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«Achille Lauro? Niente di nuovo: nulla è più trasgressivo del Vangelo»

Il direttore del quotidiano cattolico L'Osservatore entra nella polemica sull'auto-battesimo messo in scena da Lauro al Festival: «Non ci sono più i trasgressori di una volta...»
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«Chiamati in causa da Fiorello alla cui simpatia non si può resistere, eccoci qui a dire la nostra, come richiesto, su Achille Lauro. In punta di piedi Perché Sanremo è Sanremo, L’ Osservatore è L’ Osservatore». Così il direttore del quotidiano cattolico Andrea Monda entra nelle polemiche sanremesi per la performance di Lauro, che nella prima serata del Festival ha messo in scena una sorta di auto-battesimo sul finale del suo brano Domenica.

«Volendo essere a tutti i costi trasgressivo, il cantante si è rifatto all’immaginario cattolico. Niente di nuovo. Non c’è stato nella storia un messaggio più trasgressivo di quello del Vangelo. Da questo punto di vista difficile dimenticheremo la recita del Padre Nostro, in ginocchio, di un grande artista rock come David Bowie. Non ci sono più i trasgressori di una volta», replica Monda.

Ma c’è da dire che non tutti nel mondo cattolico l’hanno presa con la stessa ironia. A cominciare dal vescovo di Sanremo che si è scagliato contro l’artista e la Rai stessa, che a suo dire, non «può permettere» che vengano «profanati segni sacri». «Una triste apertura del Festival della Canzone Italiana 2022 ha purtroppo confermato la brutta piega che, ormai da tempo, ha preso questo evento canoro e, in generale, il mondo dello spettacolo, servizio pubblico compreso – scrive mons. Antonio Suetta sul sito della diocesi riferendosi all’esibizione di Lauro -. La penosa esibizione del primo cantante ancora una volta ha deriso e profanato i segni sacri della fede cattolica evocando il gesto del Battesimo in un contesto insulso e dissacrante. Il brano presentato, già nel titolo – Domenica – e nel contesto di un coro gospel, alludeva al giorno del Signore, celebrato dai cristiani come giorno della fede e della risurrezione, collocandolo in un ambiente di parole, di atteggiamento e di gesti, non soltanto offensivi per la religione, ma prima ancora per la dignità dell’uomo».

Da parte sua, Amadeus, pur «rispettando il parere del vescovo», non ne condivide il giudizio. «Anche io sono molto credente – dice il conduttore – ma da cattolico non sono stato affatto turbato». «Non credo che abbia voluto mancare di rispetto – aggiunge Amadeus – Un artista deve agire liberamente, se no – avverte il conduttore e direttore artistico – i giovani si allontanano, non solo da Sanremo ma anche dalla Chiesa…».

 

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