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Napoli: «La giurisdizione non ammette la negazione dei diritti in nome della velocità»

Antonio Tafuri, presidente dell'Ordine degli Avvocati di Napoli
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La relazione del presidente dell’Ordine degli avvocati di Napoli, Antonio Tafuri, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2022

Signor Presidente della Corte di Appello, La saluto unitamente ai saluti al Signor Procuratore Generale, al Signor Rappresentante del Consiglio Superiore della Magistratura, al Sig. Rappresentante del Ministro della Giustizia, alle Autorità civili, militari e religiose, ai Magistrati tutti ed alle Colleghe ed ai  Colleghi Avvocati. Un saluto particolare all’Arcivescovo di Napoli Domenico Battaglia, sicuro punto di riferimento morale  per le nostre comunità, ed al nuovo Sindaco di Napoli, affinché l’avvio del suo mandato possa essere l’inizio di un ciclo virtuoso che porterà sempre più in alto la nostra amata Città.

L’odierna cerimonia, seppur deformalizzata, è anche il luogo per ricordare l’incessante attività dei Consigli dell’Ordine del Distretto nella loro funzione di rappresentanza della classe forense territoriale e di amministrazione di una popolazione di circa 27.000 avvocati e quasi 10.000 praticanti. Il Consiglio Distrettuale di Disciplina ha definito nell’anno ben 681 procedimenti irrogando, fra l’altro, 44 sospensioni e 6 radiazioni; le iscrizioni all’Albo e Registro Praticanti sono state 1.139 e le cancellazioni 1.033.

Il Consiglio di Napoli ha deliberato su 7.672 istanze di patrocinio a spese dello Stato e, pur tra le difficoltà dovute alla pandemia, ha organizzato e gestito importanti corsi di formazione, quali quello sul diritto dell’immigrazione, sulla tutela dei diritti umani e protezione internazionale, sulla responsabilità da reato dell’ente, il corso abilitante per gestore della crisi da sovraindebitamento, il corso per le difese di ufficio dinanzi al Tribunale per i Minori, il corso in collaborazione con la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale in tema di Matrimonio, Famiglia e Minori nella società multietnica e altri corsi ed eventi in coorganizzazione con i Dipartimenti di Giurisprudenza dei nostri Atenei.

Da ricordare le convenzioni e i protocolli conclusi con la Fondazione Banco Napoli, il Codacons, Assoutenti e Confesercenti per le attività dell’Organismo di Composizione della Crisi da Sovraindebitamento nonché il protocollo di intesa con ARPA e Fondazione IDIS-Città della Scienza per la protezione ambientale. E’ stato, poi, riattivato il protocollo con la Diocesi di Napoli e la Comunità di Sant’Egidio per iniziative di sostegno delle persone deboli e disagiate. Degno di rilievo il protocollo con la Presidenza del Tribunale per l’assegnazione di personale all’Ufficio Pagamenti e Liquidazione parcelle a spese dello Stato, intesa a rafforzare il personale addetto a questo Ufficio e, quindi, a velocizzare le liquidazioni e i pagamenti delle fatture emesse dagli avvocati. Infine, ricordo le convenzioni con l’Università Suor Orsola Benincasa e l’Associazione AMI per lo svolgimento del corso di avvocato specialista in diritto della persona, di famiglia e minori nonché le convenzioni con tutti gli Atenei operanti sul territorio per l’espletamento del tirocinio anticipato.

Teniamo molto all’attività del nostro Organismo di Mediazione che, recuperando gli arretrati del passato, ha trattato 541 procedimenti ricevendo 308 nuove domande. Si deve sottolineare, al riguardo, che purtroppo l’istituto della mediazione continua ad avere scarso appeal ed è considerato spesso un mero passaggio burocratico obbligatorio. Infatti, hanno avuto esito positivo soltanto 13 procedure. Nell’ambito delle iniziative di rilievo sociale, particolare menzione va fatta per i numerosi protocolli con gli Istituti Scolastici per lo svolgimento dei percorsi di alternanza scuola-lavoro in favore degli studenti, ovviamente per la maggiore educazione al rispetto della legalità.

Infine, tengo a ricordare che nel 2021 il Consiglio ha rinnovato la costituzione di parte civile nel processo presso la Corte di Appello di Roma di revisione chiesta dall’omicida del compianto avv. Antonio Metafora. Il Consiglio ha incaricato il Presidente del Consiglio Distrettuale di Disciplina, l’avv. Giuseppe De Angelis e l’istanza di revisione è stata respinta con la consequenziale conferma della pena dell’ergastolo a carico dell’autore di quell’efferato e terribile delitto.

Sin qui, una breve e incompleta sintesi dell’attività istituzionale svolta dal Consiglio di Napoli ma che, nei suoi tratti essenziali, ha contraddistinto tutti i Consigli del Distretto, rappresentati virtualmente dai Presidenti, collegati da remoto, avvocati Vernillo di S.M.C.V., Sesto di Nola, Castaldo di Napoli Nord, Liguoro di Torre Annunziata, Barra di Avellino e Pavone di Benevento, oltre al Presidente  dell’Unione Regionale, avv. Torrese. A loro il saluto e il ringraziamento per l’operato nei rispettivi Fori.

Gli Avvocati non dispongono dei numeri della Giurisdizione ma hanno a portata di mano un patrimonio più importante, rappresentato dalle esigenze, dai desideri, dalle aspettative, dagli stati d’animo delle persone che ad essi si affidano per proporre allo Stato la richiesta di giustizia e di riconoscimento e tutela dei loro diritti. Noi avvocati non possiamo tradire il compito che ci siamo assegnati e proprio per questo ci aspettiamo e chiediamo che la Giurisdizione sia esercitata in modo efficiente e giusto.

Se è vero che l’effettività dei diritti passa attraverso i mezzi approntati dall’ordinamento per garantire il loro rispetto, l’Avvocatura è preoccupata che la fretta del giudice o del conciliatore si trasformi in superficialità imposta da norme procedurali ispirate alla cultura della rapida definizione ad ogni costo. La giurisdizione non ammette la negazione o la privazione di diritti in nome della velocità e con il sacrificio della difesa e del contraddittorio. Il giusto processo è ben altro. La legislazione dell’emergenza, invece, ha introdotto nuove modalità di celebrazione dei processi riducendo sensibilmente gli spazi della difesa. Il ricorso alle udienze cartolari, pur avendo rappresentato l’invocato rimedio alla terribile situazione pandemica, con il decreto legge 228 del 30 dicembre 2021 è stata inopinatamente perpetuata sino al 31 dicembre 2022, e cioè ben oltre la scadenza dello stato di emergenza, attualmente fissata al 31 marzo 2022. Si tratta di misure, quali nel penale il giudizio cartolare di appello salva richiesta delle parti, la partecipazione a distanza degli imputati detenuti, lo svolgimento da remoto della camera di consiglio, che limitano il diritto di difesa e indeboliscono la stessa giurisdizione, tanto che molti Magistrati, per primi, hanno evitato di farne ricorso.

È vero quanto denunciato dall’avvocatura sin dal 2020 che, dietro lo scudo dell’emergenza, si celava il rischio di rendere definitivo ciò che era proposto come provvisorio. È un crinale pericoloso quello che – per dirla con Antoine Garapòn – conduce alla despazializzazione del processo e della decisione, perché reca con sé il rischio della despazializzazione dei diritti. Anche nel processo civile l’attuale disciplina delle udienze cartolari è stata prorogata sino al 31 dicembre 2022 sebbene le legge delega di riforma del rito abbia previsto la possibilità di opposizione delle parti costituite. Diversi e disseminati nella legge di riforma del processo civile sono, poi, i profili di sensibile compressione delle facoltà difensive e valga per tutte l’eliminazione degli 80 giorni a disposizione degli avvocati (id est: delle parti) per la precisazione delle domande e delle richieste istruttorie. Come se i ritardi dei processi fossero causati dai termini difensivi e assertivi.

Né si può tacere del paventato aumento del contributo unificato finalizzato ad incentivare gli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie. E’ come se, per disincentivare l’uso delle auto, il Comune aumentasse a dismisura il costo del parcheggio senza preventivamente provvedere all’acquisto degli autobus ed alla organizzazione del trasporto pubblico che consenta ai cittadini di recarsi al lavoro e, in genere, di spostarsi.

Va salutato con apprezzamento e fiducia il progetto dell’ufficio del  processo, valutato dal Legislatore, e in primis dalla Ministra della Giustizia, come un punto centrale e strumento decisivo della riforma, ma non può non rilevarsi che, alla vigilia dell’entrata in servizio dei giovani giuristi che hanno superato il concorso, gli Avvocati non hanno ricevuto la tranquillità e la  certezza che i provvedimenti (le sentenze ma anche i provvedimenti istruttori, quasi sempre decisivi per l’esito del processo) siano sempre opera del giudice e non, invece, dei giovani addetti all’ufficio del processo. Sul punto non ci resta che fare appello alla serietà del sistema e soprattutto alla comprovata professionalità della Magistratura.

Richiamiamo, tuttavia, il Governo e le Forze Parlamentari a prestare attenzione anche alle rivendicazioni della Magistratura Onoraria, anch’essa componente essenziale della Giurisdizione, che proprio in questi giorni sta attuando una nuova astensione dalle udienze per manifestare la propria insoddisfazione sulla riforma. Il destino dei processi è strettamente legato anche all’operato dei giudici onorari.

È necessario, inoltre, ripetere gli appelli al salvataggio di una comunità enorme e importante come quella dell’Isola d’Ischia, che chiede il mantenimento della Sezione Distaccata del Tribunale per continuare a sentirsi parte integrante del progetto di legalità e giustizia del nostro Paese. L’abbandono della Giurisdizione sarebbe una grave sconfitta dello Stato e una resa incondizionata a problemi meramente logistici.

I processi di riforma hanno visto purtroppo la marginalizzazione del ruolo dell’Avvocatura, trascurando il dato che la Giustizia riguarda tutti e dunque certamente gli Avvocati per la loro indiscussa funzione sociale e costituzionale di custodi e garanti dei diritti e delle libertà. Il recupero della credibilità della Giurisdizione e il rinnovo della fiducia dei cittadini nelle Istituzioni non possono essere conseguiti senza il contributo dell’Avvocatura. È con questo spirito che affermiamo che non può pensarsi ad una seria riforma del CSM senza prevedere il ruolo e la partecipazione, in egual misura, di tutte le componenti necessarie (magistrati, avvocati e professori universitari).

È anacronistico pensare che nei Consigli Giudiziari la presenza degli avvocati sia esclusa proprio sulle valutazioni dei magistrati e che il dibattito sia limitato alla concessione di un simulacro qual è il diritto di tribuna. Signor Presidente, torniamo a chiederci quali siano le fondamenta democratiche dello Stato, riscopriamo che lo Stato non ha il compito di concedere i diritti ma di riconoscerli, ribadiamo che il riconoscimento dei diritti, per essere veramente il frutto della democrazia, deve germogliare dalla partecipazione di tutti i Soggetti coinvolti.

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