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Debacle Macron: non ha la maggioranza in Parlamento. Vola la destra di Le Pen

Tsunami legislative: Francia a rischio ingovernabilità. Da 8 a 89 seggi: risultato storico per il Rassemblement national di Marine Le Pen
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«Ci vorrà molta fantasia» per governare: la Francia si dirige verso l’ignoto dopo le elezioni legislative simili a un terremoto, con il campo Macron che perde la maggioranza assoluta, la forte svolta della sinistra unita e lo storico punteggio della destra di Le Pen. Questi risultati del secondo turno, senza precedenti sotto la Quinta Repubblica, sollevano chiaramente la questione della capacità di Emmanuel Macron di poter governare e far passare le riforme promesse, in particolare quella delle pensioni.

Si apre un delicato periodo di trattative a tutti i livelli per suggellare alleanze, rimpasto di governo e negoziare posizioni di responsabilità nella nuova Assemblea. Dovrà stringere alleanze con LR e UDI, che hanno perso peso ma hanno conquistato 64 seggi? Rimasto in silenzio domenica sera, Emmanuel Macron, che aveva esortato i francesi a dargli «una maggioranza forte e netta», si ritrova indebolito solo due mesi dopo la sua rielezione contro Marine Le Pen.

È un vero proprio exploit infatti quello del Rassemblement national di Marine Le Pen che al secondo turno ha ottenuto 89 seggi. Nelle scorse elezioni del 2017 il partito, che allora si chiamava Fronte Nazionale, ottenne 8 seggi e si dovette accontentare di sedere tra i non iscritti all’Assemblea Nazionale non riuscendo a raggiungere la soglia necessaria per formare un gruppo. Cinque anni dopo, la situazione è cambiata: il partito di Le Pen ottiene una svolta storica al termine del secondo turno delle elezioni legislative: 89 eletti del Rassemblement national entrano nel Palais-Bourbon, un risultato inaudito per l’estrema destra francese.

«Lavoreremo da domani per costruire una maggioranza d’azione, non c’è alternativa», ha assicurato la premier Elisabeth Borne, lei stessa eletta proprio al Calvados, affermando che questa «situazione senza precedenti costituisce un rischio per il nostro Paese». I simboli dello schiaffo ricevuto, le sconfitte dei leader della macronie in Assemblea, due intimi di Macron: il presidente Richard Ferrand battuto nella sua roccaforte del Finistère e il boss dei deputati LREM Christophe Castaner nelle Alpes-de -Haute- Provenza. Sconfitti anche tre ministri – Amèlie de Montchalin (Transizione ecologica), Brigitte Bourguignon (Salute) e Justine Benin (Mare) – che ora dovranno lasciare il governo. «Non è quello che speravamo», ha ammesso il ministro dei Conti pubblici Gabriel Attal, che si è però potuto accontentare delle vittorie sul filo di due ministri a Parigi, Stanislas Guerini e Clèment Beaune.

Non sorprende che questa elezione, la quarta in due mesi dopo le elezioni presidenziali, sia stata evitata dai francesi mentre una parte del paese ha subito un’ondata di caldo senza precedenti. Il tasso di astensione, del 53,79%, è in aumento di oltre un punto rispetto al primo turno (52,49%) ma non ha raggiunto il record del secondo turno del 2017 (57,36%). La coalizione presidenziale Insieme! (LREM, MoDem, Agir e Horizons) hanno ottenuto 245 seggi, secondo un conteggio completo dell’AFP, lontani dalla maggioranza assoluta di 289 deputati su 577. Ora è intrappolato tra due potenti gruppi che hanno chiaramente affermato la loro opposizione. La battaglia si preannuncia dura contro la sinistra unita (LFI, PS, EELV e PCF), che diventa la principale forza di opposizione con 137 deputati. Jean-Luc Mèlenchon ha accolto con favore la «totale disfatta» del partito presidenziale annunciando che Nupes avrebbe «messo il meglio» di se stesso «nella lotta parlamentare».

All’offensiva, il vice LFI Eric Coquerel ha stimato che la signora Borne non poteva più «continuare a essere primo ministro» e ha annunciato che l’opposizione avrebbe presentato «una mozione di censura» contro il suo governo il 5 luglio. I Nupes hanno ottenuto il grande slam a Seine-Saint-Denis (12 deputati su 12) e hanno accolto con favore l’elezione di tre personalità: la governante e sindacalista Rachel Kèkè, l’editorialista televisivo Raquel Garrido e un ex giornalista. Insieme! dovrà fare i conti anche con un Rally Nazionale chiaramente rafforzato che, con 89 posti secondo il conteggio AFP, è la grande sorpresa di questo secondo round. Uno «tsunami», ha accolto anche il presidente ad interim di RN Jordan Bardella, il cui partito aveva solo otto eletti nel 2017. Di conseguenza, il RN potrà formare facilmente un gruppo parlamentare, al quale era succeduto solo una volta, dal 1986 al 1988, durante il Front National di Jean-Marie Le Pen, grazie al sistema proporzionale.

«Incarneremo un’opposizione ferma, senza collusione, responsabile», ha annunciato Marine Le Pen, rieletta a Pas-de-Calais. I repubblicani, che rappresentavano la seconda forza nell’Assemblea uscente, ottennero 64 deputati con i loro alleati dall’UDI e dai centristi, una cifra quasi inaspettata per il loro misero punteggio alle elezioni presidenziali. La loro posizione sarà centrale nell’Assemblea poiché il campo Macron avrà bisogno di voti per raggiungere la maggioranza assoluta. Il sindaco LR di Meaux Jean-Francois Copè ha così chiesto domenica un «patto di governo» con Emmanuel Macron, ritenendo che «spetta alla destra repubblicana salvare il Paese». Ma Christian Jacob, il suo presidente, ha assicurato che il suo partito sarebbe rimasto «all’opposizione» ed Eric Ciotti ha lasciato intendere che non sarebbe stato «la ruota di scorta di un macronismo fallito. Ci vorrà quindi «molta fantasia» per agire in questa «situazione senza precedenti», ha ammesso il ministro dell’Economia Bruno Le Maire, considerando che, nonostante tutto, la Francia non era ingovernabile. Per Emmanuel Macron, «questo quinquennio sarà un quinquennio di trattative, di compromessi parlamentari. Non sarà più Giove a governare, ma un presidente alle prese con la mancanza di maggioranza in Assemblea», prevede il professore di diritto costituzionale Domenico Rousseau. I prossimi giorni saranno frenetici per il capo di Stato, che sarà intrappolato in un tunnel di obblighi internazionali (Consiglio europeo, G7, vertice Nato) e dovrà manovrare sul fronte interno con un rimpasto del suo governo.

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