Il durissimo e inascoltato discorso che Giorgio Napolitano pronunciò in occasione della sua rielezione il 22 aprile del 2013. «Come voi tutti sapete non prevedevo di tornare in quest’aula per pronunciare un nuovo giuramento e messaggio da presidente della Repubblica. Avevo già nello scorso dicembre pubblicamente dichiarato di condividere l’autorevole convinzione che la non rielezione al termine del settennato è l’alternativa che meglio si conforma al nostro modello costituzionale di presidente della Repubblica. (...). A queste ragioni e a quelle più strettamente personali, legate all’ovvio dato dell’età, se ne sono infine sovrapposte altre, rappresentatemi, dopo l’esito nullo di cinque votazioni in quest’aula di Montecitorio, in un clima sempre più teso, dagli esponenti di un ampio arco di forze parlamentari. È emerso, nella mattinata di sabato, un drammatico allarme per il rischio ormai incombente di un avvitarsi del parlamento in seduta comune nell’inconcludenza, nella impotenza ad adempiere il supremo compito costituzionale dell’elezione del capo dello stato. (...) È a questa prova che non mi sono sottratto, ma sapendo che quanto è accaduto qui nei giorni scorsi ha rappresentato il punto di arrivo di una lunga serie di omissioni e di guasti, di chiusure e di irresponsabilità. Negli ultimi anni, a esigenze fondate e domande pressanti di riforma delle istituzioni e di rinnovamento della politica e dei partiti, che si sono intrecciate con un’acuta crisi finanziaria, con una pesante recessione, con un crescente malessere sociale, non si sono date soluzioni soddisfacenti; hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi, e strumentalismi. Ecco cosa ha condannato alla sterilità o a esiti minimalistici i confronti tra le forze politiche e i dibattiti in parlamento. Quel tanto di correttivo e innovativo che si riusciva a fare nel senso della riduzione dei costi della politica, della trasparenza e della moralità nella vita pubblica è stato, dunque, facilmente ignorato o svalutato e l’insoddisfazione e la protesta verso la politica, i partiti e il parlamento sono state con facilità, ma anche con molta leggerezza, alimentate e ingigantite da campagne di opinione demolitorie, da rappresentazioni unilaterali e indiscriminate in senso distruttivo del mondo dei politici, delle organizzazioni e delle istituzioni in cui essi si muovono». Attenzione: il vostro applauso, quest’ultimo richiamo che ho sentito di dovere esprimere, non induca ad alcuna autoindulgenza. (...) Se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiterò a trarne le conseguenze dinanzi al paese».