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Lanciano: «Qui prevale lo spirito collaborativo tra magistrati, Foro e personale»

Silvana Vassalli, presidente dell'Ordine degli Avvocati di Lanciano
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Di seguito si riporta una trascrizione redazionale dell’intervento che la presidente Silvana Vassalli, all’inaugurazione presso la Corte d’appello dell’Aquila, ha pronunciato a braccio.

Questo è il saluto dell’avvocatura abruzzese. Ringrazio in particolare il collega presidente distrettuale Maurizio Capri il quale, insieme al suo Consiglio dell’Ordine ha concesso a me di parlare in rappresentanza di tutta l’avvocatura abruzzese, considerando la particolare situazione che Lanciano e gli altri tre Tribunali non provinciali vivono nell’anno 2022.

Caro Presidente, la sua è stata una relazione puntuale: ha dato, insieme a quella del procuratore generale, uno spaccato della nostra regione. L’avvocato Di Campli, che siede al Consiglio nazionale, ed io che siedo anche nell’Organismo congressuale forense, abbiamo la possibilità di verificare cosa sia successo, nel 2021, anche negli altri distretti, parlando con i colleghi avvocati. Con orgoglio posso dire che il nostro distretto si è distinto. Perché è piccolo? O forse perché abbiamo avuto tanta buona volontà, doverosa come lei ha detto, ma soprattutto tanto spirito di collaborazione tra magistratura, avvocatura e dipendenti amministrativi?

Questo non significa che siamo l’optimum. Anzi, subiamo, o determiniamo talvolta anche noi, le criticità. Questo significa che noi tutti siamo pronti ad affrontare un 2022 che sicuramente sarà importante a livello nazionale ed europeo. Perché non dimentichiamo che quella che viviamo è una scommessa con l’Europa, oltre che con noi stessi. Ci è stata accordata una fiducia alla quale bisogna rispondere. E nessuno di noi si dovrà tirare indietro rispetto agli impegni assunti. Questo significa che siamo pronti ad affrontare le riforme del processo, a confrontarci con l’intera magistratura del nostro distretto, sia a livello di giudici di secondo grado sia, e ancor più, con i giudici territoriali a cui noi facciamo riferimento. Perché questa riforma sicuramente assegnerà un carattere pregnante al processo di primo grado: nel senso che un buon processo di primo grado potrebbe già da solo eliminare le criticità, e un eccessivo ricorso al processo di secondo grado.

Noi ne siamo consapevoli. E noi, come avvocati, abbiamo prima contribuito alla stesura, nel 2020, degli accordi per far ripartire l’attività giurisdizionale, e oggi partecipiamo ai tavoli di concertazione per la stesura dei decreti delegati. In Abruzzo ne abbiamo un ottimo esempio: Donato Di Campli, che siede al tavolo di concertazione per la mediazione. Però vorrei citare una frase che ieri mi ha colpito, perché è stata pronunciata, e udita attraverso i telegiornali, quasi in sincronia dal Papa e dalla nostra presidente nazionale Maria Masi: hanno usato espressioni similari, “nessuna riforma di legge può essere valida se non è seguita da una riforma del comportamento di ciascuno di noi”. Non è la legge che porta l’innovazione, ma è il mutato comportamento nell’adempiere al proprio dovere: abbiamo la versione laica e la versione cristiana del concetto di dovere.

Parliamo del concetto laico, sicuramente quello che ci riguarda di più: dovere significa che noi avvocati siamo pronti a compiere, e stiamo già portando a compimento, una rivisitazione del comportamento professionale. Vero è che a ottobre, nel nostro congresso, si parlerà della riforma della nostra legge professionale, qualora ce ne fosse bisogno e nelle parti in cui ce n’è bisogno. Vero è che noi avvocati siamo pronti ad accettare la sfida di portare il contenzioso, prima che sul piano giurisdizionale, all’esame delle nostre istituzioni forensi, delle camere arbitrali, delle camere della media conciliazione, degli organismi di composizione della crisi.

Vede presidente, quando noi avvocati andavamo a contestare le Adr ancor prima che venissero costituite, era perché si era davanti a una struttura privata che voleva arrogarsi il diritto di gestire l’attività esoprocessuale. Oggi le strutture sono nostre: vivono nei nostri Consigli dell’Ordine, vivono con noi e per noi, e abbiamo educato soprattutto i giovani a frequentarle (…).

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