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Eurovision all’Ucraina e scatta la polemica più stupida del mondo

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Insulti e teorie del complotto sulla vittoria della “Kalush Orchestra”. Ma i premi culturali sono (quasi) sempre una questione politica
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«La Russia non ha alcun problema con la Finlandia e con la Svezia, reagiremo all’espansione delle infrastrutture militari della Nato». Così Vladimir Putin durante la riunione del Csto, l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva che si è svolta ieri a Mosca. La decisione del governo svedese di presentare domanda formale alla Nato seguendo le orme del vicino finnico ridisegna la mappa geopolitica del nord Europa.

Tramonta infatti lo status di neutralità che durava dal secondo dopoguerra e che la stessa Russia con la sua aggressività ha contribuito a mutare. Non a caso a Stoccolma la convergenza politica su questo passo è stata notevole accomunando maggioranza e opposizione. «C’è un’ampia maggioranza nel parlamento svedese per l’adesione alla Nato», ha assicurato il primo ministro Magdalena Andersson dopo un dibattito sulla politica di sicurezza in parlamento. E i risvolti sono immediati. Ieri sono iniziate imponenti manovre militari in Estonia già programmate da tempo, ma che sono tra le più grandi mai realizzate dall’alleanza occidentale quasi ai confini con la Russia. I soldati che parteciperanno all’esercitazione, chiamata in codice Hedgehog, saranno 15mila e arrivano da dieci paesi (tra loro Regno Unito, Stati Uniti e proprio Finlandia e Svezia).

Intanto Putin ha affermato che “nel corso dell’operazione speciale in Ucraina sono state ottenute prove documentali che dimostrano che, in violazione delle convenzioni che vietano le armi batteriologiche e tossiche, sono state effettivamente create componenti di armi di questo tipo nelle immediate vicinanze dei nostri confini e sono stati testati i modi per destabilizzare la situazione epidemiologica nelle ex repubbliche sovietiche”. Al momento queste evidenze non sono state mostrate ma il senso dell’annuncio è esplicitamente diretto contro gli Usa.

Il Cremlino infatti ha denunciato di aver “lanciato da tempo l’allarme sull’attività batteriologica degli Stati Uniti nello spazio post- sovietico. Come sapete, il Pentagono ha decine di laboratori e centri specializzati nella nostra regione comune. E non sono affatto impegnati a fornire assistenza medica pratica alla popolazione dei Paesi in cui hanno avviato le loro attività”. L’agente sul campo incaricato di sviluppare queste armi secondo il capo delle Forze armate russe per la Difesa chimica, biologica e radioattiva, Igor Kirillov, sarebbe la multinazionale farmaceutica Pfizer.

A Mariupol potrebbe essere arrivata una svolta per quanto riguarda la situazione dei civili e dei feriti ancora presenti nei sotterranei delle acciaierie Azovstal; La notizia arriva direttamente dal ministro della difesa russo Sergej Shoigu. “Il 16 maggio, a seguito di negoziati con i rappresentanti del personale militare ucraino bloccato sul territorio dell’impianto metallurgico, è stato raggiunto un accordo sulla rimozione dei feriti” ha spiegato Shoigu il quale ha anche illustrato i termini dell’accordo: “Attualmente è stato introdotto un regime di silenzio nell’area dell’impianto ed è stato aperto un corridoio umanitario, attraverso il quale i militari ucraini feriti vengono consegnati a una struttura medica a Novoazovsk nella Repubblica popolare di Donetsk per fornire a tutti loro l’assistenza necessaria”.

Se sul piano militare la situazione sembra in continuo movimento, sul fronte delle sanzioni invece l’impasse regna sovrana. In sede Ue infatti non c’è ancora nessun accordo circa un embargo per il petrolio russo. Ad ammetterlo è stato l’Alto rappresentante Josep Borrell: “Faremo il massimo per sbloccare la situazione, ma non posso garantire che si arrivi ad un accordo perché le posizioni sono abbastanza forti”. Il riferimento corre all’Ungheria che afferma di non avere ancora ricevuto alcuna nuova proposta seria dalla Commissione europea dopo che Budapest ha chiesto mitigazioni sul costo dell’abbandono del greggio russo.

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