Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Sapelli: «Una truffa il rincaro carburanti? Dirlo è da populisti»

sapelli gas russia
Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha definito «una colossale truffa» l’aumento del prezzo. Ma per l’economista Giulio Sapelli è una «spiegazione populista»
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Il rincaro esponenziale delle bollette di luce e gas e il prezzo del carburante che continua superare ogni record di rialzo stanno mettendo in grave difficoltà le famiglie italiane e cominciano anche a destare più di qualche sospetto. Tanto che il Codacons ha annunciato l’intenzione di presentare diversi esposti per fare luce sui rincari e, addirittura, il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha definito «una colossale truffa» l’aumento del prezzo dei carburanti. Abbiamo fatto il punto con l’economista Giulio Sapelli.

Professore, cosa sta determinando l’aumento vertiginoso di bollette e prezzo dei carburanti?

Esistono diversi motivi per giustificarlo. In primo luogo stiamo assistendo all’aumento del prezzo di carbone, petrolio e gas perché abbiamo alimentato aspettative dei mercati sulla base degli accordi siglati durante gli ultimi anni per fronteggiare il cambiamento climatico in atto. Le decisioni assunte in questa direzione hanno fatto sì che si abbandonassero rapidamente le fonti fossili di energia in vantaggio di quelle non fossili, come quelle eoliche o solari. Ciò ha ingenerato una grande aspettativa di mercato e indotto le imprese produttrici a rivolgere i propri investimenti verso le fonti non fossili.

Quindi la guerra non c’entra?

Tutte queste aspettative sono state già tradite con l’esplodere della pandemia da Covid 19 che ha portato a un aumento esponenziale delle spese sanitarie e ad un uso molto più rilevante di internet, con il conseguente aumento del bisogno di energia elettrica. Insieme alla pandemia abbiamo poi assistito al lockdown di alcuni materiali necessari per produrre fonti di energia non fossile, come i microprocessori, che hanno ulteriormente complicato la fase di transizione e lasciato scoperta la richiesta di energia. Lo scoppio della guerra in Ucraina poi ha ulteriormente generato difficoltà.

Ma non è il motivo principale del caro prezzi…

La guerra ha una forte incidenza, ovviamente, e continuerà ad averla anche in futuro se non si interviene con decisione, ma il mercato non era preparato e le classi dirigenti avevano posto in essere politiche discutibili. E poi sono le sanzioni contro la Russia a pesare moltissimo. Sanzioni che sono figlie di una politica folle alla quale mai abbiamo assistito. Durante tutta la storia mondiale e durante tutte le guerre, anche le più terribili, dalla seconda guerra mondiale a quelle balcaniche, l’acquisto e la vendita delle fonti energetiche sono sempre proseguiti, senza l’adozione di contromisure, come quelle decise da Usa e Europa, che rischiano di fare tantissimi danni.

È chiaro che se la guerra in Ucraina dovesse continuare, vedremmo aumentare ancora il prezzo di petrolio, carbone e gas e che serve adesso un forte azione diplomatica e di mediazione. Al contempo serve trovare mercati diversi. L’Italia si è mossa rapidamente prendendo contatti con l’Algeria alla ricerca di fonti alternative. Sono, però, interventi che richiedono molto tempo. In Egitto, ad esempio, abbiamo degli immensi giacimenti di gas, ma per creare impianti e poi metterli in funzione ci voglio 6 e 7 mesi.

Il ministro Cingolani, però, ha parlato di una truffa ai danni dei cittadini riferendosi all’aumento spropositato del costo dei carburanti. Le che ne pensa?

Ritengo che sia una spiegazione populista e trovo sconcertante che un ministro della Repubblica si possa esprimere in questi termini. Le ragioni degli aumenti sono economiche, dipendono dal funzionamento del mercato e dalle scelte fatte negli ultimi anni. Non ha senso neanche scagliarsi contro le compagnie, perché spesso a determinare il prezzo sono anche i singoli gestori dei vari impianti.

Si potrebbe almeno intervenire per ridurre le accise così come si avviano a fare altri Paesi europei?

Ripeto, questo grido di allarme lo trovo ingiustificato. Sull’aumento dei prezzi dei carburanti incidono le politiche economiche e il rincaro del petrolio. Le accise influiscono sul prezzo per una percentuale davvero minima.

Come si può intervenire, dunque, per invertire una dinamica che rischia di mettere in ginocchio le famiglie italiane?

Occorre cambiare le politiche con cui si stabilisce il prezzo del gas, con il coinvolgimento delle banche e delle principali istituzioni economiche e non affidarlo alla speculazione finanziaria. Prima il prezzo e le contrattazioni avvenivano sulle quantità fisiche, adesso il mercato è interamente affidato ai future. Praticamente stiamo assistendo al fallimento del mercato regolato dall’alto. Una situazione aggravata da scelte sbagliate sulla transizione energetica.

Ma il governo potrebbe individuare almeno qualche misura tampone per dare una mano ai cittadini specialmente se il caro bollette dovesse proseguire nei prossimi mesi?

Uniche misure immediate possono essere i sussidi, seguendo la via argentina e non quella strutturale, così come è stato con i ristori e con i bonus durante gli scorsi mesi. La mia opinione, però, è che servano riforme strutturali e scelte diverse rispetto a quelle fatte nel recente passato.

Ultime News

Articoli Correlati