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Caso Ciatti, il verdetto del tribunale spagnolo: «Fu omicidio volontario»

Niccolò Ciatti
I giudici di Girona condannano il ceceno Rassoul Bissoultanov, assolto l'altro imputato. A giugno il processo a Roma. Il padre di Niccolò: «Non gioiamo per la condanna. Ma Bissoultanov è ancora libero»
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Il Tribunale provinciale di Girona, in Spagna, ha condannato per omicidio volontario Rassoul Bissoultanov, il 29enne cittadino ceceno accusato della morte di Niccolò Ciatti, il 21enne di Scandicci (Firenze) che venne pestato senza alcun motivo la notte tra l’11 e il 12 agosto 2017 in una discoteca di Lloret de Mar, nota località della Costa Brava, dove si trova in vacanza con alcuni amici. Il verdetto è stato emesso dalla giuria popolare oggi pomeriggio.

Assolto l’altro imputato. Per Bissoultanov pena tra i 15 e i 25 anni

L’entità della pena sarà stabilita dai giudici togati nei prossimi giorni, compresa tra i 15 e i 25 anni, secondo quanto stabilisce il codice penale spagnolo per l’omicidio volontario di una persona indifesa. Alla lettura della sentenza erano presenti i familiari di Niccolò, con il padre Luigi e la madre Cinzia, assistiti dal loro avvocato Agnese Usai. Nei suoi confronti il procuratore spagnolo Victor Pillado ha chiesto 24 anni di carcere e 9 anni di libertà vigilata. «Dobbiamo giustizia alla famiglia Ciatti – ha detto nella requisitoria il pm Pillado -, dobbiamo una condanna giusta e responsabile». Imputato nello stesso processo anche il ceceno Movsar Magomadov, 27 anni, che per la procura non avrebbe avuto responsabilità nell’omicidio, mentre i legali della famiglia Ciatti lo ritengono altrettanto colpevole. La giuria popolare ha assolto Magomadov da ogni accusa.

Agosto 2017, la ricostruzione dell’aggressione

«Non pensavo che con un calcio alla testa potessi ucciderlo», ha tentato di difendersi in aula Bissoultanov. La difesa del ceceno ha sostenuto che si sarebbe trattato di omicidio preterintenzionale, reato punibile con un massimo di quattro anni di carcere. Nel corso delle udienze di questa settima davanti al tribunale spagnolo la giuria popolare ha ascoltato i tecnici della polizia che hanno evidenziato come il calcio letale alla testa per il giovane di Scandicci è stato assestato in modo definito professionale da una persona conoscitrice di tecniche di lotta, e non in modo casuale. Sono stati sentiti dai giudici anche gli amici presenti durante la vacanza a Lloret de Mar e gli stessi familiari. Secondo quanto ricostruito durante le indagini, Bissolultanov, esperto di arti marziali, in particolare del tipo di lotta chiamata Mma, la notte tra l’11 e il 12 agosto 2017, sulla pista da ballo della discoteca St Trop, insieme a due connazionali, improvvisamente prese di mira Niccolò Ciatti, che stava trascorrendo con i suoi amici l’ultima serata della vacanza in Costa Brava. Così iniziò il pestaggio mortale. Bissoultanov, poco più grande di Niccolò, sferrò un violentissimo calcio alla testa del ragazzo di Scandicci, che non si rialzò più. Morì in ospedale alcune ore dopo. Anche Magomadov avrebbe preso parte al pestaggio, e alcuni video girati dai presenti in discoteca e le testimonianze degli amici di Niccolò lo confermerebbero.

L’8 giugno il processo a Roma

Lo scorso 20 maggio la Cassazione ha annullato la scarcerazione di Rassoul Bissoultanov, estradato dalla Germania in Italia e scarcerato il 22 dicembre 2021 dai giudici della Corte d’Assise di Roma. Il ceceno nel frattempo però è tornato in Spagna dove per lo stesso caso era già stato aperto un processo, che oggi si è concluso con il processo davanti al Tribunale provinciale di Girona. Si farà anche in Italia il processo per l’omicidio di Niccolò Ciatti. Nello scorso marzo lo hanno deciso i giudici della III Corte d’Assise di Roma respingendo l’istanza della difesa del ceceno Rassoul Bissoultanov. Il dibattimento a Roma si aprirà il prossimo 8 giugno.

Il padre di Niccolò: «Non gioiamo. Ma ora Bissoultanov è ancora libero»

«Non siamo soddisfatti, non abbiamo assolutamente gioito. Abbiamo avuto semplicemente il verdetto, un passo giusto verso quella giustizia che Niccolò dovrà ottenere. Sinceramente, avevamo timore che venisse riconosciuto l’omicidio colposo con una massima pena di 4 anni», commenta all’Adnkronos Luigi Ciatti, il padre di Niccolò. «Nelle prossime settimane – spiega Ciatti – i giudici togati dovranno decidere la pena, che può andare dai 15 ai 25 anni con aggravante, inoltre il pm ha chiesto 9 anni di libertà vigilata. Ma nel frattempo, purtroppo, Bissoultanov è libero: ha obbligo di firma settimanale ma di fatto è libero».

«Chi commette questi atti così violenti è giusto che paghi – prosegue il padre di Niccolò -, è giusto che si sappia che chi fa una cosa del genere finisce in carcere. Qui in Spagna, a livello mediatico, non c’è molto interesse attorno a questi casi. Ma va bene così, a noi importa che Bissoultanov sia stato riconosciuto colpevole, dispiace invece che non sia stata riconosciuta la complicità di di Movsar Magomadov. Andiamo comunque avanti sulla ricerca totale di giustizia, tanto ci sarà un ricorso». «Ritengo che la complicità dei due ceceni abbia portato all’uccisione di Niccolò. Sono convinto che in Italia subirebbero entrambi un processo con pena massima dell’ergastolo, la complicità nel nostro Paese è vista in maniera diversa che in Spagna. È chiaro che Magomadov non poteva sapere che l’amico avrebbe colpito con un calcio alla testa Niccolò, però è lui che l’ha messo nella condizione tale perché questo avvenisse».

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