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«Occorre un’alleanza diversa. Resta un fatto: Fratelli d’Italia è il primo partito»

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Parla il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli: «Lega e Forza Italia anti atlantisti? No, votano come noi. Solidarizzano con il popolo ucraino e respingono al mittente l’aggressività di Putin»
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Nel centrodestra continuano le discussioni interne. Dopo il mezzo flop del vertice di Arcore e le tensioni in Forza Italia, con lo scontro Berlusconi- Gelmini, il dibattito è stato alimentato dalle polemiche innescate dal possibile viaggio di Matteo Salvini in Russia. Il deputato di Fdi e vicepresidente della Camera Fabio Rampelli analizza il delicato momento che sta attraversando la coalizione.

La politica estera continua ad alimentare il dibattito nel centrodestra e a segnare alcune divisioni. Come valuta le posizioni di Fi e Lega sulla guerra in Ucraina?

Con Fi e Lega siamo perfettamente sintonizzati quando fanno professione di fede all’alleanza atlantica, solidarizzano con il popolo ucraino e respingono al mittente l’aggressività della Russia di Putin, condannando l’invasione dell’Ucraina. Siamo sintonizzati anche quando, ed è accaduto l’ultima volta con l’approvazione dell’atto parlamentare di sostegno all’Ucraina, abbiamo detto sì al rifornimento di munizioni di corto raggio e difensive per dare supporto ad un popolo che si sta difendendo da un’aggressione sanguinosa. Un’aggressione che va contro il diritto internazionale e sta mietendo vittime tra i civili e i bambini, desertificando una nazione che era florida e ricca. La destra italiana ha sempre avuto una posizione atlantista che sta perseguendo con assoluta coerenza ed è storicamente schierata dalla parte di un’Europa capace di difendersi in maniera autonoma e in maniera coordinata con la Nato. La guerra scoppiata è dovuta ad una fragilità geopolitica dell’Italia e dell’Europa che non sono in grado ancora di difendersi autonomamente.

Il possibile viaggio di Salvini a Mosca sembra avere provocato imbarazzi anche dentro il Carroccio. Lei che ne pensa?

Credo che gli incontri con i soggetti protagonisti, Putin da una parte e Zelensky dall’altra, vadano fatti da personalità che hanno ruoli istituzionali. Non so quanto possa essere utile, invece, un incontro tra un capo di partito e il presidente della Russia. Tuttavia mi pare che questa ipotesi sia tramontata ed è inutile parlarne ancora.

Seppure dall’opposizione la linea di Fdi sulla politica estera sembra atlantista e in sintonia con le scelte di Draghi…

Bisogna ricordare che la destra italiana ha sempre anteposto gli interessi generali a quelli di parte. Ogni volta che l’Italia ha avuto un’esposizione internazionale per missioni di pace o interventi della Nato, Fdi oggi e An ieri non si sono mai sottratte allo spirito di solidarietà nazionale. Ciò non toglie nulla al nostro ruolo di opposizione. Restiamo opposizione al governo Draghi, al netto dello scenario geopolitico che vede l’Italia, insieme all’Europa, in posizione critica con la necessità di intervenire a difesa degli interessi italiani ed europei che coincidono con la sopravvivenza di uno Stato ucraino sovrano e libero.

Dopo il vertice di Arcore in che condizioni sono i rapporti tra Lega Fdi e Fi? Le tensioni possono influenzare il risultato delle Amministrative?

Il centrodestra, su 26 capoluoghi chiamati al voto, è unito su 21. Dal punto di vista della proposta di governo dei territori la sintonia è massima. Sui territori dove non siamo riusciti ad avere una comune visione, confidiamo di riunire il centrodestra al turno di ballottaggio e siamo ottimisti. Non credo che ci possa essere una penalizzazione sul risultato a causa di alcune sfumature o incomprensioni. Occorre lavorare su un’alleanza diversa, anche per il centrosinistra. Credo ci sia un buco nel sistema del funzionamento dei partiti, perché non ci sono regole di ingaggio chiare e trasparenti. Come Fdi cerchiamo di essere composti, ma resta il fatto che siamo valutati come prima forza politica italiana in tutti i sondaggi e questo peso specifico credo vada riconosciuto.

Dopo il 12 giugno si inizierà a discutere anche di Rregionali. Giorgia Meloni ha frenato sull’indicazione di Fontana in Lombardia, mettendo in evidenza l’urgenza di definire la situazione di Musumeci in Sicilia…

Dopo il 12 giugno sicuramente si stringerà il cerchio intorno alla Regione Sicilia. Nel 2023 le Regioni che andranno al voto sono diverse. Abbiamo cercato di chiudere la partita della Regione siciliana prima del 12 giugno, perché una delle regole non scritte che ha avuto valore nel centrodestra, è quella che vede i sindaci e i governatori uscenti riconfermati senza che si siano verificate particolari controversie durante il loro mandato. Nel caso di Musumeci, che è un galantuomo e che ha fatto un ottimo lavoro in Sicilia, la conseguenza dovrebbe essere quella di una sua riconferma e noi continuiamo su questa linea e speriamo di potere al più presto eliminare la Sicilia dalla lista delle Regioni in cui si deve cercare il candidato del centrodestra.

La preoccupa la possibilità di una lista unica Fi Lega per le politiche?

Non siamo preoccupati. Sono problemi che attengono a quei partiti e riguardano i loro iscritti e i loro dirigenti. Dovessero farla avranno i nostri auguri. Noi abbiamo partecipato ad un esperimento simile ed è stata un’esperienza devastante e molto deludente perché nei grandi contenitori, che raggiungono anche il 38 per cento come riuscì a fare il Pdl, non essendoci più la struttura dei partiti, non c’è neanche la più vaga idea di democrazia nella costruzione delle posizioni politiche, né un modello di selezione della classe dirigente e di organizzazione territoriale e questo fa diventare tutto soggettivo e arbitrario.

Si cambierà questa legge elettorale?

Se ci fossero i numeri modificherei la legge elettorale per recuperare lo spirito maggioritario che fu del Mattarellum, legge che non non a caso porta il nome del capo dello Stato e che è stata sottoposta al giudizio del popolo con un referendum che ha avuto un risultato straordinario. Oltre l’ 85 per cento dei cittadini italiani si sono pronunciati contro il sistema proporzionale e hanno difeso il loro diritto di mettere una croce sul simbolo di un partito, ma non di limitarsi a questo, riuscendo ad individuare anche indirettamente il nome del futuro presidente del Consiglio. Il premio di maggioranza garantiva anche stabilità e i cittadini avevano la possibilità di scegliere un programma di governo omogeneo. Questa conquista si sarebbe dovuta meglio presidiare nel corso del tempo perché avrebbe conservato la democrazia dell’alternanza e un assetto bipolare della politica e delle Istituzioni in grado di garantire un governo per cinque anni senza sgambetti o governi tecnici.

Gratteri ministro della Giustizia di un governo di centrodestra a guida Fdi è solo una suggestione?

Si tratta di un giudice già sovraesposto e credo sia nostro compito proteggerlo contro la criminalità, non usarlo. Dunque non mi piace rispondere a questa domanda.

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