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A Verona c’è in ballo il futuro del centrodestra. Ma Tosi va ad Arcore e Sboarina lo ignora

Verona Tosi Sboarina
Dal ballottaggio scaligera dipende l’intesa tra Matteo Salvini, Giorgia Meloni e il Cav Silvio Berlusconi: ecco perché
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Meloni e Salvini alleati, ma anche nemici. Salvini e Berlusconi nemici, ma anche alleati. Berlusconi e Meloni né nemici né alleati. Ci vorrebbe Renato Zero per districarsi nel triangolo del centrodestra che forse, nei termini che si stanno delineando, nessuno aveva davvero considerato.

Perché il voto di Verona sta causando delle fratture nella coalizione che domenica prossima, in caso di vittoria di Damiano Tommasi, sostenuto da tutto il centrosinistra, potrebbero trasformarsi in un terremoto. Tutto è incentrato sulla figura di Flavio Tosi, ex sindaco legista del capoluogo scaligero dal 2007 al 2017 poi cacciato dalla Lega a trazione salviniana e per questo ora acerrimo nemico del Capitano. Tanto da prendere la decisione di correre da solo contro Tommasi ma anche contro Federico Sboarina, primo cittadino uscente appoggiato da Fratelli d’Italia e dalla Lega. Il quale Sboarina ha sudato freddo quando sono stati pubblicati i primi exit poll, che lo davano testa a testa con Tosi e parecchio dietro a Tommasi.

Non proprio un attestato di stima, per un sindaco uscente. Che ha tirato un sospiro di sollievo quando, con il passare delle ore, è riuscito a staccare l’ex primo cittadino ma arrivando comunque otto punti dietro all’ex calciatore. E così, l’unico modo per scalzarlo al secondo turno è un apparentamento Sboarina- Tosi, tutt’altro che semplice. Perché il primo non ha ancora cercato il secondo, e perché il secondo è nel frattempo entrato in Forza Italia, pronosticando come primo pensiero una vittoria di Tommasi. «Se riesce a riportare al voto chi lo ha votato domenica non c’è partita – ha detto a La Stampa Ha più del 50 per cento di possibilità, parte da un ampio margine di vantaggio e se al ballottaggio c’è un forte calo dell’affluenza è tutto a suo favore». Ieri è stato poi accolto nientemeno che da Silvio Berlusconi ad Arcore, poche ore dopo aver sparato a zero contro Salvini e la Lega, rea di essere diventata «un partito nazionale».

E chissà come ha preso Salvini il tête à tête tra Silvio e Flavio. «Ho incontrato qui ad Arcore Tosi che ha aderito a Fi – ha esultato il Cavaliere sui social – Lo avevo sentito nei giorni scorsi al telefono, ho ribadito a lui, alla sua squadra e ai dirigenti veronesi di Fi i miei complimenti per il risultato raggiunto a Verona e gli ho dato il mio benvenuto, abbiamo parlato di temi di attualità e progetti comuni». Tra i progetti c’è sicuramente l’alleanza con la Lega, sulla quale possiamo scommettere Tosi abbia storto la bocca più di una volta.

Eppure Lega e Forza Italia sono saldamente al governo, mentre Fratelli d’Italia è fuori, e un giorno sì e l’altro pure il numero del Carroccio spinge per farsi spazio in maggioranza. «Se l’esecutivo serve per abbassare le tasse, bene, altrimenti è difficile starci», ha detto a Porta a Porta rivendicando un ruolo che le Amministrative hanno messo sempre più in bilico. Perché forse Matteo sta pensando di unirsi a Giorgia, un po’ come accaduto sulla scelta di Sboarina, e arrivare alle Politiche passando da qualche mese all’opposizione.

«Faremo i conti a Pontida», sta ripetendo Salvini per tranquillizzare l’anima più di lotta della Lega e dandole appuntamento al 18 settembre sul pratone dove Umberto Bossi in tempi non sospetti innalzava l’ampolla con la sacra acqua del Po. Che veniva venerata anche da Tosi, a chiusura di un cerchio in cui la Lega ha cambiato nome, perso alcuni esponenti e guadagnato molti elettori.

Ma ora la leadership della coalizione, certa fino a qualche mese fa, è fortemente messa a rischio dalla crescita di Fratelli d’Italia, arrivata a sorpassare il Carroccio in questa tornata amministrativa in molti dei comuni del Nord. Un colpo basso, per Salvini, che ora si trova dunque a scegliere se strappare con Berlusconi, che ha accolto tra le sue braccia il “traditore” Tosi, o strappare con Meloni, cercando di toglierle elettori. Come spesso capita nel centrodestra, finirà con un compromesso che non scontenti nessuno e che dimostri una fantomatica unità. Almeno per qualche mese, fino alla prossima campagna elettorale.

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