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Flick dice “No”: «La giustizia non si cambia con i referendum»

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Il presidente emerito della Corte costituzionale ha le idee chiare: «Qui la logica binaria del Sì o del No è fuorviante. In materia penale contano i bilanciamenti non gli slogan»
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«I padri costituenti vollero lo strumento del referendum accanto a quello delle leggi di iniziativa popolare, come strumenti fondamentali per la partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica. Un modo di coinvolgere il popolo. Svilire questi due strumenti, a mio modo di vedere, è grave. Il nostro referendum è abrogativo. Cioè serve a dire sì o no a una legge esistente. Questa la sua funzione fondamentale. Per questo motivo il quesito deve essere chiaro, preciso, immediato. Sì o No. E ha funzionato per le grandi questioni: aborto, divorzio, nucleare. Sì o No? Ma quando ci si perde per i rivoli delle questioni tecniche, e la regolamentazione della giustizia è una di queste, allora la logica binaria non funziona più». Lo ha detto il professor Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte costituzionale, in una intervista a “La Stampa“.

«Se ai cittadini si sottopongono questioni cariche di sfumature, diventa obiettivamente difficile dare una risposta. Io stesso, che nella mia vita sono stato magistrato, avvocato, professore di diritto, ministro della Giustizia e giudice costituzionale, non saprei dare una risposta secca – ha aggiunto – Il quesito che impedirebbe la custodia cautelare nel caso di pericolo di reiterazione del reato? È l’esempio perfetto, io credo sinceramente che l’uso della custodia cautelare vada limitata. In Italia ne è stato fatto abuso da parte dei magistrati. Anche se lo negano, è evidente che a volte la custodia cautelare è stata usata per placare le paure dell’opinione pubblica o per costringere un indagato a collaborare. Però non è materia da trattare con l’accetta. In certi casi, la custodia cautelare può essere necessaria anche per impedire il pericolo di reiterazione del reato. Qui la logica binaria del Sì o del No è fuorviante. In materia penale, contano i bilanciamenti che si possono studiare in Parlamento, non gli slogan. Ma ognuno dei cinque quesiti del 12 giugno presenta una serie di alternative che rende davvero difficile rispondere con un Sì o un No».

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