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Con la tuta mimetica o da volontari: adesso gli avvocati ucraini difendono il loro Paese

Dalle aule dei Tribunali al fronte, ecco come la professione forense è stata stravolta dalla guerra
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Dalle aule dei Tribunali al fronte. È la triste realtà che molti avvocati ucraini stanno vivendo. Un destino inimmaginabile fino a qualche mese fa, ma con l’invasione russa tanti legali si sono trovati davanti ad un bivio: rimanere immobili o difendere – il diritto di difesa che ricorre sempre – il proprio Paese. L’Uba ( Ukrainian bar association) ha iniziato, subito dopo l’invasione russa del 24 febbraio, a censire gli avvocati che indossano la mimetica e sono impegnati nel fornire assistenza alla popolazione. Tra questi Petro Polyak, esponente dell’Uba nella regione di Chernivtsi. Polyak ha organizzato un centro di volontariato e distribuisce prodotti alimentari e di prima necessità alla popolazione. «Ad oggi – dice al Dubbio – abbiamo movimentato e distribuito oltre mille tonnellate di materiale, compresi indumenti, provenienti da tutta Europa. Ma la nostra “missione” di avvocati non è certo stata interrotta. Stiamo ancora fornendo assistenza legale. Il primo compito è salvare i nostri studi, i nostri documenti, conservare i posti di lavoro e garantire gli stipendi per i dipendenti, senza trascurare i nostri assistiti. Non ho una formazione militare, non sono né un artigliere né un operatore dei carri armati. In passato non mi sono occupato di volontariato ma la guerra ci ha obbligato ad adattarci. Qui in Ucraina il concetto di volontariato coincide con la parola “dobrovolets” ossia persone di buona volontà. Siamo persone di buona volontà e non possiamo dire no al richiamo del cuore, alla chiamata di aiuto dei nostri connazionali in difficoltà. Quando vedo che con il nostro aiuto abbiamo alleviato alcune sofferenze, gioisco e mi emoziono». L’avvocato Polyak non è in grado di prevedere cosa accadrà domani; vuole però essere protagonista di un futuro di rinascita e pace.

Roman Tytykalo è partner dello studio “Moris”. Difendere il suo Paese è stata una scelta naturale, avvenuta con grande decisione e convinzione. Attualmente presta servizio nella formazione volontaria della “Comunità territoriale di Vasylkiv Skif”, nella regione di Kiev. «La decisione di arruolarmi – racconta – è avvenuta senza tentennamenti. Ho portato la mia famiglia in un posto sicuro e sono subito tornato a Kiev. Non avevo esperienza militare, non prestavo servizio nell’esercito. Ho contattato alcuni amici e ho saputo che stavano organizzando il battaglione di difesa territoriale “Skif”, quindi ho deciso di unirmi immediatamente a loro. Dal 2014 ho fatto molto volontariato e ho viaggiato in Oriente. Ho visitato alcuni Paesi distrutti dai conflitti armati. I combattimenti qui in Ucraina si sono spostati a Est e a Sud. Ora sto mi sto occupando di aiuti umanitari per le regioni più gravemente colpite e sto aiutando ad equipaggiare i nostri combattenti che si uniscono alle forze armate e vanno al fronte. Lavoriamo con volontari di diversi Paesi e medici di tutto il mondo». Prima dell’aggressione russa, Tytykalo, come ha spiegato, non aveva mai avuto a che fare direttamente con l’attività militare. «Adesso – aggiunge – non ho potuto fare a meno di arruolarmi. In questo momento dobbiamo difendere la Patria. È in atto un tentativo di distruggere l’Ucraina, come Stato e come Nazione, e noi ucraini».

Oltre agli avvocati, fanno parte dell’Uba altri uomini di legge.

Oleksandr Kadiyevskyi è il rappresentante dell’associazione nell’oblast di Donetsk. È procuratore a Kramatorsk. «Oggi – afferma – mi trovo in un posto dove posso essere davvero utile. Per quanto mi riguarda, la guerra va avanti da ben otto anni. La mia attività di volontariato è iniziata già nel 2014, quando mi sono dedicato, in particolare, alla protezione dei diritti degli sfollati interni e dei combattenti. In tutti questi anni mi sono concentrato prevalentemente sulla tutela dei diritti dei migranti e dei militari delle forze armate. L’aggressione del 24 febbraio ha cambiato la vita di ciascuno di noi. Il mio lavoro si concentra sugli aiuti umanitari ai militari: munizioni, prodotti per l’igiene e cibo». Perché questa scelta? «Occorre essere uniti. Mentre i nostri combattenti difendono l’Ucraina in prima linea, noi dobbiamo fornirgli assistenza e coprire i loro bisogni nelle retrovie. Negli ultimi otto anni la mia vita mi ha fatto entrare in contatto con centinaia di militari che stanno ancora difendendo l’Ucraina. Con molti di loro siamo diventati amici e ci teniano in costante contatto».

Kharkiv, seconda città dell’Ucraina, è famosa per le sue università. Qui vive l’avvocato Roman Chumak, volontario dell’organizzazione di beneficenza Dolonki- Ua. «La guerra – evidenzia – ha stravolto il mio modo di vivere, come per la maggior parte degli ucraini. Attualmente sto coordinando la consegna degli aiuti umanitari dai Paesi vicini e dalle regioni occidentali dell’Ucraina e la loro distribuzione a Kharkiv e nell’intera regione». Alla popolazione vengono consegnati in prevalenza medicinali e attrezzature mediche. «Nei primi giorni di guerra – aggiunge Chumak – sapevo per certo che sarei rimasto a Kharkiv. Il desiderio di fare qualcosa di utile e di aiutare chi in questo momento non può farcela da solo è diventata la motivazione principale. Con altri colleghi abbiamo collaborato a rafforzare le difese della città e aiutato le persone a raggiungere i vari punti di evacuazione, dato che i bombardamenti si facevano sempre più insistenti. Gli avvocati ucraini stanno facendo grandi sforzi per venire incontro alla popolazione con tutti i mezzi a disposizione. Raccontare le nostre storie credo che sia utile per tenere alto il morale e dare un buon esempio. In questo momento ognuno di noi è utile» .

 

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