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«Tra i libri del Salone di Torino perché l’avvocatura ha i piedi ben piantati nella cultura»

Salone del Libro di Torino
L'iniziativa del Cnf e la Fai. Il Dubbio torna alla fiera di Torino con un ricco programmi di incontri
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La guerra in Ucraina, la pandemia e i cambiamenti climatici. Ma anche diritti, giustizia e informazione. Sono questi i temi che animeranno l’edizione 2022 del Salone Internazionale del Libro di Torino, al via oggi negli spazi del Centro Congressi Lingotto fino al 23 maggio.

Il programma, come si evince anche dal manifesto curato dall’illustratore Emiliano Ponzi, è incentrato sul tema “Cuori Selvaggi”. Un fil rouge che accompagnerà gli appuntamenti, le conversazioni, gli spettacoli e le letture dell’iniziativa torinese a cui prenderà parte come di consueto una ricca comunità di autori, editori e lettori. «In questi tempi inquieti, in cui si mescolano turbolenze e speranze, il Salone del Libro invita la sua comunità di lettori e lettrici a correre selvaggiamente verso un orizzonte fatto di sentieri ancora non battuti e di sconfinata libertà», è il senso di questa XXXIV edizione del Salone, che si propone come vero e proprio “luogo di pace”.

«Dopo due anni di pandemia e una guerra che non potevamo prevedere – ha spiegato il direttore del Salone, Nicola Lagioia – crediamo ci sia bisogno di pensieri audaci, di gettare nel modo giusto il cuore oltre l’ostacolo per provare a immaginare un mondo migliore rispetto a quello che stiamo vivendo». A raccontare al pubblico del Salone il conflitto in Ucraina, nella Casa della pace allestita per l’occasione, ci saranno numerosi inviati sul campo, ma anche autori dall’Ucraina e dalla Russia. E di guerra e diritto parleremo anche noi del Dubbio, con un appuntamento dal titolo “Processare Putin?”, in programma venerdì mattina, durante il quale ci collegheremo con alcuni esperti di diritto in Ucraina.

Dopo il successo della scorsa edizione, Il Dubbio infatti torna al Salone insieme al Consiglio Nazionale Forense e alla Fondazione dell’avvocatura italiana con un ricco programma di appuntamenti che saranno trasmessi in diretto sui nostri canali digitali. Il nostro stand sarà un luogo di incontro tra cultura e diritto, animato da personaggi di spicco della giustizia italiana e non solo: dall’ex presidente dell’Anm, già procuratore di Milano, Edmondo Bruti Liberati, all’avvocato e professore ordinario di diritto penale all’Università di Bologna Vittorio Manes, con i quali converseremo di processo mediatico. Con Massimo Cacciari, Monsignor Vincenzo Paglia e la filosofa Chiara Lalli parleremo di biopolitica e potere, partendo dal dibattito su fine vita e maternità surrogata. Indagheremo il mondo del carcere insieme a Carmelo Musumeci, ex ergastolano ostativo, oggi scrittore. E ancora di guerra parleremo con il giornalista Toni Capuozzo. Mentre al mondo forense sarà dedicato un ciclo di incontri sul futuro della professione alla luce dei dati contenuti nell’ultimo rapporto del Censis. Saranno con noi alcuni rappresentati delle istituzioni forensi e degli Ordini locali degli avvocati, tra i quali la presidente del Coa di Torino Simona Grabbi, con la quale discuteremo in particolare di gender gap partendo dalla storia della prima avvocata d’Italia, Lidia Poet.

Saranno loro, gli avvocati, i protagonisti e i testimoni della missione che anima la Fondazione dell’avvocatura italiana, che anche quest’anno conferma il suo impegno nella diffusione della cultura giuridica messa a servizio del cittadino. «La nostra partecipazione al Salone del Libro rientra tra le attività promosse dalla Fondazione per comunicare la figura del professionista forense, che è immerso nel tessuto socio-culturale comune. Una missione comunicativa, la nostra, che riguarda non solo l’avvocato come tecnico del diritto, ma come colui che grazie alla sensibilità acquisita con la professione, riesce ad interpretare i temi della cultura e dell’attualità con la lente del difensore», spiega la consigliera del Cnf e vicepresidente della Fai, Francesca Sorbi. La quale ricorda anche il grande successo del concorso “Letteratura per la giustizia”, giunto quest’anno alla sua seconda edizione. «L’idea del concorso – sottolinea Sorbi – nasce proprio per far emergere questa particolare sensibilità degli avvocati, i quali riescono a dare voce ai bisogni dei cittadini uscendo dagli schemi tradizioni di scrittura propri del linguaggio legale». Un modo, insomma, per gli operatori della giustizia, di coniugare gli “attrezzi del mestieri” con i generi universalmente apprezzati dagli amanti della lettura.

«Il concorso è anche un’occasione per stimolare la partecipazione di tutti i professionisti che operano nell’ambito giudiziario – chiosa la consigliera del Cnf -. E con grande successo, come conferma l’ampia adesione, quest’anno, di avvocati, magistrati e persone che hanno vissuto sulla propria pelle traversie giudiziarie». Delle quasi 80 ore in corsa, la giuria – composta da un rappresentante della Fai, dal direttore de Il Dubbio, un giornalista, due scrittori e due esperti di concorsi letterari – ha selezionato tre finalisti per ogni categoria (romanzi; racconti; poesia), che saranno premiati all’evento del 21 maggio presso la Sala Verde del Salone, nel corso del quale sarà svelata la classifica finale. Domenica 22 maggio, invece, presenteremo il romanzo vincitore della scorsa edizione, “Una vita come la tua” di Domenico Tomassetti, che ha ottenuto la pubblicazione della casa editrice Bertoni.

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