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Risoluzione Ucraina, c’è l’intesa. Draghi al Senato: “Continueremo a sostenere Kiev su vostro mandato”

Testo approvato: via libera dell'aula con 219 sì, 20 contrari e 22 astenuti. Passa la linea del premier
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In zona Cesarini, la maggioranza ha chiuso l’accordo sulla risoluzione per le comunicazioni del premier Mario Draghi in vista del Consiglio Ue. Un testo che impegna il governo in 10 punti. Tra questi anche il nodo del coinvolgimento del Parlamento, richiesta avanzata dai 5 Stelle, che ha tenuto banco nel confronto nelle ultime 24 ore.

L’Aula del Senato ha approvato la  numero 5, su cui c’era il via libera del governo, con 219 senatori a favore, 20 contrari e 22 astenuti. Poco prima l’Aula aveva respinto le altre quattro risoluzioni che avevano avuto parere contrario del governo. Ora Il’esecutivo sarà chiamato a riferire in aula in vista di summit internazionali e nel caso di eventuale invio di forniture militari all’Ucraina, all’interno della cornice già definita dal dl Ucraina approvato nei primi giorni dell’invasione russa. Il punto d’incontro si trova nel punto quattro: si tratta del passaggio che impegna il governo «a continuare a garantire, secondo quanto precisato dal decreto-legge n. 14 del 2022, il necessario e ampio coinvolgimento delle Camere con le modalità ivi previste, in occasione dei più rilevanti summit internazionali riguardanti la guerra in Ucraina e le misure di sostegno alle istituzioni ucraine, ivi comprese le cessioni di forniture militari». L’accordo raggiunto con il testo è stato sottoscritto da tutte le forze politiche, ma è arrivato a comunicazioni di Draghi già iniziate. Sul filo di lana insomma, poiché i testi delle risoluzioni dovevano essere depositate entro il termine della discussione generale in Senato seguita al discorso del premier.

Draghi al Senato: “Continueremo a sostenere Kiev su mandato del Parlamento”

«L’Italia continuerà a lavorare con l’Ue e il G7 per sostenere l’Ucraina, ricercare la pace, superare questa crisi. Questo è il mandato ricevuto del Parlamento, da voi, e questa è la guida per la nostra azione», ha spiegato Draghi al Senato. «A Kiev ho ribadito che l’Italia vuole l’ucraina in Europa e vuole lo status di paese candidato. Siamo stati tra i primi a sostenere questa posizione con chiarezza in Ue e in Occidente e per la prima volta l’ho fatto proprio in questo Parlamento, continueremo a farlo anche la Consiglio Ue», ha aggiunto il premier. Per l’Ucraina va fatto uno «sforzo collettivo – ha proseguito – e coinvolgere organi internazionali e banche. Bisogna costruire e ridare una casa a chi l’ha persa, riportare i bambini a scuola e aiutare la ripresa della vita economica e sociale. Oggi spetta a tutti noi di permettere all’Ucraina di rinascere».

«Il conflitto in atto rischia di creare crisi umanitaria di dimensioni straordinarie, la fornitura di grano è a rischio, nei porti sono bloccati cereali che rischiano di marcire, e la devastazione della guerra peggiorerà la situazione», ha spiegato ancora Draghi. La strategia dell’Italia si muove su due fronti, quello del sostegno all’Ucraina e delle sanzioni contro la Russia. «Mosca deve accettare di fermare le ostilità e sedersi al tavolo dei negoziati. Durante lamia visita in Ucraina ho visto da vicino le devastazioni ma anche la determinazione degli ucraini a difendere il loro Paese. Siamo andati a Kiev per testimoniare di persona che i nostri Paesi sono determinati ad aiutarla Kiev nella difesa della democrazia e della libertà. La pace deve rispettare i diritti degli ucraini e la loro volontà». «Le sanzioni» alla Russia «funzionano. Il tempo sta rivelando che queste misure sono sempre più efficaci», dice il premier, «ma i canali diplomatici rimangono aperti» per una pace «nei termini che sosterrà l’Ucraina», ha osservato il premier.

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