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A Torino imbrattata la sede del Partito democratico. «Servi della Nato»

Partito democratico sede Torino
Contestato nella fiaccolata per il 25 aprile anche un consigliere comunale che aveva portato al corteo una bandiera della Nato. Vernice rossa lanciata contro le serrande
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“Servi della guerra” e “Servi della Nato” sono le due scritte con vernice rossa con cui sono state imbrattate nella notte i muri della sede del Pd di via Oropa a Torino. Intanto anche il consigliere comunale Silvio Viale, contestato ieri sera durante la tradizionale fiaccolata del 25 aprile, per essersi presentato con bandiere della Nato insieme a quelle dell’Ucraina e dell’Europa, fa sapere che è stata lanciata vernice rossa contro le serrande della sede dell’associazione radicale Aglietta.

«Gli attacchi al circolo del Pd di via Oropa e quello all’associazione radicale sono gesti vili, di persone che squalificano le loro idee scegliendo atti vandalici per affermarle. Nessuno si farà intimorire da simili gesti. Il confronto democratico andrà avanti con le nostre manifestazioni pubbliche in dissenso da una guerra e in difesa del popolo ucraino», ha affermato il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo.

In una nota, il consigliere comunale di +Europa e Radicali Italiani, Silvio Viale, insieme ai coordinatori dell’associazione Radicale Adelaide Aglietta, Andrea Turi, Daniele Degiorgis e Patrizia De Grazia, denunciano che «non bastava essere stati accerchiati, spintonati, insultati per l’intera durata della manifestazione e aver dovuto discutere animatamente perché ci fosse consentito di prendere parte al corteo da chi non aveva il diritto di vietarcelo, adesso la nostra sede è anche stata vandalizzata da chi si definisce orgogliosamente antifascista, ma che, i metodi fascisti di ritorsione contro chi la pensa diversamente, non ha alcun problema a utilizzarli».

«Al corteo del 25 aprile, abbiamo marciato sventolando le bandiere Ucraine, dell’Unione Europea e della Nato – aggiungono – nel cuore della nostra Europa, c’è una nuova resistenza, ci sono dei nuovi partigiani che una mattina di due mesi fa, si sono svegliati e hanno trovato l’invasor. Un invasore il cui obiettivo non è il Donbass, o l’Ucraina, ma l’Europa intera, il suo modello democratico, i suoi valori, le regole del suo stato di diritto. In altre parole: tutti noi».

«Chi in Ucraina combatte contro Putin, anche a costo della propria vita, per liberarsi e liberarci da quell’invasore, è a tutti gli effetti un partigiano. Sventolare la bandiera dell’Ucraina, insieme a quelle dell’Unione Europea e della Nato, due ombrelli che, anche nelle loro imperfezioni, ci rendono più forti di fronte a quell’invasore, significa difendere i valori dell’antifascismo nel presente del mondo in cui viviamo», concludono.

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