale di Crotone Massimo Forciniti, componente del Csm nel periodo in cui vi era anche Luca Palamara. Ma della resa dei conti, ha aggiunto Cascini, si trova traccia anche «nel dibattito sui referendum e sulla riforma» e «nelle decisioni approvate». Un chiaro riferimento alla recente approvazione della riforma del Csm, bocciata sonoramente da Palazzo dei Marescialli e definita dall’Anm una vendetta contro la magistratura. La “risposta” è arrivata indirettamente al termine della discussione, quando Mattarella ha ricordato al Csm il suo ruolo fondamentale, proprio in relazione alle norme approvate dal Parlamento.

Palazzo dei Marescialli «sarà chiamato nei prossimi mesi a fornire il suo essenziale contributo all’attuazione della riforma ordinamentale approvata dal Parlamento nei giorni scorsi», ha ricordato il Capo dello Stato, sottolineando che «saranno mesi di lavoro intenso, nel corso dei quali continuerò a seguire con attenzione e con rispetto per il suo ruolo l’attività consiliare». E poco prima ha espresso l’auspicio che il Csm «continui a svolgere le sue funzioni assicurando tempestività e la doverosa trasparenza delle sue decisioni nell’ultimo tratto di questo quadriennio». Cascini ha anche espresso rammarico per «l’incapacità della V Commissione di pervenire a scelte unitarie. Eppure in questo caso – ha sottolineato – ve ne erano tutti i presupposti», essendo Salvato in possesso di tutti gli indicatori speciali previsti dagli articoli 22 e 34 del Testo unico sulla dirigenza giudiziaria. «Mi pare difficile comprendere come si possa propendere per un altro candidato – ha chiosato -. Non ho compreso le ragioni di tale proposta. Peccato. Vorrei dire sarà per la prossima volta, ma temo che per noi il tempo delle occasioni sia finito oggi».

In magistratura dal 1980, Luigi Salvato è stato giudice al Tribunale di Lagonegro e di Santa Maria Capua Vetere, e dal 1988 a Napoli. Nel 1995 è stato scelto come componente dell’Ufficio Studi del Consiglio superiore della magistratura, dove è tornato nel 2004 per alcuni mesi nel ruolo di segretario generale, nel 1997 assistente di studio alla Corte Costituzionale. Dal 2002 è approdato alla Corte di Cassazione come magistrato addetto all’Ufficio del Massimario, poi consigliere, sostituto procuratore generale, avvocato generale e infine, dal 2020, procuratore generale aggiunto.

Un profilo completo, il suo, che lo ha portato a prevalere su Riello, definito da tutti, comunque, un magistrato eccellente, al pari del terzo candidato, il pg di Roma Antonio Mura, per il quale non era stata formulata però alcuna proposta in Commissione. A Salvato è andato anche il voto di Salvi, che ha sottolineato la sua capacità di dare «un impulso importante» a tutte le sfide affrontate dalla Cassazione, definendolo «il maggior esperto di risoluzione dei conflitti di giurisdizione». Ma Salvato avrebbe anche dimostrato una «grandissima professionalità sul tema fondamentale del rapporto con la Corte». Un aspetto che «sarà fondamentale nei prossimi mesi, perché le sfide che abbiamo davanti sono complesse. Mi dispiace molto per Riello, ottimo magistrato che stimo e a cui voglio bene – ha quindi concluso Salvi -. Però devo fare una scelta. Ed è per Salvato».

«Sono certo che il procuratore Salvato saprà assicurare una guida efficace della Procura generale alla luce delle sue comprovate qualità professionali e della sua capacità organizzativa, aspetti messi in evidenza nella delibera appena approvata. Nella stessa misura saprà certamente fornire un contributo significativo ai lavori di questo consiglio», ha dunque affermato, chiudendo i lavori, Mattarella. Che poi ha ringraziato Salvi «per l’attività svolta nell’arco di tutta la sua eccellente carriera in magistratura, particolarmente nel ruolo così impegnativo attualmente rivestito. Ha assunto questo incarico – ha concluso – in uno dei periodi più difficili della storia della nostra magistratura, assicurando una gestione equilibrata e autorevole nei diversi ambiti di competenza del suo ufficio, sulla base di una lettura puntuale della realtà e delle norme, ha dimostrato autentica autonomia, ponendo il massimo impegno a tutela del valore costituzionale dell’esercizio della giurisdizione e della sua irrinunciabile indipendenza. Gli rinnovo un saluto riconoscente e un augurio per il futuro».

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