Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Parma, si suicidò in carcere. Chiesta l’archiviazione, il Gip la respinge

Carcere di Parma
Il detenuto, in precedenza, aveva già provato a uccidersi. Per il giudice occorre individuare i “titolari di garanzia” e verificare se sono stati adottati gli interventi normativi sulla prevenzione del rischio suicidario
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Si è suicidato l’anno scorso nel carcere di Parma, inalando il gas del fornellino. La procura ha chiesto l’archiviazione, ma ora il giudice per le indagini preliminari l’ha respinta, chiedendo ulteriori integrazioni per capire se i protocolli siano stati applicati. Anche perché, così risulta dai diari clinici, il detenuto aveva già tentato di uccidersi con il gas. Un caso raro che un gip respinga l’archiviazione, visto che i suicidi in carcere finiscono sempre per deresponsabilizzare lo Stato che ha il dovere di adottare le misure necessarie per la protezione della vita delle persone sottoposte alla sua giurisdizione.

Si è tolto la vita dopo 3 mesi di carcere era in attesa di primo giudizio

Parliamo di Drame Ahmadou che il 6 gennaio del 2021 viene tratto in arresto presso la Casa Circondariale di Parma, in attesa di primo giudizio per rapina e resistenza. Alle ore 23 del 19 aprile 2021, un agente di polizia penitenziaria effettua un giro di controllo nella sezione dove è collocata la cella di Drame e nota che «tutto era nella normalità e in particolare il detenuto in oggetto era seduto nella propria camera detentiva a guardare la tv assieme al suo compagno di stanza». Circa due ore dopo, alle ore 01:20, durante un ulteriore giro di controllo, l’agente nota Drame «disteso a terra supino sul pavimento e il compagno che dormiva sul proprio letto». L’infermiere e il medico di guardia, subito allertati, prestano il primo soccorso, provano a rianimare Drame senza però riuscirvi: il personale del 118, giunto poco dopo, ne constata il decesso alle ore 02.48.

La sorella, tramite l’avvocato Carmelo Portale, si oppone all’archiviazione

Il pubblico ministero, avuto contezza della morte di Drame all’interno del carcere di Parma, affida al medico legale l’incarico di stabilire le cause della morte. Nelle conclusioni della relazione tecnica viene indicato che Drame era deceduto a causa di un «edema polmonare acuto a verosimile genesi cardiaca (evento aritmico/ischemico) compatibile con inalazione di gas». La pubblica accusa, non rinvenendo elementi obiettivi tali da ipotizzare l’intervento di terzi nel determinismo del decesso, chiede l’archiviazione del procedimento.

A quel punto, tramite l’avvocato Carmelo Portale, la sorella del detenuto si oppone all’archiviazione evidenziando che il pubblico ministero si sarebbe limitato a constatare le cause naturali del decesso senza tuttavia indagare un profilo ulteriore, ovvero l’eventuale concorso a titolo colposo di persone terze nella causazione dell’evento. Più precisamente, ha sottolineato che il primo aprile del 2021, venti giorni prima dell’evento suicidario, il detenuto aveva già posto in essere una condotta simile, inalando del gas da un fornellino della cella; ciò avrebbe dovuto condurre l’organizzazione carceraria, su cui grava una posizione di garanzia, a eliminare il fornelletto o comunque a sostituirlo con uno elettrico e privo di rischi.

Aveva già tentato di uccidersi sempre inalando gas dal fornellino

Sempre la parte offesa ha evidenziato che la psicologa aveva visitato Drame proprio nella giornata del primo aprile, non rilevando elementi indicativi di rischio suicidario. Allo stesso modo, il 22 febbraio del 2021, la psicologa descriveva il paziente come «maggiormente sereno». Tali valutazioni, secondo l’opponente connotate da imperizia, avrebbero impedito alla struttura penitenziaria di approntare misure idonee a salvaguardare l’incolumità dello stesso. Non solo, ha evidenziato che le condizioni organizzative dell’istituto penitenziario di Parma erano carenti sotto il profilo della mancanza di personale, cosa che avrebbe determinato inevitabili ricadute sulla vigilanza dei detenuti. Sulla scorta di tali considerazioni viene fissata l’apposita udienza, ed è emerso dalle cartelle cliniche che il detenuto, fin dall’incarcerazione, è stato seguito attivamente da un’equipe di medici che ha svolto nel primo mese una serie di colloqui, tesi ad individuare la corretta terapia farmacologica e a verificare la presenza di eventuali volontà autolesive, anche a fronte dei pregressi tentativi suicidari emersi dalle dichiarazioni di Drame.

Dalla cartella clinica emerge che, per ben quattro volte nel corso di tale periodo, al detenuto è stata posta attenzione alla presenza o meno di progettualità autolesiva. Nonostante che Drame dichiarasse alla psicologa uno stato di serenità e fosse motivato alla possibilità di iniziare un percorso comunitario, ha tentato di uccidersi inalando il gas del fornelletto. Il medico di turno, riferiva che il soggetto era «critico per il gesto compiuto che non intende ripetere». Ma così non è stato. Venti giorni dopo, nella notte, ripete il gesto e muore. Nell’ordinanza del gip, si legge che tale evento si è verificato all’interno di una camera detentiva dove Drame era sotto la custodia e la sorveglianza del personale dell’istituto penitenziario, quindi «sussiste certamente la posizione di garanzia degli operatori a cui il detenuto/paziente era affidato con relativa presa in carico dello stesso».

Pur in presenza di tale posizione di garanzia, si evidenzia che tale posizione «non implica un automatico addebito della responsabilità colposa per il prodursi dell’evento, in forza del principio della verifica concreta sia della prevedibilità ed evitabilità del medesimo, che del nesso causale tra l’omissione e l’evento». Il gip, però, aggiunge che affinché possa essere svolta tale verifica concreta, «è necessario appurare chi sono i titolari della suddetta posizione di garanzia e quali regole cautelari sono fissate a loro carico». Per rispondere in modo puntuale a tale duplice quesito, occorre – scrive il gip – «che venga svolta una integrazione delle indagini acquisendo agli atti del fascicolo il “Protocollo di prevenzione del rischio suicidario in Istituto” adottato nel luglio 2019 da Ausl ed istituti penitenziari di Parma. La prevenzione del rischio suicidario è, infatti, oggetto di plurimi interventi normativi».

Entro quattro mesi la procura di Parma dovrà svolgere ulteriori accertamenti

Il gip, quindi, elenca i vari decreti e accordi in merito alla prevenzione dei suicidi in carcere. Tra questi, cita la Circolare n. 11 del 2014 del Direttore generale sanità e politiche sociali della Regione Emilia Romagna sulla prevenzione del rischio autolesivo e suicidario in carcere e nei servizi minorili; l’Accordo 26 ottobre 2017 tra il Governo, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano e gli enti locali sul documento recante «Piano nazionale per la prevenzione del rischio autolesivo e suicidario nei servizi residenziali minorili del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità»; la Circolare n. 11 del 14 dicembre 2018 della Direzione generale Cura della persona, salute e welfare della Regione Emilia-Romagna contenente il “Piano regionale di prevenzione delle condotte suicidarie nel sistema penitenziario per adulti-linee guida 2018”. Proprio all’interno di quest’ultima circolare si prevede che “tutte le strutture penitenziarie si devono dotare di un Piano Locale che costituisca la declinazione operativa del presente Piano regionale e dell’Accordo nazionale citato, in linea con le indicazioni dell’Oms”.

Vengono inoltre stabilite le linee – guida in ordine ai vari grading di rischio ed ai relativi interventi da predisporre. Il gip, sottolinea che solo da un’analisi del suddetto protocollo adottato nel luglio 2019 da Ausl ed istituti penitenziari di Parma si potrà quindi comprendere quali fossero le regole cautelari specifiche da seguire nel caso del detenuto Drame e chi fossero i destinatari delle stesse. Al fine poi di comprendere se e come il suddetto protocollo sia stato seguito e attuato nel caso che ci occupa, il gip indica che vengano acquisite le dichiarazioni, tramite audizione o specifica nota/relazione del Dirigente aggiunto di Polizia Penitenziaria che, in qualità di Comandante delegato dal Direttore degli Istituti penitenziari di Parma, ha trasmesso alla Procura della Repubblica di Parma il rapporto e le conclusioni del tragico suicidio. Ora, entro quattro mesi, la procura di Parma dovrà fare tutti questi accertamenti.

Ultime News

Articoli Correlati