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Salerno: «Riforme: ora serve coraggio per rinnovare il nostro apparato culturale»

Silverio Sica, presidente dell'Ordine degli Avvocati di Salerno
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La relazione del presidente dell’Ordine degli avvocati di Salerno, Silverio Sica, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2022.

Eccellenze, Autoritá, Signore e Signori, sono qui con tutti voi, ognuno nel rispettivo ruolo e col suo carico di responsabilitá, ancora una volta a fare la sintesi di un anno difficile. Perché sia chiaro che la pandemia, per quanto sia evento ricorrente nella storia dell’umanità, resta il più tragico e devastante per la generazione cui tocca affrontarlo. E il primo pensiero va, commosso, agli Avvocati scomparsi e, a quelli – e son tanti – che stanno affrontando la malattia. E poi, a tutti coloro a cui la pandemia ha stravolto la vita per la perdita di affetti importanti. Ancora ai tanti, tantissimi, soprattutto giovani, che patiscono le conseguenze economiche gravi che hanno colpito la nostra categoria, già in sofferenza, specie al Sud, per antiche e complesse ragioni.

Ma, la pandemia ha dato un colpo forte, così duro da determinare tantissime cancellazioni dall’Albo. Insomma, le giovani generazioni soffrono una crisi gravissima innestata su un quadro economico che già era, a volte, di mera sussistenza. Nessun governo ha più di tanto pensato a questa categoria, alla fascia giovanile di essa, al dramma che sta vivendo. Eppure, li ho visti, li vedo, gli avvocati. Ogni giorno, impegnarsi, lavorare, affrontare il rischio nei loro studi, nei Tribunali, certo per vivere, difendere il proprio lavoro, ma anche per garantire la funzione altissima della giurisdizione e della difesa del cittadino.

La giustizia, doveva e deve, quale servizio essenziale continuare ma, l’avvocato ne è parte integrante ed essenziale e, meritava attenzione, considerazione, aiuto, pur nella sua libertà professionale. E se non fosse stato per l’intesa piena, per la collaborazione umana e solidale con i nostri vertici Giudiziari, saremmo stati alla mercé degli eventi. Devo dargliene atto e qui, ringraziarli. E con essi abbiamo consentito il funzionamento  della macchina giudiziaria, abbiamo avviato e stiamo costruendo una realtá nuova, in cui l’apporto tecnologico è dominante. Con essi stiamo costruendo il futuro. Un ringraziamento forte va a tutte le Associazioni forensi – AIGA C.P. ANF – e tutte, proprio tutte, che hanno, con il Consiglio, cooperato, vicine ai singoli avvocati, per assorbire non il cambiamento, ma lo stravolgimento della nostra quotidianità, della prassi, dei riti, delle abitudini, di tutto ciò che riempiva la vita di un avvocato. E ai singoli Avvocati, che ogni giorno sono lì, pazienti, in fila, in attesa, va il ringraziamento di tutti per il loro senso civico.

E voglio dire a Voi tutti, che mai come in questi anni drammatici ho sentito forte ricrescere, rifiorire, lo spirito di colleganza che unisce la mia categoria. E il Consiglio dell’Ordine è rimasto sempre presente, attivo, quale presidio per tutti. E nessuno, dico nessuno, dei 21 consiglieri, si è tirato indietro. Eppure nemmeno noi siamo stati trascurati dal virus. In questo anno abbiamo sviluppato ulteriori iniziative a difesa dalla pandemia e di supporto economico alle situazioni più gravi e, abbiamo messo in cantiere progetti che devono essere realizzati perché si possa adeguare l’Ordine alle nuove esigenze, alle nuove tecnologie e, aprirlo alla società civile attraverso organismi che potenziano il ruolo degli Avvocati (camera arbitrale, mediazione, composizione della crisi, sportello per il cittadino, etc…).

Resta la delusione perché ci saremmo aspettati da Governi responsabili, oltre alla dovuta considerazione anche un’autentica spinta innovatrice, perché i grandi e drammatici eventi dell’umanità, spingono i migliori al cambiamento. E, invece, ci troviamo – nel settore giustizia – di fronte ad un pantano partitico corporativo con un’unica esigenza che è quella economica, legata al tempo del processo. È certo importante il tema del tempo e dell’economia ma, se non coniugato con una visione culturale diversa e nuova, genera ibridi e confusi interventi di restaurazione e limitazione di garanzie e libertà…

La riforma contenuta nella delega – civile e penale, definita epocale è, infatti, un ibrido che ha un’unica anima economica ed è fumo negli occhi dell’Europa. Possibili innovazioni positive si accompagnano a regole che sono e saranno mere petizioni di principio o, peggio, limitazioni gravi degli spazi di difesa. Occorreva un autentico spirito riformista, e questo Ministro, cui riconosciamo un grande spessore intellettuale, si è perso nella palude delle ovvietà. I nodi della crisi del servizio Giustizia, che è antica quanto la nostra costituzione che disegnò tale sistema, restano irrisolti. Non c’è il coraggio, la forza di dichiarare vecchio e obsoleto il nostro apparato culturale e di rivoluzionarlo e sconvolgerlo. Ma lo sappiamo, conosciamo le resistenze, l’anima delle corporazioni diverse che militano nell’opposizione alle riforme.

Ci vollero cinquant’anni per buttare alle ortiche il codice inquisitorio che, per altro, pian piano, stanno ricostruendo e insinuando tra le pieghe del nuovo. Quanti ne occorreranno ancora di anni? So che nel prossimo futuro l’avvocatura affronterà un’altra sfida ed un altro attacco alla propria funzione. Spero, però, che essa uscita diversa dalle ceneri della pandemia, trovi nelle giovani leve la forza di ribellarsi per un vero cambiamento. Questo è l’augurio per la mia categoria.

Ai cittadini, all’uomo della strada, a coloro che sperano in un atto di giustizia, dico che essi possono contare su un’avvocatura – qui a Salerno – complessivamente sana e consapevole del proprio ruolo. A noi tutti, che si calmi la furia pandemica e che possiamo insieme ritrovare il ritmo normale dei giorni e che sempre ci guidi la nostra comune passione in una giustizia terrena ma limpida e umana.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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